Il Tirreno

Livorno

Anziani derubati Una piaga sociale da combattere

di Lara Loreti
Anziani derubati Una piaga sociale da combattere

Il convegno organizzato da Tirreno e polizia «Non siete soli, affidatevi alle forze dell’ordine»

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LIVORNO. “Fai la vita comoda. Guadagni tanto, poca fatica, giri l’Italia, la sera vai a mangiare al ristorante. E poi il venerdì te ne torni a casa”. Parole sconcertanti, emerse da un’intercettazione telefonica della squadra mobile, nel corso di un’indagine sui truffatori degli anziani. Una conversazione che ha lasciato a bocca aperta il pubblico del convegno “Truffe, non ci casco”, organizzato dal Tirreno insieme con la Polizia di Stato, che si è svolto ieri mattina nel salone delle conferenze nella sede del nostro giornale sul viale Alfieri.

Un appuntamento molto partecipato, a cui hanno preso parte rappresentanti delle forze dell’ordine: Marco Vatore, comandante della Compagnia dei carabinieri di Livorno, Michela Pedini, responsabile della sezione Mobilità, sicurezza e territorio della polizia municipale, il maggiore Mario De Cunzolo, comandante dell’ufficio Operazioni della Finanza, il comandante dei vigili di Collesalvetti, Paolo Cecconi. Ma soprattutto c’erano decine di pensionati, capitanati da Roberto Terreni della Spi Cgil e da Antonio Dioguardi dell’Associazione doganale italiana. E poi circoli e mondo del sociale: in tanti sono accorsi al Tirreno per ascoltare i consigli del dirigente Anticrimine, Giuseppe Picariello, del capo della squadra mobile Giuseppe Testaì e dell’ispettore Giuseppe Rizza, in un incontro coordinato dal direttore del Tirreno Luigi Vicinanza e dal capocronista Alessandro Guarducci. Un’inziativa che segna l’impegno sempre maggiore del nostro giornale a favore della gente, come ha sottolineato il direttore Vicinanza: «Abbiamo organizzato questo convegno per essere sempre più vicini alla gente, sopratutto alle fasce più deboli. È a loro che ci rivolgiamo oggi, ma non solo. Quella delle truffe è una piaga sociale che riguarda tutti. E l’invito che vogliamo fare a tutti coloro che sono stati colpiti da truffe è quello di non preoccuparsi: non c’è niente di cui vergognarsi».

Vincere si può. Al centro del dibattito, i consigli su come riconoscere e quindi come difendersi dai truffatori specializzati nei raggiri agli anziani. Gente insidiosa, che studia per diventare più scaltra e tirare tranelli alle vittime. Persone senza scrupolo, disposte a tutto, che viaggiano in giro per l’Italia alla ricerca di anziani a cui spillare denaro. Il loro obiettivo è creare un problema al malcapitato di turno e suscitare in lui un forte senso di colpa e di preoccupazione, per spingerlo a tirare fuori i soldi. E a questo scopo inventano le storie più assurde, dalla fuga di gas all'incidente fatto dal figlio. Ma sconfiggerli si può. Attenzione, sana diffidenza e prontezza nel dare l’allarme: tre massime da mettere in pratica per dire “basta” alle truffe.

Un po’ di numeri. Il dato è sconcertante: le truffe agli anziani sono in aumento e negli ultimi anni sono diventate un problema sociale diffuso. Solo a Livorno, nei primi otto mesi di quest’anno c’è stato un aumento dei casi del 17.5 per cento rispetto allo stesso periodo del 2015. Il dato locale è in linea con quello nazionale: nel primo semestre del 2016 il fenomeno dei raggiri agli “over 65” è in aumento del 19% al livello nazionale (rispetto allo stesso perodo del 2015). Il trend della crescita degli episodi di truffa trova radici anche nell’anno precedente. Se si va un po’ indietro, infatti, emerge che lo scorso anno ci sono stati 15.909 casi di truffa a uomini e donne over 65, con una crescita del 10% rispetto all’anno precedente (14.461 casi).

Lombardia, Campania e Lazio sono le regioni più colpite, ma anche in Toscana il dato è rilevante. Questa crescita da un lato crea preoccupazione, dall’altro è la prova della presa di consapevolezza che c’è stata anche da parte delle vittime, che presentano più spesso denuncia.

