Gioco
Assediati per ore dalla nube maleodorante
Vento di terra e niente gasiere in rada, stavolta i guai non arrivano dal mare. Eni e Asa: niente incidenti né rilasci nell’aria
LIVORNO. La cosa certa è che una nube maleodorante è piombata velocemente sulla città intorno alle 8 di ieri mattina: chi o cosa l'abbia scatenata di preciso, al momento, non è dato saperlo, di sicuro però ci sono le segnalazione, a centinaia, che sono fioccate telefonicamente al nostro giornale, all'Asl, all'Arpat e ai vigili del fuoco e che sono inevitabilmente rimbalzate sui social network.
«Le segnalazioni in tempo reale sono importanti – spiega l'Arpat – perché è solo incrociando l'ora precisa in cui l'evento si manifesta e in che luogo, con le condizioni climatiche del momento (direzione del vento eccetera) che si può risalire con più facilità all'origine del fenomeno».
È sui social che corre in presa diretta il mugugno dei cittadini: «Puzza infernale in città, zona via Grande, chi la sente?», scrive Paola Nazzari su “Sei livornese se...”, intorno alle 8.30 e subito sotto Elena Benassi: «Anche viale Italia». Dopo pochi minuti tutto diventa chiarissimo: tre quarti di città, intorno alle 9 del mattino sono ammorbati da un odore molto intenso, che si estende da via Mastacchi a via Goito e che riesce a penetrare anche nelle abitazioni con le finestre chiuse. Probabilmente acuito da una specie di “cappa” sulla città: con l’aria che ristagna perché i venti sono molto deboli.«Cattivo odore così forte mai», scrive un utente. Gino Lezzo ironizza citando addirittura Francis Ford Coppola: «Adoro l'odore del napalm al mattino, ma così si esagera».
Difficile anche stabilire a che cosa corrisponda l'odore esattamente. Ai più sembra «gas». Claudio Bocelli scrive: «Sembra puzzo di gasolio», altri, come Maira Bianchi indicano: «In via Magenta, puzzo di gas». Nelle telefonate ai centralini c’è chi parla di «un forte odore di zolfo misto a gomma bruciata». Gabriele DeRosas prova a dare una spiegazione: «Sarà la solita gasiera che perde», ma subito argomenta Francesco Di Fonzo: «Non ci sono navi gasiere in porto e il vento è di terra».
L'Arpat è stata subito allertata dai vigili del fuoco, e quando si è registrato il picco tra le 8 e le 10, i tecnici erano già all'opera per cercare di individuarne l'origine. L'agenzia ambientale ha effettuato un sopralluogo in centro e nella zona nord estendendo gli accertamenti anche alle aziende della zona industriale, ma non si sono evidenziate cause certe e responsabilità.
La stessa Protezione Civile del Comune ha adottato tutte le misure previste, con un giro di ricognizione per monitorare le nove aziende a rischio di incidente rilevante presenti sul nostro territorio, ma il controllo ha dato esito negativo: l'Eni ha informato che non ci sono stati né incidenti né rilasci di sostanze, così come Asa ha confermato che dai loro rilievi strumentali non si è registrata alcuna fuga di metano.
La nuvola – spiega Leonardo Gonnelli, responsabile della Protezione civile del Comune di Livorno – probabilmente quindi di origine locale, si è dissolta verso le 11.30 e a quell’ora non ci sono state più chiamate dai cittadini, se si eccettua, verso mezzogiorno, un’ulteriore segnalazione isolata all'Arpat. Ora ci saranno da analizzare anche i dati delle varie centraline della qualità dell'aria.
Se c'è una cosa certa è che la provenienza della nube non è sicuramente “marina”. I venti dominanti, sottolineano dall’Avvisatore Marittimo, dalla mezzanotte di ieri hanno soffiato dalla direzione est - nord est, quindi prevalentemente da terra.
Anche dal territorio del Comune di Collesalvetti, conferma l'assessore colligiana Riccardo Demi, nella mattinata di ieri non era arrivata alcuna segnalazione. Specie nella zona di Stagno, due anni fa ci sono stati episodi ripetuti di maleodoranze che hanno spinto il Comune di Colle ad aprire un percorso di indagine con Arpat. «È stata individuata una delle cause, non la sola, di queste maleodoranze all'interno della raffineria Eni – spiega Demi – e questo ha portato ad alcune prescrizioni del ministero dell'ambiente che sono in corso di attuazione all'interno dello stabilimento».
Giusto circa due settimane fa insieme ad Arpat, i Comuni di Livorno e Collesalvetti hanno presentato un progetto strutturato per il controllo e l'indagine di questi fenomeni. Un progetto voluto dalle due amministrazioni e che si propone di dare risposte certe ai cittadini.
Intanto, arriva una precisazione dalla Lonzi Metalli: l’azienda, già al centro di polemiche che sui social qualcuno e indicata come possibile causa dell'evento, tiene a sottolinare di non essere «in alcun modo responsabile» (e segnala che «chi, attraverso mezzi di informazione o social media, sosterrà qualcosa di diverso, sarà querelato per diffamazione»). «L'impianto – afferma la Lonzi Metalli – non ha alcun processo a caldo o chimico che possa minimamente produrre quel genere di odore. Tutto è regolarmente funzionante, tant'è che nella zone di via del Limone l'odore non è neppure percepito. Chiunque può verificare di persona».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
