Gioco
A Livorno nella pancia della Lega nord tra artigiani, pensionati e pezzi dell’ex Pdl
I vertici del Carroccio in Corea con la sindaca di Cascina Susanna Ceccardi: «Livorno la prima in Toscana a voler cambiare, e ora...»
LIVORNO. Lo dice senza girarci tanto intorno Susanna Ceccardi: «Sì, parliamo alle pance delle persone. Perché forse sono vuote e altri non se ne sono accorti». E ci prova: «Livorno in Toscana ha dato il primo segnale di cambiamento, il primo la». Ma «Livorno si sta anche svegliando, perché capisce che la scelta di protesta fatta votando i cinque stelle non è quella giusta». La sindaca di Cascina giovedì ha preso il microfono dell’ex circoscrizione 1 per parlare di sicurezza e ragioni del no al referendum costituzionale con il parlamentare Giacomo Stucchi (Copasir) e i vertici regionali e locali della Lega.
Dentro si parla in pieno stile e toni salviniani di immigrazione («con i soldi che arrivano alle coop amiche, noi potremmo garantire alle famiglie gli asili gratis»), di elezioni Usa («le élite chiuse nelle torri d’avorio cominciano a vacillare»), di sicurezza. Mentre fuori si accende la protesta lanciata dall’assemblea autonoma livornese, con un altro fronte che il 4 dicembre voterà no, ma che con uno striscione rivendica: «il nostro è antifascista, il vostro è opportunista». E giù con la contestazione alla sindaca.
Sindaca, o sindaco, come preferirebbe la chiamassimo il presidente regionale della Lega, Francesco Pellati («su via, non fate come la Boldrini»), che a due anni e mezzo dalle amministrative fa capire che, al di là delle iniziative referendarie, nella pancia anche di molti livornesi i leghisti (Borghi in città alle ultime regionali è schizzato al 17%) sperano di poterci arrivare davvero. «Tutto lascia pensare che possa essere così», dice a margine. «La politica italiana è tripolare. Qui, dopo settant’anni, ci ha lasciato le penne lo schieramento di sinistra, ora ci sta lasciando le penne l’alternativa M5S. A questo punto, i livornesi hanno molti difetti, ma sono intelligenti». «Stiamo faticosamente costruendo un personale politico - aggiunge - che sia in grado di reggere la sfida. Con le palle, o qui non si va da nessuna parte».
Ma di chi sono le facce sedute di fronte ai vertici leghisti? In sala ci sono una cinquantina di persone. Nelle prime file ci sono tanti non livornesi, come Carla Abruzzese (50 anni), arrivata da Vecchiano, nella Lega da quattro anni. «Ho due figli disabili, l’unico che ha saputo dire che 270 euro al mese per i disabili non sono una cosa normale è stato Salvini». Poi, «sto da vent’anni in una casa popolare, se facessi domanda oggi non l’avrei più». Al polso ha un bracciale di gomma simile a quello che Filippo Nogarin ha sfoggiato tante volte. Ma mentre sul bracciale del sindaco pentastellato sono stampate le cinque stelle del Movimento, su quello verde della donna si legge il salviniano “ruspe in azione”.
Seduti dietro si rivedono anche pezzi del vecchio centrodestra livornese (mondo Pdl-Fi), che fino a un paio di anni fa si sono seduti ai banchi dei consigli comunale e provinciale. Ci sono Bruno Tamburini e Massimo Ciacchini, nella Lega, seduti uno accanto all’altro. C’è l’ex consigliere comunale Gionata Giubbilei (ex Fi), insieme a un gruppo di imprenditori livornesi e a un trentenne dell’esercito. Giubbilei non è iscritto al Carroccio, è qui perché «volevo sentire la ragazza di Cascina». «Ci stiamo organizzando per le prossime elezioni - anticipa - stiamo organizzando una lista civica con Luca Cosimi». Il giovane consigliere di San Vincenzo.
Attivissima nella sala, ecco anche Costanza Vaccaro, che nel 2014 si era candidata alla guida del municipio per il Nuovo Centrodestra. Il partito di Alfano oggi sembra lontanissimo. Da qualche mese si è iscritta alla Lega: «Mi ha convinta Salvini, mi è sembrato una persona vera, perbene. Metto le mie battaglie al servizio della causa».
E i livornesi? Qualcuno è silenzioso, seduto in penultima fila, altri prendono il microfono. Come Gaetano Cancellieri, 69 anni, pensionato, che rivendica subito di essere di Shangai. Uno dei quartieri più popolari di Livorno. Si è iscritto alla Lega quattro o cinque mesi fa, è reduce dall’ultima manifestazione del fronte del No a Firenze. È stato iscritto per vent’anni al Partito socialista, poi racconta di aver sempre votato Lega, salvo una parentesi di simpatia per An. «Oggi si vince o si perde sull’immigrazione. Si trovi il modo di dare più soldi alle famiglie italiane». Al ballottaggio 5S-Pd del 2014 ha votato Nogarin, «per avere un cambiamento, che però non c’è stato».
Anche Massimo, artigiano di 49 anni, al ballottaggio ha votato per dare la “spallata”. Non vuole che sul giornale ci finisca il suo cognome: «Io a Livorno ci lavoro, preferisco di no». «Mio nonno - racconta - è stato uno degli scissionisti del 1921, ho avuto tre nonni partigiani, da giovane sono stato iscritto alla Fgci». Che ci fa nella Lega? «Sono sempre stato un cultore del percorso federalista». Poi «tutela chi vive del proprio lavoro, chi sta nella legalità». E a Livorno? «Tra immigrazione incontrollata, illegalità e mancanza di lavoro, oggi c’è terreno fertile. Ho amici che nel giro di tre mesi hanno perso il lavoro e occupano con due figli la torre della Cigna. Dove vogliamo andare?».
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