Denunciare, niente paura. «È un reato odioso, in aumento, che continua a pescare le sue vittime tra la fasce più deboli - spiega Picariello -. Nel mirino ci sono soprattutto anziani, che vivono da soli, che spesso non sanno come difendersi. Si presentano con grande affabilità, pronunciando frasi del tipo: “Si ricorda di me? Sono un amico di suo figlio!”. Ma questa è solo una scusa per prendere confidenza. Il passo successivo è chiedere soldi, facendo leva sui sentimenti delle vittime, a cui chiedono soldi per aiutare persone a loro care come figli o nipoti. Solo dopo il malcapitato si rende conto di esser caduto in un tranello. A quel punto, nel derubato subentra un senso di impotenza. Ci si chiede: come ho fatto, io che nella vita sono stato sempre una persona sveglia, a cedere a un raggiro del genere? Le vittime a quel punto tendono a sentirsi inutili, come se avessero perso il controllo su stesse. Ma non bisogna avere paura, anzi, bisogna chiamare le forze dell’ordine senza indugio, e denunciare i fatti».

Sotto mentite spoglie. Il finto maresciallo, il falso avvocato, l’addetto dell’Enel o dell’Asa: diffidare da chi si spaccia per uno di questi professionisti e operatori, chiedendo soldi. «I carabinieri non chiedono soldi a nessuno e di fronte a richieste del genere c’è poco da fare: la regola aurea è chiamare il 112, il 113 e il 115», spiega l’ispettore Giuseppe Rizza. E attenzione anche a chi vi si avvicina quando uscite dalle poste o dalla banca dopo aver ritirato dei soldi: «Se qualcuno vi urta o vi versa addosso una bibita o un gelato, state attenti. Potrebbe essere un ladro che vi 'marchia' per rendervi riconoscibili a un complice. Chiedete aiuto alle forze dell'ordine in questo caso», aggiunge Rizza.

Non solo anziani nel mirino. Testaì nel suo intervento ha spiegato che le truffe possono colpire tutti, indistintamente, e che l’anziano non ha alcuna responsabilità. «La persona di una certa età è nel mirino più degli altri solo perché, non essendo più nel mondo del lavoro, ha una vita sociale meno attiva», spiega il dirigente della mobile. Come ci si deve difendere dunque? «Lo scopo del truffatore è creare un problema. È per questo che inventa scuse: dice, ad esempio, di avanzare dei soldi da un parente della perosna presa di mira, oppure offrendole aiuto per portare le buste della spesa. Ma se voi, fino al giorno precedente, le borse le avete sempre portate da soli, perché dovreste accettare l’aiuto di uno sconosciuto? Occorre una sana diffidenza. E soprattutto bisogna entrare nell’ottica che il problema non è vostro ma di chi vi cerca».

Vita da truffatore. Inneggiano alla bella vita i truffatori intercettati dalla squadra mobile mentre parlano fra loro. E dalle loro dichiarazioni ben si capisce cosa si cela dietro la scelta di intraprendere questo percorso criminale. Il momento dell’ascolto dell’intercettazione, presentata sotto forma di video con le foto delle due persone poi arrestate, è stato uno dei più interessanti del convegno. Minuti in cui l’attenzione è stata altissima. «Nei mesi scorsi insieme con il reparto operativo dei carabinieri abbiamo arresto quattro persone. Una di loro è stata presa a Lucca: in tasca aveva 7mila euro in contanti - dice l’ispettore Rizza - Questo ci dà l’idea del tipo di guadagni che si fanno. E le loro case, dove abbiamo fatto delle perquisizioni, sono hollywoodiane. C’è gente che fa decine di truffe al giorno e che con i soldi ricavati mantiene le famiglie».

Rispetto zero. Un altro punto cruciale dell’intercettazione in questione è l’atteggiamento dei truffatori verso le vittime. Ed enorme poi è stato lo sdegno nel constatare la totale mancanza di scrupoli dei malviventi: lo scopo è quello di trovare una persona su con l’età che dia l’idea di essere innocua. Quindi di contattarla, puntando tutto sulla confusione. Più la vittima entra nel pallone, maggiore la possibilità di “successo” del colpo.

La voce dei cittadini. Nel corso del dibattito due anziani hanno dato la loro testimonianza, spiegando come sono riusciti a mandare via due truffatori, uno al telefono e un altro che aveva già ingaggiato un complice, che si è presentato di persona a casa di una signora chiedendo soldi. Ma i due livornesi in questione, un anziano di 89 anni e una donna di 60, sono stati bravissimi e hanno mandato via i malviventi.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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