Gioco
Prima la paura poi lo sciroppo davanti a scuola
I genitori dei 300 bambini di elementari e asilo hanno incontrato i medici prima della profilassi
STAGNO. Alcuni genitori, lo sciroppo in mano e il misurino, danno l’antibiotico ai propri bambini, seduti su una panchina davanti all’istituto comprensivo Benedettini. Altri sono in fila sulle scale, in attesa di entrare all’interno della scuola, ascoltare i medici, confrontarsi, tranquillizzarsi. E’ la fotografia scattata ieri mattina, fin dalle 9, davanti alle elementari e all’asilo di Stagno. Una giornata di grande apprensione, che col passare delle ore ha però sostituito la paura con un sospiro di sollievo. Ben sintetizzata dal presidente del consiglio di frazione di Stagno Giuseppe Cintio: «In questi due anni, leggendo dei tanti casi di meningite sul giornale in giro per la Toscana, tutti quanti siamo rimasti colpiti, ma oggi che è capitato nella nostra comunità, è stato un colpo, tutti abbiamo capito quanto nessuno possa ritenersi al sicuro. Per fortuna il bambino sta bene e i suoi compagni sono stati sottoposti a profilassi immediatamente. Ma questo episodio deve servirci per crescere: come consiglio di frazione ci riuniremo nelle prossime ore e stiamo già pensando a iniziative informative che possano spingere anche i ragazzi più grandi a vaccinarsi».
L'allarme era iniziato a rimbalzare tra uno smartphone e l'altro intorno alle 21.30 di martedì 22 novembre, principalmente via "WhatsApp", propagandosi come un virus (per fortuna virtuale) nei gruppi "delle classi" dei genitori di Stagno e Collesalvetti, dapprima come una semplice voce, poi, minuto dopo minuto, come notizia certa e verificata: «C'è un caso di meningite C nella scuola primaria di Stagno». Una frase che ha gettato, comprensibilmente, nello smarrimento e in taluni casi nel panico, una comunità intera, dove tutti si conoscono, dove tutti frequentano gli stessi luoghi e tutti i bimbi sono amici.
La conferma arriva, intorno alle 22, anche dal sindaco di Collesalvetti Lorenzo Bacci che, con un post su Facebook, invita alla calma la popolazione e comunica le disposizioni del Comune e della Asl in merito al caso del bambino di otto anni colpito dal ceppo C del batterio del meningococco: con un'ordinanza il sindaco chiude tutte le scuole di Stagno nella giornata di mercoledì - scuola dell'infanzia, scuola primaria e scuola secondaria di primo grado.
La comunicazione della chiusura delle scuole, in un primo momento, semina sgomento sulle famiglie, acuendo il senso d'impotenza collettivo: mentre la scuola primaria e la scuola dell'infanzia hanno sede nello stesso edificio (nell'istituto comprensivo Minerva Benedettini, in via della Costituzione), la scuola secondaria di primo grado si trova in una palazzina distaccata, distante diverse centinaia di metri dalla scuola frequentata dal bambino, in via Marchesi, separata fisicamente in tutto e per tutto dalla scuola secondaria - la frase che serpeggia sui social intorno a mezzanotte è: «Perché chiuderla, se non c'è pericolo diretto?».
Lo spiega bene lo stesso sindaco su internet: «Non per motivi igienici-sanitari ma a soli scopi cautelari, e con l'obiettivo di gestire l'emergenza e andare incontro al timore delle famiglie, per poter conseguentemente gestire al meglio le operazioni di profilassi da parte del personale della Usl».
La scelta di chiudere temporaneamente tutte le scuole per la giornata di mercoledì si è rivelata, col senno di poi, una mossa azzeccata, anche per lasciare fin dalla prima mattina di ieri i locali scolastici a disposizione delle autorità competenti, task-force medica in testa, come base operativa per le misure di informazione alla popolazione e per la somministrazione della profilassi antibiotica a piccoli ed adulti.
«E' stata una giornata molto importante», spiegava attorno a mezzogiorno Maria Pia Matronola, collaboratrice della dirigente scolastica Giuliana Ficini e coordinatrice dell'infanzia. «Tutto si è svolto in maniera precisa ed ordinata, senza scene di panico o di isteria, senza caos o calca, ma con pazienza e, soprattutto, con un forte spirito di collaborazione fra tutti i soggetti coinvolti: autorità, scuola, alunni e famiglie».
Le insegnati e le famiglie dei bambini (con orario programmato a scaglioni) sono state convocate a scuola fin dalle prime ore del mattino per riunioni informative con i medici della Asl, pronti e a disposizione per rispondere ad ogni di interrogativo della popolazione e sciogliere ogni dubbio sulle procedure di profilassi e le modalità, remote, di un'eventuale propagazione del contagio. «Perché non avete spalancato le finestre stamani (ieri)?», chiedevano alcuni genitori. E i medici hanno spiegato: «Aerare i locali è utile quando tanta gente tutta insieme sta negli stessi luoghi, ma il batterio, a contatto con l'aria resiste solo pochi minuti. Quindi aerare o disinfestare i locali, il giorno dopo, ha poco senso». E via con le altre domande: quanto deve passare per avere la certezza che il contagio non c’è stato? Che effetti può dare la profilassi?
«I medici sono stati eccezionali con noi genitori», racconta Cristina Papanti, mamma di due bimbi alunni dell'istituto comprensivo. «Ci hanno tranquillizzato su diversi aspetti che ignoravamo. Per esempio, non lo nego, all'inizio non riuscivo a comprendere come mai mi suggerivano la profilassi antibiotica per il bimbo più grande e non per il piccolo che va alla scuola dell'infanzia: perché la meningite non fa salti, non passa dal soggetto 1 al soggetto 3 senza aver contagiato e fatto ammalare prima anche il soggetto 2».
E Barbara Domenici, tre figli alla scuola primaria di Stagno, aggiungeva: «Sono state ore piene di apprensione, in primis per la salute del bimbo malato. L'organizzazione è stata ineccepibile. La decisione di chiudere le scuole sacrosanta. Seppur in una situazione di emergenza, abbiamo imparato molte cose utili, tra cui la necessità di anticipare il richiamo del vaccino del meningococco C di alcuni anni. I miei figli avrebbero dovuto farlo al compimento degli undici anni ma, vista la situazione di allarme in Toscana, i medici ci hanno consigliato di farlo subito, anche a nove anni, anche negli open-day disposti in questi giorni».
Giulio Corsi
(ha collaborato
Claudio Marmugi)
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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