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Livorno

Si travestono da operai e da forze dell’ordine: voi chiamate il 113 e il 112

Si travestono da operai e da forze dell’ordine: voi chiamate il 113 e il 112

L’ispettore della squadra mobile, da anni a servizio dei cittadini «Per scegliere la vittima danno vita a veri e propri call center»

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LIVORNO. La più diffusa è quella del maresciallo Molinari (o altri nomi del genere): “Salve, suo figlio ha fatto un incidente, dovrebbe pagare per aiutarlo a uscire dalla caserma”. Ma ci sono anche i finti avvocati o vigili, i falsi addetti Enel o Asa, e i segugi degli uffici postali. Tipologie di truffe diverse che spopolano in città. Ce le spiega l’ispettore della squadra mobile della polizia, Giuseppe Rizza, che ha alle spalle almeno 20 anni di esperienza di indagini, grazie alle quali ha piena padronanza della materia oltre che del territorio di Livorno, la sua città.

Prima di entrare nel vivo delle tipoligie delle truffe, però, ecco una riflessione che Rizza può fare grazie all’ultima intensa indagine sulle truffe che si è conclusa con 4 arresti e che ha visto la squadra mobile protagonista insieme ai carabinieri. «Nel corso dell’inchiesta è venuto fuori un dato inquietante - spiega l’ispettore - esistono veri e propri call center creati dai truffatori per selezionare le vittime. E i ritmi con cui vengono messi in pratica i raggiri sono accelerati: lo stesso gruppo contemporaneamente agisce in 2-3 città». I truffatori le pensano tutte per mettere in difficoltà la vittima: «Quando telefonano alla persona presa di mira, non attaccano la cornetta - prosegue il poliziotto - Così facendo, la telefonata resta aperta. E mentre l’anziano crede di chiamare il 113 o un familiare, in realtà sta parlando ancora con loro, che si spacciano per il poliziotto o per il figlio».

Il maresciallo o l’avvocato. Nella conversazione telefonica viene raccontato alla vittima che il figlio oppure il nipote ha causato un grave incidente stradale, che ha causato il ricovero in ospedale di uno dei coinvolti. «Il parente ha bisogno immediato di un’ingente somma di denaro per risolvere la questione - dice Rizza - Una notizia del genere sconvolge lo stato psico-fisico delle vittime».

La terza fase della truffa è la riscossione del denaro. Dopo pochi minuti dalla telefonata del falso avvocato, uno dei criminali del gruppo si presenta a casa della vittima, spacciandosi per un messo dell’avvocato, e si fa consegnare denaro e monili.

I falsi poliziotti o carabinieri. Entrano nelle case delle vittimecon la scusa che i ladri hanno appena fatto un furto. E fanno credere al malcapitato che i soliti ignoti sono stati arrestati con la refurtiva, convincendolo a mostrare dove sono nascosti i soldi e i gioielli per l’eventuale restituzione dei beni. «Ma mentre il falso poliziotto distrae l’anziano, un complice sottrae monili e denaro», spiega Rizza.

La fuga di gas. È facile fingersi falsi operai del gas. «Basta indossare una pettorina arancione, di quelle che ognuno di noi ha nel bagagliaio dell’auto - spiega l’ispettore della Mobile - Ed ecco che i finti operai convincono le anziane vittime a nascondere i gioielli e il denaro dentro il frigo di casa, per preservarli dal gas che si è sprigionato nella presunta perdita. Spesso spruzzano davvero sostanze urticanti o maleodoranti. Fanno evacuare la casa e poi si impossessano di quanto nascosto nel frigo dalla vittima».

Obiettivo pensione. Se avete appena ritirato la pensione, non date retta a nessuno: molto probabilmente, vi trovate di fronte a un truffatore che vuole derubarvi. È l’avviso che arriva direttamente dall’ispettore di polizia. La tecnica classica è quella del “filatore”. Un malfattore, che si apposta nell’ufficio postale o in banca, individua la vittima che sta facendo un prelievo e gli si avvicina posandogli addosso, senza farsi vedere, un “innocuo” pezzetto di filo di cotone. «Così facendo - spiega Rizza - ha segnalato la vittima prescelta al complice che si trova all’esterno, che provvederà in qualche modo a farsi consegnare dall’ignaro malcapitato l’importo appena prelevato».

Succede spesso anche che una persona anziana, dopo aver fatto un prelievo, venga seguita da qualcuno che, poco dopo, si presenta a casa come un funzionario dell’istituto di credito. In genere il finto bancario suona il campanello dicendo che potrebbe esserci stato un errore da parte della banca e che è necessario fare una verifica sul numero di serie delle banconote appena ritirate per accertarsi che sia tutto a posto. A quel punto, l’anziano consegna i soldi al truffatore e, fingendo di controllarli, con abilità li sostituisce con banconote false. E il gioco è fatto. La sopluzione è una sola: chiamare il 112 o il 113 appena si ha un sospetto.

Lara Loreti

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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di Redazione web