Sicurezza
Prendo un teatro e lo riempio. Così i 4 Mori tornano cult
Attore, regista e sceneggiatore ha deciso di investire nella sua Livorno
LIVORNO. Cinema e teatro insieme, in quella sala che ha accolto generazioni di livornesi affamati prima di varietà come quello di una volta e pellicole di prima e seconda visione, poi anche film d'essai con dibattito di rito ma anche vernacolo e teatro d'autore miracolosamente in serena convivenza.Dici "4 Mori" e si apre un mondo di ricordi antichi e recenti, Carmelo Bene e Paolo Virzì, ilciclo su Jodorowsky e i Giancattivi. Poi la crisi ma quel'insegna che non si spegne, magari luccica meo ma resiste. E non sbaglia. Perché a farla tornare a splendere è arrivato un artista livornese appassionato di palcoscenico, di greande schermo e di sogni. È Emanuele Barresi, attore e regista, in idolo per ilgrande pubblico da quando ha interpretato l'omino del gelato Sammontana negli spot andati in onda fino a poco tempo fa. Barresi ha infatti deciso di "prendere casa" ai 4 Mori con la sua compagnia,la Compagnia degli Onesti, e soprattutto di organizzare una stagione teatrale di qualità, spettacoli che stanno girando l'Italia, protagonisti di richiamo. Una sfida, «perché - dice Barresi - come per anti miei colleghi la tentazione di andarmene da Livorno a fare questo mestiere in piazze più attraenti è stata grossa». Il coraggio è stato premiato: l'anno scorso sono stati venduti 250 abbonamenti, quest'anno siamo arrivati a quota 450 «e lì ci siamo fermati, due settimane prima del previsto, nonostante continuassero ad esserci richieste». Il teatro ha 650 posti, fra platea e galleria, quindi si rischiava di non avere più biglietti a disposizione, per chi non volesse vedere proprio tutti gli spettacoli in cartellone.
Non per niente i biglietti per il primo spettacolo in programma, "Nudi e crudi",con Maria Amelia Monti e Paolo Calabresi, in scena nei giorni scorsi sono andati a ruba. Così come si annuncia il pienone per "Storie di Claudia" con Claudia Gerini in programma ilo 10 dixcembre.
Anche per lei i 4 Mori sono un luoogo della memoria?
«Negli anni 70 il teatro 4 Mori era il teatro in cui, adolescente, andavo a vedere Carmelo Bene, ma anche i primi spettacoli del Teatro dell'Elfo. Per dire, cose piuttosto diverse, ma che mi hanno fatto venir voglia di studiare il teatro, e poi anche di praticarlo. Quel posto, i 4 Mori, dentro il palazzone dei lavoratori del Porto di Livorno, mi piaceva perché, uno: era vicino a casa mia; due: attaccata al teatro c'era una biblioteca; tre: quel teatro era anche un cinema! C'era quasi tutto quello che mi piaceva. Mancava un campo da tennis, perché mi piaceva anche giocare a tennis. Ma mi accontentavo».
Ha recitato spesso su quel palcoscenico?
«Verso la prima metà degli anni 80 mentre tentavo di terminare l'Università, fui traviato da alcuni amici, che mi convinsero a recitare in quel teatro, così comodo per me da raggiungere, anche a piedi. Notai che mentre le commissioni d'esame mal digerivano le mie esibizioni, gli spettatori mi applaudivano e mi dicevano bravo. Alcuni dei miei amici di allora, sono adesso famosi autori e registi di cinema. Io, continuai a lavorare in teatro, con le varie compagnie cittadine, poi con quelle nazionali, cimentandomi, nel corso degli anni, in quasi tutti i generi».
Per un periodo lei ha "tradito" Livorno...
