Il Tirreno

Livorno

Di Battista in piazza «Cambiano la legge per paura del M5S»

Di Battista in piazza «Cambiano la legge per paura del M5S»

I parlamentari: «Chi ci ha impoverito vuole più potere» In 500 ad applaudire. Nogarin: «Non farò il part time»

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LIVORNO. Alla fine, nella città conquistata due anni e mezzo fa, Beppe Grillo non si è fatto vedere, come invece speravano molti attivisti ed elettori del Movimento 5 Stelle, soprattutto a pochi giorni di distanza dal comizio del premier Matteo Renzi al Picchianti. A Livorno, però, con il tour ribattezzato #iodicoNo, ieri pomeriggio è arrivato un treno di parlamentari e consiglieri regionali, con in testa il deputato Alessandro Di Battista, ormai un big della politica nazionale.

È lui, “Dibba”, il più applaudito. Il più richiesto per selfie e domande, dei giornalisti e dei livornesi stretti sotto al palco. Il più seguito in una piazza dove, nelle due ore di comizio a staffetta e con la temperatura a picco, sono arrivate circa 500 persone. Una piazza a due facce: calda e partecipe dalla statua alla chiesa, praticamente vuota dalla statua in poi.

«Ce la stiamo mettendo tutta, io dico solo ai cittadini italiani che la classe politica che ci ha governato, amministrato e impoverito negli ultimi trent'anni, con questa riforma vorrà più potere - ripete Di Battista prima di salire sul palco - Perché se deleghiamo loro un nostro diritto, scegliere i senatori, lo trasformeranno in un loro privilegio. E immaginate chi sceglieranno per fare i senatori i partiti politici che ci hanno distrutto la vita. Per questo noi votiamo no, e speriamo di farcela». Cosa accadrà se vincerà il sì? «L'unico scenario certo, e che vi fa capire ancora di più che occorre votare no perché questi che fanno le riforme sono antidemocratici - risponde il parlamentare - è che cambieranno la legge elettorale. Cioè coloro che hanno fatto la legge elettorale, l'Italicum, non votata da noi, e che oggi si rendono conto che la legge elettorale forse potrebbe favorire i 5 Stelle, la modificheranno». «Cambiano la legge non ascoltando i cittadini ma i sondaggisti, questi sono i nuovi padri costituenti», ripeterà poco dopo dal palco, prima di tornare ad attaccare il Pd («che differenza c’è tra il Pd e una banca?») e a proporre l’abolizione dell’immunità parlamentare o lo stop al cambio di casacca per i parlamentari. «Più il popolo alza la testa, più il potere si blinda», ripete. «Danno la colpa alla Costituzione dei loro fallimenti», ma «è come se i ladri che ci sono entrati in casa negli ultimi trent’anni, oggi ci chiedessero di cambiarci la serratura di casa per non rubare più». Sotto al palco arrivano anche le telecamere della Bbc, i giornalisti d’oltreoceano studiano il fenomeno Grillo, chiedono del rapporto tra il Movimento e l’Europa. Intanto sul palco si alternano da Alfonso Bonafede a Paola Taverna, da Laura Bottici a Danilo Toninelli. Fa gli onori di casa il consigliere regionale Enrico Cantone. «Con questa riforma vogliono un sindaco che sarà costretto ad andare su e giù da Roma a Livorno - dice - noi invece vogliamo un sindaco e un consiglio regionale full time». E ancora. «Con la riforma del titolo V non potremo più decidere per i nostri territori, i cittadini e i comitati non saranno ascoltati». «Questi che ci vogliono imporre la riforma - ripete - sono quelli che hanno ridotto Livorno in queste condizioni...quelli che vogliono ingannarci con la Piattaforma Europa».

Alla spicciolata, si fanno vedere alcuni assessori della giunta pentastellata (come Paola Baldari, Francesco Belais e Gianni Lemmetti) che a turno lasciano i banchi del consiglio comunale, convocato quasi in contemporanea. I consiglieri comunali sono blindati in municipio, dove è programma anche la votazione sul bilancio e dove i numeri dei pentastellati sono risicatissimi. Alla fine Filippo Nogarin si fa comunque vedere. «Rapidissimamente - dice subito nel suo intervento flash sul palco - perché sono nel bel mezzo di un consiglio comunale». «Voterò convinto no - ripete - perché sono stato eletto per fare il sindaco e non posso pensare di fare un giorno alla settimana il sindaco o il senatore part time senza avere neanche il tempo di studiare i provvedimenti che andrei eventualmente a votare». «Vi chiedo di votare no», ripete prima di lasciare la piazza e passare la parola a Bonafede. Di Livorno e di come è governata Di Battista oggi non parla: «Chiedete a chi governa, ci sono gli assessori qua, io parlo solo di referendum».

Juna Goti

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di Redazione web