Il Tirreno

Livorno

«Porta a porta un disastro facciamo le isole verdi»

di Juna Goti
«Porta a porta un disastro facciamo le isole verdi»

I commercianti propongono al Comune di realizzare aree di stoccaggio per togliere i rifiuti dai marciapiedi: «Pronti anche a contribuire alle spese»

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LIVORNO. Su una cosa residenti e commercianti della Venezia sembrano d’accordo: «La raccolta differenziata, così com’è organizzata, non funziona». Giovedì lo ha ripetuto al Caffè Tirreno anche Gigi Suardi, che nel rione dei canali non ha bisogno di grandi presentazioni. Qui lo chiamano “il sindaco”. Un po’ perché è nato e cresciuto in Venezia, e la sua è una delle storiche famiglie del rione. Un po’ perché per una vita ha guidato la sezione nautica rossobianca, che da queste parti è una specie di istituzione, come racconta la foto del gozzo a dieci remi appesa anche alla parete del bar Letredi, in piazza del Luogo Pio.

Il racconto di Suardi fa capire perché molti residenti oggi continuano a criticare la gestione della raccolta differenziata porta a porta, che proprio in Venezia, primo tra i quartieri livornesi, è stata sperimentata dal 2013. Così come lo raccontano le parole dei commercianti, che attraverso il centro commerciale naturale guidato da Massimiliano Sodano, hanno fatto al Comune una proposta chiara: «Isole verdi per stoccare i rifiuti del quartiere, se serve siamo pronti anche a pagare le spese».

«Sto in via Borra da anni - racconta Suardi - avevamo uno “stabilino” di marmo che era un gioiellino, ora è uno schifo. Il motivo? All’inizio il porta a porta veniva fatto da tutti i condomini in modo regolare, portando sotto casa, alle ore giuste e nei giorni giusti, i contenitori che erano stati consegnati dall’Aamps. A mano a mano che il servizio è andato avanti, i condomini hanno iniziato a trovare i bidoncini lasciati sotto casa sporchi, con la pipì dei cani o le bustine di feci all’interno. Vi lascio immaginare: cattivi odori, situazioni spiacevoli, disagi. Morale della favola: i condomini hanno iniziato a tenere i contenitori in casa e a portare sul marciapiede direttamente le buste di plastica, alla vecchia maniera». Così «soprattutto nei giorni di ritiro dell’organico, i marciapiedi di via Borra, che dovrebbero essere il giardino di Livorno, si sono ritrovati pieni di ogni cosa». Compresi i gabbiani, che rompono le buste facendo uscire i rifiuti, e i topi.

«Ho dei parenti a Montelupo - arriva al punto Suardi - anche loro fanno la differenziata e hanno i bidoncini in casa, ma poi li svuotano direttamente nelle isole dove ci sono cassonetti più grandi che si aprono con un chip. Se fanno bene la raccolta hanno addirittura uno sconto sulla tassa dei rifiuti. Chiediamo di sperimentare una cosa simile anche qui, compatibilmente con le spese che il Comune o Aamps dovrebbero sostenere. Questo sarebbe un buon modo per fare la differenziata». Facendo un giro tra i canali ci si accorge che dai portoni di alcuni palazzi i bidoncini sono spariti o sono quasi vuoti. «Perché in molti - raccontano tra un marciapiede e l’altro - si sono stufati e vanno a buttare la spazzatura nei cassonetti fuori, ad esempio sul viale degli Avvalorati». E così una parte della raccolta va a farsi benedire.

Massimiliano Sodano, titolare del ristorante QB e presidente del centro commerciale naturale, racconta la proposta che gli esercenti hanno fatto all’amministrazione pentastellata: «Per risolvere i problemi creati dal porta a porta, proponiamo di realizzare delle isole verdi, in aree da individuare con Aamps e Comune, dove stoccare i rifiuti del quartiere. Siamo pronti anche a fare a spese nostre le recinzioni, a creare zone decorose, magari con un po’ di verde, dove a fine turno noi commercianti possiamo portare i rifiuti in modo da rendere le aree pedonali più vivibili e decorose». A ottobre, come mostrano gli esercenti, l’assessore Giuseppe Vece aveva risposto che l’amministrazione stava valutando se un’operazione di questo tipo sarebbe potuta rientrare nel bilancio del 2016 o del 2017.

Oggi il quartiere è in attesa di una risposta. E spera che arrivi in fretta. Anche perché le foto scattate da residenti e commercianti non fanno onore al rione più a vocazione turistica della città. Nel cellulare di Stefano Savi, residente, c’è la foto scattata dall’alto sul viale Caprera che pubblichiamo a lato: «Quando esco la mattina alle 5 ci sono topi e gabbiani».

«A volte - racconta Dario Santi, del bar Letredi - arrivano turisti che guardandosi intorno ci chiedono: “ma è questa la Venezia?”». «Qui - spiega - ci sono molte attività che fanno orari diversi. Il ristorante accanto a me, ad esempio, la sera quando apre trova sul marciapiede la mia spazzatura, mentre quando apro io, la mattina, trovo la sua. Non è il massimo per i clienti seduti ai tavoli, soprattutto d’estate». In più «questi bidoni sono aperti, chiunque può gettarci dentro la spazzatura: io ho preso una multa da 50 euro perché in mezzo al mio materiale c’erano pannolini per bambini? Secondo voi sono i rifiuti di un bar?». Episodi che non si verificherebbero con aree ad hoc o contenitori gestibili solo dai diretti interessati.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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