«Per riuscire a svolgere tutte queste attività, mi ero trasferito, si parla già della seconda metà degli anni 90 a Roma, non facendomi mancare nemmeno qualche bel periodo di povertà totale, di quelli che se non li passi, non puoi ambire a diventare un vero artista. Ho detto ambire a. Avendo poi iniziato a scrivere soggetti e sceneggiature per il cinema e la televisione (cosa che si rivelò molto utile, per tenere a debita distanza lo spettro dell'indigenza, pur sempre in agguato), decisi di fare un film tutto mio, facendomi aiutare nella scrittura dal mio amico e sodale Francesco Bruni. Io feci anche la regia, ma non vi recitai e me ne pento tuttora».
Poi è arrivata Adelia.
«Faceva la costumista, stava a Roma anche lei ma era di Napoli. Ci fidanzammo e ogni tanto venivamo a Livorno a passare un weekend. Adelia diceva sempre che Livorno le piaceva, le ricordava un po' Napoli. Pensai allora di spostare un po' la nostra attività a Livorno. La prima occasione fu uno spettacolo che debuttò a un Effetto Venezia di otto anni fa, "Le Stanze Livornesi"; ci recitavano un sacco di attori. Lo spettacolo andò così bene che continuiamo a farlo».
Quando nasce la Compagnia degli Onesti?
«Nel 2011 e la base stata subito Livorno. Nel cast del primo spettacolo, facevano parte i livornesi Marco Messeri, Eleonora Zacchi, Fabrizio Brandi, Cristina Cirilli, Riccardo De Francesca ed Elisa Franchi, oltre alla forestiera Debora Caprioglio, veneziana, come il suo personaggio, protagonista della commedia di Carlo Goldoni: "La donna di garbo", con cui debuttammo al teatro Goldoni, riuscendo poi a replicare, nel corso di due anni, in tante altre città. L'organizzatore era Sandro Paolucci. L'aiuto regista lo fece Carlo Neri. Le scene erano di Emidio Bosco, le luci di Massimo Corsi e i costumi, nemmeno a dirlo, di Adelia Apostolico, che iniziò in quella occasione a collaborare senza interruzioni fino ad oggi, con la Sartoria Panciatici, . Dal 2011 ad oggi la compagnia non ha mai smesso di produrre spettacoli, due all'anno e di rappresentarli in giro con tante altre attrici e attori livornesi come Giorgio Algranti, il già citato Carlo Neri, Marco Conte, Michele Crestacci, Simona Ceccanti , Isabella Cecchi, Stefano Santomauro, Alessandra Donati, Claudio Monteleone, Luca Salemmi e molti ancora».
Ma come si arriva, anzi si torna, ai 4 Mori?
«Un bel giorno, siccome si era esaurito il rapporto della mia Compagnia con il Teatro Goldoni, Giovanni Lippi, un che per tanti anni ha portato in città gli spettacoli più belli, mi suggerì di andare insieme a fare due chiacchiere con i vecchi amici del 4 Mori. Il teatro in cui era nata la mia passione, era sempre lì: l'unica grande sala di città, che con tutto il tempo che era passato, non aveva mai interrotto, nemmeno per un po,' l'attività, né teatrale, né cinematografica, nonostante le tante crisi che periodicamente si erano abbattute sul nostro settore. E sulla nostra città. C'erano sempre Umberto, Bruno, Enrico, Andrea e Alfredo. Ci accordammo rapidamente, senza troppi fronzoli: lo scopo era di dare una sede alla Compagnia e di organizzare una stagione teatrale di gran qualità, come quelle che di una volta. Decidemmo un cartellone composto da sette spettacoli, con tanti bei nomi della scena italiana, come Lina Sastri e Alessandro Benvenuti, per dirne un paio».
Non temeva un flop?
«Non mancarono i patemi d'animo. Qualche amico ci aveva messo in guardia: "Stai attento, che se ti ritrovi con cinquanta spettatori in sala, finisci in mezzo ai debiti". Invece il teatro è stato sempre gremito di spettatori. Non è male, no? Vuol dire che al vecchio 4 Mori i livornesi vogliono ancora tanto bene. Come me. In fondo questo lo avevo sempre saputo, da quando, tanti anni fa, cominciò tutto, proprio lì. Adesso sto pensando al mio secondo film, che magari parlerà di un vecchio teatro di città e di un gruppo di amici dalle belle speranze, che…»..
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