Il Tirreno

Livorno

Dietro ai malviventi c’è una regia precisa per beffare gli anziani

di Lara Loreti
Dietro ai malviventi c’è una regia precisa per beffare gli anziani

Parla il colonnello dei carabinieri che sta guidando la campagna di comunicazione regionale per la terza età

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LIVORNO. Una rete di truffatori ben radicata sul territorio, con ramificazioni in tutta Italia e una regia precisa, che ha in mano il controllo e coordina le “pedine” nelle varie regioni. Questa in sintesi l’ipotesi investigativa che si cela dietro il lavoro minuzioso e quotidiano coordinato dal colonnello Savero Spoto, comandante del Reparto operativo dei carabinieri di Firenze, con alle spalle una lunga esperienza investigativa, frutto di una serie di incarichi svolti in giro per il Paese e anche al Comando generale dell’Arma. Ufficiale esperto proprio di truffe agli anziani. In questi giorni, il colonnello Spoto sta guidando anche una campagna di comunicazione contro le truffe per istruire gli anziani a non cadere nei tranelli dei malviventi. Un’iniziativa che sta molto a cuore all’Arma, anche perché uno dei raggiri più diffusi è la truffa del falso carabiniere.

Colonnello Spoto, qual è il profilo investigativo dei truffatori?

«Sono persone del Sud, spesso dell’area partenopea, il più delle volte incensurate, più raramente con precedenti specifici per truffa. Sono pendolari del crimine, che si muovono in treno o si appoggiano a qualcuno della zona che ha un’auto a disposizione, poi usata per la fuga».

Qual è il ruolo della “regia” nella rete dei truffatori?

«È evidente che all’interno della rete ci sia qualcuno che sceglie dove andare a colpire, che fornisce ai singoli truffatori un telefonino “pulito” da poter usare senza rischi (il telefono di solito è intestato a un prestanome), e che coordina gli altri, dando istruzioni e decidendo i dettagli dei vari furti».

È vero che ci sono delle “scuole” dove si impara a truffare?

«Se c’è una regia, con più persone che si riuniscono per truffare, è molto probabile che ci sia anche qualcuno deputato a istruire coloro che invece hanno il compito di andare in giro. Qualcuno che spiega loro come fare, cosa dire, come vestirsi, come comportarsi, che tipo di approccio avere con la vittima e così via».

Come si acciuffa un truffatore?

«Quando abbiamo preso un malvivente di questo tipo, è stato per lo più in flagranza di reato. Loro di solito si muovono in coppia: è bene quindi fare controlli mirati nei condomini o nelle singole case».

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Come fa una vittima a rendersi conto che ha davanti un truffatore?

«Il problema è che gli anziani presi di mira, ignari dei tranelli, spesso stanno al gioco perché non si rendono conto. I truffatori li prendono in giro in maniera subdola. Invece bisogna porsi delle domande: prima di tutto, nel caso della classica truffa del figlio che ha fatto un incidente, bisogna contattare la persona in questione, stando però ben attenti a non usare lo stesso telefono a cui si è stato contattati dal malvivente. È necessario usare un cellulare oppure affidarsi a un vicino e chiedere di poter usare il suo telefono. Questo perché spesso i truffatori tengono aperta la chiamata, impedendo di fatto alla vittima di poter usare liberamente il telefono ».

Com’è la situazione in Toscana e a Livorno rispetto al resto d’Italia sulle truffe?

«Il fenomeno è presente in maniera rilevante, ma la Toscana non è sicuramente la regione più colpita. Questo è possibile anche grazie alle campagne di sensibilizzazione al problema che le forze dell’ordine portano avanti. Ho notato che negli ultimi anni c’è stata una maggiore presa di coscienza del cittadino rispetto al dilagare delle truffe. È se è vero che il numero di raggiri è rilevante, va anche sottolineato che sta crescendo il dato di quelli sventati. Gli anziani sono più reattivi e ci cascano meno. Dal 30 ottobre come Arma dei carabinieri stiamo portando avanti una serie di incontri con gli anziani e stiamo diffondendo dei vademecum su come comportarsi. E i risultati si vedono».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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