Il Tirreno

Livorno

Darsena Europa, i dubbi della Regione

Mauro Zucchelli
La Darsena Europa in una elaborazione grafica degli uffici dell'Authority
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La Darsena Europa in una elaborazione grafica degli uffici dell'Authority

Nella conferenza dei servizi - a tre settimane dalla scadenza dei termini entroi i quali gli operatori possono farsi avanti - emergono alcune richieste di chiarimenti e di correttivi dello studio di fattibilità alla base del bando della maxi-Darsena del porto di Livorno. L'Authority: è fisiologico in un progetto molto complesso

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LIVORNO. La Regione Toscana mette nero su bianco i propri dubbi su alcuni aspetti del bando della Darsena Europa. Lo fa mentre sta passando all’esame della conferenza dei servizi lo studio di fattibilità dell’Authority: cioè lo snodo-chiave fra la scelta strategica delineata nel Prg e la concretizzazione in progetti effettivi. Lo fa per chiedere chiarimenti e correttivi con una delibera di giunta (approvata nell’ultima seduta) nella quale in una serie di punti specifici si tirano le somme di rilievi e osservazioni provenienti da una quindicina di uffici regionali.

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Particolarmente puntiglioso è il terzo di questi rilievi, in realtà suddiviso in cinque argomentazioni: 1) serve uno stress test (“analisi di sensitività”) che prefiguri scenari differenziati al variare di una griglia di parametri economici di riferimento; 2) occorre che l’analisi di rischio sia articolata meglio anche riguardo ai tempi, in particolare relativamente ai ritardi; 3) è necessaria una analisi extra su un orizzonte di 25 anni, anche se questa dimensione sarà trattata pure nella documentazione da inviare a Bruxelles per le verifiche sugli aiuti di Stato; 4) è «estremamente sintetica» la trattazione degli effetti esterni, inclusi quelli di «natura ambientale che potenzialmente interessano la costa»; 5) i conti sul ritorno economico dell’investimento fanno riferimento al 2017, ma non è ovviamente possibile.

A parte alcune sottolineature relative all’adeguamento rispetto alle più aggiornate normative sull’ambiente e al codice degli appalti, risulta che la Regione ritenga non sia stato sufficientemente preso in esame il rischio che negli ingranaggi del project financing possa avere un allungamento dei tempi di realizzazione. Tradotto: all’investitore privato spetta farsi carico dell’intera progettazione, inclusa quella relativa a dighe foranee e escavi che pure è tutta in collo ai fondi pubblici. Ma come si intrecciano i tempi della parte pubblica (iniziale) e di quelli della parte privata (successiva)? In ballo sono soprattutto gli aspetti della “bancabilità” da parte degli investitori, a quanto pare di capire. Nell’ultima riunione del comitato esecutivo dell’Accordo di programma, è emersa infine l’intenzione di chiedere al Consiglio superiore dei lavori pubblici un parere sul procedimento riguardante lo studio di fattibilità.

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Proprio quest’ultimo aspetto è al centro dell’incontro in agenda il 30 per chiedere al Consiglio superiore dei lavori pubblici una sorta di pre-vaglio così da correggere eventuali magagne prima che saltino fuori successivamente, quando il passaggio davanti al Consiglio superiore dei lavori pubblici sarà formalmente previsto. Del resto, l’iter del maxi-progetto della Darsena Europa nella prima metà della settimana vivrà a Roma un doppio passaggio importante: prima del faccia a faccia di mercoledì di cui dicevamo, c’è martedì 29 l’appuntamento al ministero dello sviluppo economico per un nuovo round della conferenza dei servizi (stavolta, a differenza da quello precedente, in modalità “sincrona”, come si dice in burocratese) in cui potrebbero venire a galla osservazioni da parte dei ministeri che finora non si sono cristallizzate in pareri formali o osservazioni.

«Niente di sconvolgente, – giura Massimo Provinciali, segretario generale dell’Authority – è semplicemente la fisiologica dinamica di una conferenza dei servizi: fa parte di quel che accade quando si passa dall’idea al progetto vero e proprio, tutto qui. Nessuno può pensare che la Regione tiri fuori una montagna di soldi e si limiti a fare da passacarte mettendo il timbro passivamente a quel che le presentiamo».

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La Regione ci ripensa? Eppure è il soggetto che mettendo sul tavolo una capacità di indebitamento di 250 milioni di euro ha tirato fuori dal libro dei sogni la maxi-Darsena livornese concentrando qui buona parte delle proprie risorse da investire. Dovessimo proprio puntare sui retropensieri, non è da escludere che il governatore Enrico Rossi voglia che quest’impegno della Regione pesi nel braccio di ferro con il ministro Graziano Delrio per la nomina del nuovo presidente dell’Authority.

Ma qui siamo nel campo delle congetture che valgono quel che valgono. Di tangibile c’è solo che il 15 dicembre scade il termine per farsi avanti e chiedere di essere invitati alla gara vera e propria per l’aggiudicazione. È del tutto evidente che l’Authority stia puntando a eliminare adesso gli eventuali possibili intoppi sul cammino del progetto. Guai a dimenticare che la scadenza per la presentazione delle manifestazioni d’interesse è dietro l’angolo: è fissata per il 15 dicembre (dopo esser stata inizialmente prevista per il 22 marzo, poi il 30 giugno, quindi il 30 settembre). Non è da escludere un ulteriore rinvio: a quanto è dato sapere, la giunta regionale vuol riesaminare il bando dopo che lo studio di fattibilità verrà corretto e aggiornato. D’altronde, stiamo parlando della più grossa operazione di project financing in corso nel nostro Paese: già in luglio l’Authority aveva pubblicato un significativo aggiornamento, che insieme a uno stock di parametri di analisi finanziaria, indicava anche un allungamento della concessione a 60 anni.

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