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Bambino colpito dalla meningite, la mamma denuncia: «Febbre sopra 42, per quel medico era solo influenza»
Il dramma di Collesalvetti: «Mio figlio a un passo dalla morte. È stato salvato a Cisanello, ma prima è successo di tutto». Il medico si difende
LIVORNO. «Mio figlio sta meglio. Non ha più la febbre. Siamo sempre sotto choc, ma speriamo davvero che il peggio sia passato». Non riesce ancora a sorridere la mamma del bambino di 8 anni di Stagno, frazione di Collesalvetti alle porte di Livorno, colpito da meningite lunedì, ricoverato d’urgenza al Meyer martedì pomeriggio e salvato dal vaccino fatto nel 2009 che secondo i medici ha mitigato l’aggressività dell’infezione. «Ci vorranno venti giorni per uscire dall’ospedale, anche se al Meyer ci hanno rassicurato che non è più in pericolo di vita».
FEBBRE SOPRA 42
Ora che la situazione è in miglioramento, la donna ripercorre le ore del dramma, l’aggravarsi delle condizioni di salute del figlio, la paura, il senso di impotenza davanti a quella febbre che saliva fin sopra a 42, le convulsioni, la corsa in auto a Cisanello e poi in ambulanza al Meyer. E denuncia. Denuncia il medico del 118 che ha visitato per primo il bambino. «Ci ha detto che era una banale influenza e ci ha dato un Oki».
IL DRAMMA IN VACANZA
La storia si svolge tutta fuori città, a Fiumalbo, sull’Appennino modenese, dove la famiglia del piccolo stava passando alcuni giorni di vacanza in una casa in affitto. Sono le 6 di lunedì mattina quando il bambino si sente male: vomita, è caldo in fronte. «Abbiamo pensato che fosse un virus stagionale. Gli abbiamo dato una tachipirina, ma la febbre non calava e restava stazionaria tra 38.5 e 39 - racconta la madre -. Abbiamo iniziato a cercare un pediatra o un medico in paese ma non l’abbiamo trovato. Abbiamo provato all’Abetone, ma anche lì non c’era. Nel frattempo il bimbo è peggiorato: nel pomeriggio aveva il collo indolenzito e gli erano comparse alcune macchie tra il rosso e il violaceo sul corpo. Preoccupatissimi abbiamo chiamato il 118 di Modena».
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Dalla centrale operativa è stato inviato a casa della famiglia livornese un’ambulanza con medico a bordo proprio da Fiumalbo. «Erano le 16,30 circa - continua la donna -. Mio figlio aveva la febbre sopra 42, ma il dottore ci ha detto che era semplice influenza e che aveva la gola rossa. Gli ha fatto degli impacchi di ghiaccio per far scendere la temperatura. Poi ci ha consigliato di abbinare l’Oki alla tachipirina, lasciandoci il suo telefono nel caso la febbre non fosse calata». A sera la situazione però è rimasta invariata. «Abbiamo richiamato il dottore dicendogli che il bambino era pieno di dolori, irrigidito. Ci ha risposto che con 40 di febbre i dolori sono normali, di stare tranquilli».
DA CISANELLO AL MEYER
La notte è stata un incubo: febbre, convulsioni, lacrime, paure. Così il martedì mattina i genitori del piccolo hanno preso in mano la situazione. Sono saliti in auto e si sono diretti a Pisa. «Abbiamo scelto Cisanello perché ci trasmette sicurezza - racconta la madre -. E se anche il viaggio è stato più lungo abbiamo fatto bene. Al pronto soccorso si sono subito accorti della gravità della situazione e hanno attivato il protocollo previsto, allertando immediatamente il Meyer, dove saremmo dovuti arrivare in elisoccorso. L’elicottero però non è arrivato e allora ci hanno caricato su un’ambulanza, che però era senza medico. A quel punto la dottoressa che ci aveva accolto al pronto soccorso ha deciso di salire con noi e ci ha assistito fino al Meyer».
LA DIFESA DEL MEDICO DI FIUMALBO
«Ho agito in scienza e coscienza». Si difende Simone Mauro Bernardi, il medico di Fiumalbo che lunedì ha visitato il bambino livornese colpito da meningite, ma non ha riconosciuto il batterio. «La madre mi ha riferito di aver notato la presenza di febbre dal primo mattino per cui verso le 10, contattato telefonicamente il pediatra, aveva somministrato un antipiretico e di sua iniziativa una dose di antibiotico. Mi riferiva anche un episodio di vomito. La temperatura rilevata dal mio termometro timpanico era di 42,4°C», racconta sul suo profilo Facebook rispondendo alle accuse della donna. «Il primo intervento è stato quello di cercare di far perdere temperatura al bambino applicando impacchi freddi sulla fronte, ghiaccio istantaneo su collo e sotto alle ascelle. Ho fatto inoltre somministrare un’altra dose di antipiretico essendo passate già oltre 4 ore e 30 dalla dose precedente».
Secondo il medico non c’erano i sintomi della meningite. «Neurologicamente il bambino era sonnolento, ma rispondeva al richiamo, eseguendo ordini semplici come aprire gli occhi e la bocca. È stata attentamente valutata la eventuale presenza di segni irritazione meningea. Il bambino aveva le gambe distese sul divano e non flesse sul petto. Non era presente alcuna resistenza alla mobilizzazione del capo sia in rotazione sia in flessione sul torace. L’addome era palpabile senza resistenze né dolore. All’esame del cavo orale e del faringeo si rilevavano “placche tonsillari”. Osservando l’assenza di meningismo, ho ritenuto che il paziente potesse rimanere a casa in osservazione».
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