Gioco
«In attesa del rilancio, noi senza niente»
Il vescovo: serve una cabina di regia e lo sblocco anti-burocrazia
LIVORNO. «Per ora abbiamo solo speranze, ma di concreto al momento non abbiamo visto niente. Le istituzioni hanno avviato degli strumenti, ma ancora non riusciamo a toccarli con mano». Così Anna Rita D'Amore, ex lavoratrice Trw ed esponente di Vertenza Livorno, esprime la sua preoccupazione per il futuro che coinvolge tantissimi altri ex lavoratori dell'area industriale livornese. Occhi puntati sui lavori socialmente utili («per i quali la Regione ha stanziato finanziamenti») e su nuove opportunità industriale: però – aggiunge – noi in concreto non abbiamo visto dei risultati. «Ora stiamo sperando nel bando di Invitalia. E' vero che sono stati stanziati tanti soldi per il porto, ma sarà una realtà che vedremo nei prossimi anni. E nel frattempo?».
All'incontro di Vertenza Livorno ospitato ieri in Camera di commercio ha fatto la sua comparsa il vescovo Simone Giusti: «Ho la percezione che per Livorno ci siano progetti di industrializzazione sia in porto che altrove, e che ci siano finanziamenti. Cosa manca? Mi pare sembra ci sia estremamente bisogno di una sorta di cabina di regia che porti ad attuare queste azioni. Parlando con vari imprenditori, mi pare di capire che il lavoro ci sarebbe: non si riesce però ad arrivare in fondo a tutte le pratiche necessarie, ad esempio, per sbloccare i bacini ed assumere». Il vescovo, dopo aver ribadito l’importanza dell'interporto, torna a insistere sui bacini e a parlare di una prospettiva per 250 persone. «Ma ancora non si vede nulla: occorrerebbe forzare, e sottolineo forzare, una semplificazione burocratica per arrivare a ridare lavoro a questa gente».
Nell'assemblea di Vertenza Livorno, un sodalizio di ex lavoratori, in gran parte provenienti dalla Trw, sono intanto emerse delle richieste per fronteggiare l'immediatezza: per molti la mobilità è già finita e per altri finirà a dicembre. «Per dare maggiore respiro alla vita delle famiglie – dice Giacomo Polese, presidente di Vertenza Livorno – chiediamo che il reddito di sostegno sia portato ad almeno 1000 euro netti al mese con un maggior costo stimato di 250 milioni, il che porterebbe ad un incremento del deficit dello 0,013%. Chiediamo inoltre misure accessorie in relazione ai costi sostenuti per la scuola dei figli, per i servizi pubblici e per le rate del mutuo». A ciò si aggiungono richieste per produrre lavoro: «Non chiediamo un sostegno per tutta la vita - chiarisce Polese - ma un lavoro che riempia la vita». Fra le richieste in tal senso vanno i bandi per lo sblocco dei bacini, l'accelerazione delle procedure di Invitalia, la creazione di un'area Tax-free ed una soluzione per la bonifica e la reimmissione sul mercato delle aree dismesse.
Roberto Riu
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