Gioco
A-Social, Dario Marzi racconta a colpi di foto la dipendenza da smarthphone
Livorno, alla Biblioteca Labronica (e poi all'emeroteca di via del Toro) le immagini scattate dal fotografo del Tirreno: obiettivo puntato sulla dipendenza da telefonini
LIVORNO. Si chiama "A-Social" ed è il primo progetto fotografico di Dario Marzi, giovane e talentuoso fotoreporter del Tirreno. La mostra, 27 scatti con cui Marzi racconta per immagini quanto le tecnologie e i nuovi mezzi di comunicazione, in particolare i social media, abbiano modificato abitudini e modi di interagire e relazionarsi, è stata inaugurata nel pomeriggio di venerdì 18 e rimarrà visitabile fino a sabato 26 novembre nella Biblioteca Labronica "Guerrazzi" di villa Fabbricotti.
"Con questi scatti - spiega Dario - voglio raccontare l'abuso di smartphone e tablet da parte delle nuove generazioni, i nativi digitali, ma non solo loro. Le foto raccontano situazioni di vita quotidiana, concreta, reale: accanto a immagini più serie ho voluto accostare situazioni più divertenti, come la scena della rapina, così per smorzare la situazione, attirando l'attenzione dell'osservatore".
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Gli scatti - aggiunge il fotografo - sono stati realizzati nei mesi scorsi, tra maggio e agosto a Livorno, in diverse location: Accademia Navale, viale Italia, ma anche strade interne del centro città, quelle più periferiche, come nel caso del sottopasso di Salviano, e nei luoghi domestici, che si vivono quotidianamente come il supermercato.
Ma com'è nata l'idea di questo progetto fotografico? Dario Marzi lo spiega così: "Stavo parlando con un mio amico di argomenti seri e abbastanza particolari: nel bel mezzo della conversazione, lui ha preso in mano il telefono per controllare internet. Questo episodio ha fatto nascere in me l'idea di realizzare qualcosa che parlasse di questi argomenti. Il mio obiettivo è di indurre le persone a riflettere su quanto la tecnologia stia avanzando in fretta e di come il collegamento con i social network, spesso, costituisca un distacco dalla realtà, dalla società per così come la conosciamo".
Vicino a un emozionato Dario Marzi, l'assessore alla cultura Francesco Belais, che ha creduto nel progetto fin dall'inizio, e la giornalista del Tirreno Lara Loreti. "La mostra - spiega Belais - dimostra l'attenzione del Comune nei confronti della fotografia e la predisposizione dell'amministrazione di accogliere le buone proposte che arrivano dai cittadini. Del progetto mi ha colpito il messaggio: un tema importante, che dimostra quanto tutti siamo dipendenti da telefoni e tablet. Mi è piaciuto il progetto è ho ritenuto che la biblioteca fosse il luogo adatto nel quale collocarla, visto che è molto frequentata da giovani".
"Dario - racconta Lara Loreti - è un ragazzo eccezionale, un grande professionista nonostante la giovane età: sta crescendo e dimostra capacità di riflessione e una consapevolezza matura nelle sue fotografie". Emozionato e orgoglioso anche il fotografo Riccardo Repetti, quasi un "papà" professionale di Dario. "Una bella emozione essere qui oggi. Dario dimostra sempre tanta passione in tutto ciò che fa. Mi auguro che sia il primo passo di una lunga strada". Dopo villa Fabbricotti, la mostra si trasferirà all'emeroteca di via del Toro, dove rimarrà esposta per circa un mese.
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