Gioco
Per la prima volta il premier Renzi nell’ex città rossa ora simbolo M5s
Appuntamento oggi (ore 15,30 alla Corollaie) a quattro anni dall’incontro al terminal crociere ma pare un secolo: l’ex rottamatore chiede governabilità e Livorno punta sul porto per salvarsi dalla crisi dell’industria (ma intanto l’Authority resta a bagnomaria)
LIVORNO. Il premier Matteo Renzi sbarca a Livorno nel bel mezzo di un tour de force in una campagna referendaria che ne mette in gioco la leadership di governo: l'appuntamento in favore del sì è martedì 22 novembre alle 15,30, all'auditorium di via delle Corallaie 10, zona Picchianti. È il quartiere generale Svs Livorno Nord, che qui tiene la sua sagra del polpo.
Accade in un giorno – il 22 novembre – che è già suonato decisivo per due fra i massimi esponenti di governo europei: il 22 novembre 1990 Margareth Thatcher presenta le dimissioni e sparisce dalla scena, il 22 novembre di quindici anni più tardi è la consacrazione di Angela Merkel, che apre la propria era al timone della Germania. Se vogliamo continuare a giocare con le date, manca proprio un niente al fatto che l'appuntamento con i livornesi nel tendone Svs coincida esattamente col quarto anniversario dell'ultima volta che Renzi si è fatto vedere a Livorno, quando ancora non era altro che il numero uno dei “rottamatori”.
Anzi, proprio la tappa livornese fu una delle ultime del tour in vista delle primarie Pd che videro la nostra città come la roccaforte del fronte filo-Bersani candidato premier: la più refrattaria a quel giovane sindaco fiorentino che reclamava un drastico cambio di classe dirigente. Eppure nell'autunno dell'anno successivo arrivò un primo scossone: nelle primarie per eleggere il segretario, nell'urna riservata agli iscritti Pd arrivò uno schiaffo a Renzi (meno del 36% a Livorno città e neanche la metà in alcune zone rosso doc delle periferie popolari) con il successo di Gianni Cuperlo (al 57% e nei rioni nord oltre l'85%). Pochi giorni più tardi, col voto aperto anche ai semplici simpatizzanti il ribaltamento: Renzi volerà sopra il 70% con Cuperlo sotto il 19%.
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Quanta acqua è passata sotto i ponti per il premier. Adesso, dal quartier generale di Palazzo Chigi, l'ex sindaco “rottamato- re” punta con il referendum semmai a modificare gli ingranaggi del consenso per rafforzare la governabilità. L’acqua transitata sotto il ponte è forse ancor di più se guardiamo alla città. Basti pensare a una accoppiata di sommovimenti politici. L’uno: nel voto politico del febbraio 2013 il M5s al debutto sulla scena elettorale livornese ottengono di colpo un consenso che mai nessun partito aveva fatto registrare alla prima prova (27,1% alla Camera con punte sopra il 40% in zona San Marco). L’altro: dodici mesi più tardi, nel voto per il sindaco i Cinque Stelle arretrano parecchio ma si rivela vincente la strategia di mettere attorno al Pd una sfilza di partiti e partitini per farlo scendere sotto il 50% e poi affondarlo al ballottaggio. Dopo 70 anni la sinistra perde il Comune e Livorno passa da città-simbolo del Pci-Ds-Pd a città-simbolo M5s.
Ma non è cambiato solo il colore politico dell’inquilino di Palazzo Civico. La chiusura prima della Trw (nel giro di pochi mesi) e poi della Trinseo ex Dow (nel giro di pochi giorni) sembrano la fine del ciclo dell’industria in mano alle multinazionali, che a metà anni ’90 avevano soppiantato il sistema delle Partecipazioni statali. Non è vero che ovunque è un disastro ma la batosta sulla componentistica auto è forte: un vecchio dossier della Regione parlava di 900 posti di lavoro persi, e non c’era nel conto la Trw...
È proprio il dossier che ha accompagnato l’istituzione dell’area di crisi complessa: cioè uno stock di agevolazioni per chi vuol investire. Ma l’investimento più rilevante è in ballo sul porto: la Darsena Europa. Vedremo se gli oltre 500 milioni di euro messi sul tavolo dalla mano pubblica (soprattutto Authority e Regione Toscana) mobiliteranno un pacchetto da 300 milioni di investimenti privati. Il bando c’è, ma l’Autorità Portuale che ne ha la regia è in mezzo al guado perché sono mesi che si attende inutilmente la nomina del nuovo presidente: risulta che sia proprio sui tavoli di Palazzo Chigi. Nel frattempo, l’attuale commissario Giuliano Gallanti, protagonista tanto del Prg che della maxi-Darsena, ha già detto la sua sul referendum: ha firmato l’appello per il no insieme a un centinaio di giuristi e avvocati.
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