Il Tirreno

Livorno

«Svenduto il nostro lavoro», sfottò e cori contro il premier Renzi - Le foto

di Federico Lazzotti
«Svenduto il nostro lavoro», sfottò e cori contro il premier Renzi - Le foto

Livorno, faccia a faccia tra contestatori e sostenitori del segretario del Pd. Bottai: "Mesi fa ricordavamo Benifei cantando "Bella Ciao", ora nello stesso luogo c'è chi vuole distruggere la Costituzione"

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LIVORNO. «Schiavi», «Servi del Pd», «Vergognatevi». E ancora, più forte, in coro: «Siete voi/Siete voi/La rovina dell’Italia/Siete voi». Il premier Matteo Renzi ha appena terminato il comizio sul palco dell’auditorium di via delle Corallaie e i contestatori, meno di cento, se la prendono con chi, per lo più pensionati over sessantacinque, oltrepassa il cordone della polizia per tornare alle macchine parcheggiate tra i capannoni e i camion sparsi nella zona industriale.

È dentro a questo metro di asfalto che le due facce di Livorno si guardano e non si piacciano. «Pensi di essere più di sinistra di me?», ribatte una signora in tailleur viola. «Andate a lavorare», gli fa eco un signore accompagnato dalla nipote che aggiunge: «Bellini voi». Qui non si consuma lo scontro tra favorevoli e contrari alla riforma Costituzionale e al premier. Anche perché è lo stesso comitato livornese del fronte del no a far sapere che «non ha né promosso né aderito a nessuna forma di accoglienza o di presidio a quella manifestazione».

Da una cassa portatile escono le note della “Preghiera dei banditi”, legato a due cartelli stradali i contestatori, appartenenti a centri sociali e sindacati autonomi che siglano il volantino che distribuiscono ai passanti “Coordinamento Lavoratari e Lavoratrici Livornesi”, hanno appeso lo striscione con la scritta: «Renzi, Poletti, Rossi buffoni dove sono i 500 euro degli ammortizzatori coordinamento lavoratori livornesi».

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Sono arrivati intorno alle 16 sventolando bandiere rosse e urlando la loro rabbia: «Livorno dice no, Renzi vai a casa». «Il nostro premier - spiega al microfono Giovanni Ceraolo, uno dei leader del sindacato Asia Usb - è dentro a un capannone, rinchiuso lì perché Livorno continua a essere città ostile contro chi ha svenduto i nostri diritti: lavoro e pensioni».

Vicino alla piccola folla che grida «Renzi, Pd, fascisti e polizia/ dai nostri quartieri/ vi cacceremo via», si intravede la sagoma di Lenny Bottai, il pugile leader della Repubblica dei Villani. «Sono qui perché ho letto l’appello del Coordinamento dei lavoratori - dice - mi fa sorridere un particolare: qualche mese fa eravamo dentro all’auditorium per una iniziativa in ricordo di Garibaldo Benifei e cantavamo “Bella Ciao”, ora la Svs ha ospitato nello stesso luogo chi vuole distruggere la nostra Costituzione. Speriamo almeno che Renzi si renda conto che ovunque va c’è qualcuno che protesta contro il suo governo».

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