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Darsena Europa, i dubbi della Regione E il bando scade il 15

Darsena Europa, i dubbi della Regione E il bando scade il 15

L’Authority: è la fisiologica dialettica, con lo studio di fattibilità si concretizza il passaggio dall’idea del Prg al progetto reale

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LIVORNO. La Regione Toscana mette nero su bianco i propri dubbi su alcuni aspetti del bando della Darsena Europa. Lo fa mentre sta passando all’esame della conferenza dei servizi lo studio di fattibilità dell’Authority: cioè lo snodo-chiave fra la scelta strategica delineata nel Prg e la concretizzazione in progetti effettivi.

«Niente di sconvolgente, – giura Massimo Provinciali, segretario generale dell’Authority – è semplicemente la fisiologica dinamica di una conferenza dei servizi: fa parte di quel che accade quando si passa dall’idea al progetto vero e proprio, tutto qui. Nessuno può pensare che la Regione tiri fuori una montagna di soldi e si limiti a fare da passacarte mettendo il timbro passivamente a quel che le presentiamo».

Sta di fatto che la scadenza per la presentazione delle manifestazioni d’interesse è dietro l’angolo: è fissata per il 15 dicembre (dopo esser stato inizialmente previsto per il 22 marzo, poi il 30 giugno, quindi il 30 settembre). Non è da escludere un ulteriore rinvio: a quanto è dato sapere, la giunta regionale vuol riesaminare il bando dopo che lo studio di fattibilità verrà corretto e aggiornato. D’altronde, stiamo parlando della più grossa operazione di project financing in corso nel nostro Paese: già in luglio l’Authority aveva pubblicato un significativo aggiornamento, che insieme a uno stock di parametri di analisi finanziaria, indicava anche un allungamento della concessione a 60 anni.

A parte alcune sottolineature relative all’adeguamento rispetto alle più aggiornate normative sull’ambiente e al codice degli appalti, risulta che la Regione ritenga non sia stato sufficientemente preso in esame il rischio che negli ingranaggi del project financing possa avere un allungamento dei tempi di realizzazione. Tradotto: all’investitore privato spetta farsi carico dell’intera progettazione, inclusa quella relativa a dighe foranee e escavi che pure è tutta in collo ai fondi pubblici. Ma come si intrecciano i tempi della parte pubblica (iniziale) e di quelli della parte privata (successiva)? In ballo sono soprattutto gli aspetti della “bancabilità”da parte degli investitori, a quanto pare di capire.

All’Authority si chiede, insomma, un’analisi che metta nel conto una gamma più ampia di scenari includendo anche eventuali intoppi. Qualcosa di simile a uno stress-test ma ovviamente parametrato sulla specificità di questo settore e sulla modulazione di ciascun parametro di rischio.

A ciò si aggiunga che, secondo quanto è stato possibile ricostruire, da Firenze si chiede anche più documentazione sull’analisi del rischio e una maggiore attenzione ai rilievi indicati dagli uffici del Genio Civile e da alcuni settori della burocrazia della Regione Toscana. Da non dimenticare poi che, nell’ultima riunione del comitato esecutivo dell’Accordo di programma, è emersa l’intenzione di chiedere al Consiglio superiore dei lavori pubblici un parere sul procedimento riguardante lo studio di fattibilità.

Mauro Zucchelli

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