Il Tirreno

Livorno

Castelnuovo: «Aamps ha ripreso a galleggiare»

di Enrico Paradisi
Federico Castelnuovo
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Federico Castelnuovo

Ma è botta e risposta con le opposizioni su RetiAmbiente mentre si avvicina l’assemblea decisiva dei creditori

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LIVORNO. Il percorso concordatario prosegue, e il 21 dicembre, dopo un rinvio di 4 settimane, ci sarà l'assemblea dei creditori, decisiva per le sorti di Aamps e per il concordato stesso. Nel frattempo l’azienda sta ricominciando a galleggiare, come ha detto il presidente del cda di Aamps, Federico Castelnuovo, che giovedì 24 novembre in commissione consiliare, affiancato dall’assessore Gianni Lemmetti, è stato impegnato in una raffica di botta e risposta con i consiglieri di opposizione.

La domanda delle domande la fa Pietro Caruso (Pd): visto che il concordato finirà nel 2021, come si può integrare con quello che si evince nella relazione del commissario giudiziale Fabio Serini, cioè con l'azienda che deve transitare in Retiambiente? Secondo Castelnuovo, l'eventuale conferimento delle azioni di Aamps in Retiambiente non comporterebbe il venir meno degli impegni concordatari.

«L'azienda era vicina al punto di non ritorno e oggi credo sia in grado di galleggiare - ha precisato Castelnuovo - Una società in dissesto è inconcepibile che sia conferita, mentre una società risanata, prudenzialmente abbiamo previsto 5 anni, ma potrebbero esserne necessari anche 4, sarà in astratto oggettivamente possibile da conferirsi». Castelnuovo dà ovviamente un'interpretazione tecnica della questione senza entrare nel merito, rimanendo dubbioso comunque che i tempi di entrata in funzione di Retiambiente siano rapidi.

Ora è tutto in mano alle decisioni dei creditori tenendo presente che chi non vota o si astiene deve essere consapevole che questo equivale a bocciare il piano. «Se entra Retiambiente tra due anni che succede a Aamps?», insiste Alessandro Mazzacca (Livorno Libera). «È molto difficile fare una previsione di cosa potrà accadere. Quello che non si è mai visto è che un terzo soggetto possa facilmente sostituirsi ad Aamps. Credo che si arriverà alla fine del concordato e poi si discuterà il dà farsi», risponde il presidente.

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«Noi abbiamo fatto un piano che sta in piedi da solo, e che in fase di esecuzione arriva a fornire risultati ambientali come quelli del piano di ambito, con un costo per i cittadini inferiore di un dieci per cento», ha aggiunto Castelnuovo. Per lui, quello che il commissario giudiziale ha rimarcato tra le righe nella relazione, è che ogni giorno che passa si metta «nel porcellino qualche moneta per i creditori». «L’auspicio che io ho letto tra le righe - continua - è: controlliamo che questo soldino sia messo».

«Ma se i tempi saranno brevi?», gli chiede la forzista Elisa Amato: «Aamps ha un contratto di servizio con il Comune e se qualcuno cerca di scipparmelo, come minimo mi indennizza con un qualcosa che non può essere peggiorativo per l'azienda e per i lavoratori. Oggi cercherei di difenderlo». Mentre Marco Cannito (Città Diversa) ribadisce le perplessità emerse dalla relazione di Serini, che aprirebbero a dubbi e poche certezze (“Il fatto che potrebbe essere fermata in sede di decisione l'ammissione al concordato - dice Cannito - apre scenari di dissolvenza dell’azienda e di privatizzazione del servizio con una stangata di tariffa sui cittadini”), il futurista Andrea Raspanti (Futuro) che è sulla stessa linea, prova a stuzzicare Castelnuovo su un porta a porta che mostra lacune, chiedendo lumi sullo spegnimento dell’inceneritore. "In alcuni ambiti quelli che erano costi stanno diventando piccoli ricavi, e questo vale per la differenziata che è doppia dove si sta sperimentando il porta a porta rispetto a dove non si fa».

Sull’inceneritore, per il quale non esiste ancora un piano di dismissione, da qua a tre anni spiega che si potrà mettere l'organo politico in grado di scegliere il trade-off: «Oggi se si spegne si deve aumentare la tariffa. Tra tre anni questo gap può scendere di poco o tanto, ma non sono in grado di stabilire quanto poiché ci sono molte variabili esterne e i valori teorici oggi sono più dei dati reali che abbiamo». L’ultima cartuccia è di Marco Valiani (Livorno bene comune), che chiede conto di un capitale sociale azzerato nel 2015. «Le perdite pregresse hanno evidenziato un patrimonio negativo di oltre 100mila euro al 2015 - chiude Castelnuovo - ma al 30 giugno scorso il patrimonio netto era tornato positivo di 1,1 milioni, che sommati agli stralci proposti nel piano di concordato, oltre 4 milioni, se passasse, porterebbero il patrimonio a oltre 5 milioni, senza interventi di ricapitalizzazione».

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