Il Tirreno

Livorno

«Sul porto di Livorno vogliamo puntare», parla Mura (Tirrenia)

Mauro Zucchelli
«Sul porto di Livorno vogliamo puntare», parla Mura (Tirrenia)

Livorno, «Grimaldi? Approccio assai differente ma non una guerra». E sulla Porto 2000 è «solo una normale dialettica di gara»

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LIVORNO. Il gruppo Onorato apre un nuovo collegamento fra Livorno e Malta: partiamo da qui per parlare con Massimo Mura, amministratore delegato di Tirrenia. Anche riguardo agli scenari dello scontro fra il gruppo Onorato (Moby e Tirrenia) e il gruppo Grimaldi che ha come campo di battaglia soprattutto il porto di Livorno.

Il vostro collegamento con Malta: contando su quale tipo di traffico e guardando a quali possibilità di sviluppo?

«Dal punto di vista strategico questa linea sul versante tirrenico va ad aggiungersi a un collegamento storico che la nostra compagnia ha sull'Adriatico fra Ravenna e la Sicilia. Dunque, si va a completare la nostra offerta per il mercato siciliano sul fronte dei rotabili, in particolare semirimorchi e traffico accompagnato».

Ci sono tipologie di merce in particolare?

«No, serviamo ogni tipologia a 360 gradi. Essendo comunque un collegamento a lungo raggio, è soprattutto legato agli aspetti industriali e alle materie prime. Abbiamo già uno “zoccolo” duro costituito dalla clientela che abbiamo già sulla Napoli-Palermo e sulla Ravenna-Catania, quindi ampliamo la gamma sperando di acquisire nuove fette di mercato».

Cioè?

«Mi riferisco a quella (non trascurabile) quota di traffico che continua a preferire la strada rispetto al mare».

Malta perché?

«E' una nazione e ha 450mila abitanti. C'è un legame rilevante con l'economia italiana, visto che a Malta sono presenti, ad esempio, vari operatori italiani della grande distribuzione. E se non sono italiani, legano comunque la loro attività ai poli logistici italiani. Senza contare che passa dall'Italia anche il solido legame che l'isola continua ad avere con il mondo britannico».

A Livorno siete in lizza per la privatizzazione della Porto di Livorno 2000, la società pubblica che gestisce lo scalo passeggeri: con quali strategie e guardando a quali alleanze?

«Ci ha spinto la prospettiva. Nasciamo storicamente a Livorno con un traffico passeggeri per la Sardegna e per la Corsica. Uno degli uffici più importanti della Moby è a Livorno: c'è la direzione operativa, c'è la direzione commerciale merci, c'è la direzione tecnica. Insomma, c'è una presenza strategica dell'azienda sul territorio: abbiamo semplicemente assecondato la nostra presenza storica per ampliare la gamma di possibilità. Il peso del traffico del nostro gruppo nel porto di Livorno è rilevante: si è creata una opportunità di crescita nel settore crociere, cercheremo di coglierla insieme ai partner».

Con i ricorsi di Sinergest contro l'Authority è sembrato che il vostro gruppo puntasse a contestare la gara.

«Non mi sembra corretta questa lettura. C'è semplicemente un soggetto che partecipa a una gara e, siccome ritiene di aver rilevato alcune anomalie, lo fa presente. E' normale, pensiamo che meriti un approfondimento. Tutto qui».

C'è chi pensa che Sinergest voleva far saltare la gara…

«Ma facciamola magari finire la gara. Fa parte della normale dialettica di gara: uno dei partecipanti alla gara esercita i propri diritti e fa rilevare quel che a suo giudizio non va. Alla fine faremo le nostre valutazioni, adesso mi sembra prematuro».

Nel corso dell'estate il porto di Livorno è stato al centro dello scontro fra il vostro gruppo e quello della famiglia Grimaldi. Quali sono gli scenari dei prossimi mesi?

«L'approccio sul tema dei marittimi è molto chiaro e deriva dall'applicazione di una interpretazione delle norme poi ulteriormente chiarita dai recenti emendamenti: sulle linee di cabotaggio devono essere imbarcati marittimi italiani o comunitari. E' semplicemente questo, là dove questo non avveniva l'abbiamo rimarcato com'è giusto che sia».

Lei vuol dunque dire che non era la battaglia campale, la resa dei conti fra i due big del setore?

«No, era semplicemente un approccio alquanto differente ad alcune norme sul cabotaggio. Lo dicono le norme».

E, al di là della dimensione livornese, cosa significa la vostra alleanza con Msc? E' solo commerciale o in vista c'è altro?

«In questo momento è in corso una collaborazione di carattere commerciale e basta, non ci sono altre letture».

La presenza del vostro gruppo nella relazione Piombino-Elba è assai rilevante: ci sono novità in vista?

«Confermiamo i programmi e il rispetto delle regole determinate dall'Authority riguardo alla disponibilità di slot».

La riforma della portualità è in gestazione ormai da mesi, tutto è a bagnomaria: che giudizio dà della riforma? E di questa lunghissima transizione?

«Il mio giudizio sulla riforma è positivo. Due mesi di ritardo? Vero, ma non mi scandalizzo per qualche slittamento. La riforma dà un riconoscimento di autonomia alle Autorità di sistema e una prospettiva di sviluppo in armonia con i territori: nel caso di Livorno-Piombino è auspicabile una integrazione e un ampliamento di offerta. Due mesi rispetto alla storia non sono tantissimi: basti pensare a quanti porti hanno affrontato anni e anni di commissariamento».

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di Redazione web