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Truffe, non ci casco: i consigli della polizia
Livorno, al convegno nella sede del Tirreno, i dirigenti dell'anticrimine e della squadra mobile spiegano come riconoscere e mandare via un malintenzionato
LIVORNO. Il loro obiettivo è creare un problema al malcapitato di turno per spingerlo a tirare fuori i soldi. E a questo scopo inventano le storie più assurde, dalla fuga di gas all'incidente fatto dal figlio. Sono i truffatori specializzati nei raggiri agli anziani. Gente insidiosa, che studia per diventare più scaltra e tirare tranelli alle vittime. Ma sconfiggerli si può.
Di questo si è parlato martedì 22 mattina in un convegno organizzato dal Tirreno insieme alla polizia di Stato a cui hanno partecipato decine di anziani. Circoli, associazioni, gruppi sociali: in tanti sono accorsi al Tirreno per ascoltare i consigli del dirigente Anticrimine, Giuseppe Picariello, del capo della squadra mobile Giuseppe Testaì e dell'ispettore Giuseppe Rizza, in un incontro coordinato dal direttore del Tirreno Luigi Vicinanza e dal capocronista Alessandro Guarducci.
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"E' un reato odioso, in aumento, che continua a pescare le sue vittime tra la fasce più deboli - ha spiegato Picariello - Nel mirino ci sono soprattutto anziani, che vivono da soli, che spesso non sanno come difendersi. I truffatori fanno leva sul senso di colpa della persona, a cui chiedono soldi per aiutare persone a loro care come figli o nipoti. Solo dopo la vittima si rende conto di esser caduta in un tranello, e a quel punto in eli subentra un senso di impotenza. Ci si chiede: come ho fatto, io che nella vita sono stata sempre una persona sveglia, a cedere a un raggiro del genere? Ma non bisogna avere paura, anzi, bisogna chiamare le forze dell'ordine senza indugio".
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Testaì ha esordito nel suo intervento spiegando che le truffe possono colpire tutti e che l'anziano non ha alcuna responsabilità, è solo nel mirino più degli altri perché non essendo più nel mondo del lavoro, ha una vita sociale meno attiva. Il dirigente della Mobile ha poi tracciato l'identikit del truffatore: una persona di mezza età, ben vestito e senza inflessioni dialettali, che ben si confonde con la gente comune. "Il suo scopo è creare un problema, dicendo ad esempio che deve avere dei soldi da un vostro parente, oppure offrendovi aiuto per portare le buste della spesa. Ma se voi, fino al giorno precedente, le borse le avete sempre portate da soli, perché dovreste accettare l'aiuto di uno sconosciuto? Occorre una sana diffidenza. E soprattutto bisogna entrare nell'ottica che il problema non è vostro ma di chi vi cerca".
Il finto maresciallo, il falso avvocato, l'addetto dell'Enel o dell'Asa: diffidare da chi si spaccia per qualcun altro chiedendo soldi. "I carabinieri non chiedono soldi a nessuno e di fronte a richieste del genere c'è poco da fare: la regola aurea è chiamare il 112, il 113 e il 115", come spiega Giuseppe Rizza. E attenzione anche a chi vi si avvicina quando uscite dalle poste o dalla banca dopo aver ritirato dei soldi: "Se qualcuno vi urta o vi versa addosso una bibita o un gelato, state attenti. Potrebbe essere un ladro che vi 'marchia' per rendervi riconoscibili a un complice. Chiedete aiuto alle forze dell'ordine in questo caso", dice Rizza.
Nel corso del dibattito due anziani hanno dato la loro testimonianza, spiegando come sono riusciti a mandare via due truffatori, uno al telefono e un altro che aveva già ingaggiato un complice, che si è presentato di persona a casa di una signora chiedendo soldi. Ma i due livornesi in questione, un anziano di 89 anni e una donna di 60, sono stati bravissimi e hanno mandato via i malviventi.
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