Gioco
«Costretti a pagare il “pizzo” per stare nella casa occupata»
Livorno, Palazzo del Picchetto, presidio-denuncia del sindacato Asia Usb e del Comitato diritto all’abitare Ma gli accusati contrattaccano: «Tutte menzogne» (e chiamano due famiglie a testimoniare)
LIVORNO. Al Palazzo del Picchetto, in via Grande all’angolo con lo slargo di piazza Guerrazzi, un edificio occupato abusivamente circa un anno fa da un gruppo di famiglie in difficoltà economica e senza un tetto, alcune persone chiederebbero soldi agli occupanti per poter vivere in quelle stanze. Sono stati il sindacato Asia Usb e il Comitato per il diritto all’abitare a denunciare pubblicamente questa situazione: lo hanno fatto organizzando ieri pomeriggio una manifestazione proprio di fronte al palazzo di piazza Guerrazzi, da anni in stato di completo degrado e abbandono.
È una denuncia sconvolgente: un caso che, se trovasse conferma ufficiale, sarebbe gravissimo. Al tempo stesso, proprio durante il presidio di protesta, dall’ex sede del Presidio militare sono uscite alcune persone che hanno vivacemente contestato queste dichiarazioni.
IL PRESIDIO. «Siamo qui per cercare di far luce sul pericoloso atteggiamento da parte di alcuni occupanti del palazzo e di persone esterne che, secondo le informazioni in nostro possesso, minacciano e ricattano gli inquilini per ottenere compensi economici»: è la motivazione della protesta messa nero su bianco dai manifestanti. «Una pratica infame e vergognosa, – affermano – che non può essere tollerata soprattutto da chi si impegna da anni per aiutare le famiglie che vivono in situazioni di disagio abitativo, ovviamente senza ricevere nulla in cambio. La nostra solidarietà alle famiglie occupanti, costrette purtroppo a subire atteggiamenti di questo tipo, è totale».
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L’ACCUSA. Il sindacato e il comitato, una quarantina di persone in totale, si sono presentati in piazza Guerrazzi anche con uno striscione (“Chi specula sulla disperazione è infame e sfruttatore”) e una serie di cartelloni (“Solidarietà alle famiglie occupanti”, “Speculare sulla povertà non è la nostra realtà”…). «Queste persone hanno grosse difficoltà economiche – hanno sottolineato i manifestanti – e sono state costrette a occupare questa struttura. Ma come si fa a chiedere soldi a loro? È una vergogna. Non dimentichiamoci che stiamo parlando di un immobile occupato, non di proprietà di questi ricattatori…».
Insomma, una situazione grave e ancora poco chiara, sulla quale ci sono indagini in corso. C’è chi parla di soldi chiesti solo inizialmente, cioè quando la famiglia occupante bussa al Picchetto per la prima volta, ma c’è anche chi denuncia una sorta di affitto mensile da pagare.
«Precisamente non lo sappiamo, ma in ogni caso si tratta di qualcosa di intollerabile, soprattutto per una città come Livorno che ha grandi valori. Questo palazzo è stato occupato circa un anno fa, chissà da quanto tempo va avanti questa storia…».
LA DIFESA. Durante la protesta di ieri in piazza Guerrazzi, alcune persone prima si sono affacciate a una finestra del Palazzo del Picchetto e poi hanno osservato la situazione per una decina di minuti. Sono infine scese in strada per contestare quanto dicevano gli altri. Ne è nato un clima di tensione, ma nessuno è andato sopra le righe. «Non abbiamo mai preso soldi da nessuno – è la loro difesa – qui dentro siamo una grande famiglia ed è incredibile pensare una cosa del genere». Poi hanno chiamato due famiglie occupanti per dimostrare che queste accuse sono infondate: «Non è vero, è tutto falso», le loro testimonianze.
Ma il sindacato Asia Usb non ci sta e i dubbi non finiscono qui: «Per quanto riguarda questa situazione – hanno evidenziato i responsabili – abbiamo tante conferme, ma ci sono dubbi su una pratica simile anche agli ex asili Chayes e Quattro stagioni, ma per questi casi non siamo noi ad avere la situazione in mano. Proprio non ci sono parole per dire la nostra rabbia».
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