Il Tirreno

Livorno

Muore a 94 anni Pippo Lavoratori fondatore del Venezia

di Lara Loreti
Muore a 94 anni Pippo Lavoratori fondatore del Venezia

Livorno, portuale doc, aveva creato la storica cantina remiera

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LIVORNO. «Bruno, e tagliati quella barba!». Lui, che tutte le mattine, asciugamano e lametta, la barba se la faceva con meticolosa cura, poteva di certo permetterselo di disapprovare il nipote, che invece la porta lunga. Un rimprovero nel suo stile, schietto e pieno di affetto. Silvio Lavoratori detto Pippo s’è spento ieri mattina nella sua abitazione, in Borgo San Jacopo, dove si era trasferito negli ultimi anni, dopo una vita trascorsa nella sua adorata Venezia. Il quartiere che gli scorreva nel sangue, che aveva amato come non mai dopo la guerra e dove, con gli amici e i colleghi più intimi, aveva fondato la storica cantina remiera.

Pippo se n’è andato a 94 anni, 95 li avrebbe compiuti il 24 maggio, data dalla forte carica simbolica che ben si adattava al suo temperamento battagliero e coraggioso. Lavoratori non aveva passato il Piave, come gli italiani il 24 maggio del 1915, ma non aveva esitato a buttarsi in mare, con una cima attaccata alla vita, per recuperare pezzi di gru gettati via dal nemico durante la seconda guerra mondiale. E si era dato da fare con gli altri compagni per riportare a galla un porto devastato nella struttura e nel morale.

Lo ricorda con affetto Roberto Terreni dello Spi Cgil quartieri nord, sindacato a cui l’anziano era iscritto: «Il nostro futuro lo dobbiamo a gente come Pippo Lavoratori, un punto di riferimento per tutti noi portuali. Il suo contributo alla ricostruzione del porto nel dopo guerra è stato fondamentale».

Ma la parte più profonda del cuore di Pippo vibrava per la Venezia e per quella cantina che lui stesso aveva fondato insieme agli amici più cari. Non c’è stato un giorno della sua vita che Lavoratori non si sia recato alla cantina del Venezia. Davanti ai suoi occhi, ai suoi sorrisi e ai suoi consigli sono passate intere generazioni di atleti che lui amava come se fossero i suoi ragazzi. E tutti un po’ lo erano. Tutti apprezzavano il suo modo di fare burbero, ironico e positivo. In una parola livornese. Così lo descrive il nipote Bruno Busoni: «Era il classico portuale: ruvido e amabile, un vero gigante buono. Con un approccio alla vita gioioso. Anche quando ultimamente era ricoverato in ospedale, nel momento in cui l’infermiera gli chiedeva: “Pippo, come stai?”. Lui rispondeva: “Di morto bene”. Per noi è stato più di un nonno, un esempio di vita. Ci parlava sempre del Palio marinaro. Da giovane si recava nella cantina 4 volte al giorno, a piedi. Poi, in età più avanzata, usava lo scooter mentre di recente ce lo portava mio padre, che negli ultimi tempi è stato il suo infermiere. Amava anche correre: fino a 80 anni ha fatto jogging sul mare».

Nato sugli Scali delle Ancore, nel 1971 aveva sposato Gina Bitossi, veneziana doc, morta a 90 anni nel 2010. Lascia nel dolore i figli Doretta e Luciano, i nipoti Bruno e Silvio più quattro bisnipoti. Oggi, martedì 29 novembre, alle 15 il funerale ai Lupi, a cura della Svs.

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