Il Tirreno

Livorno

Sassata dagli spalti contro un calciatore Il giudice: si rigioca

di Fabrizio Pucci

L’incidente al campo del Gabbro in Terza Categoria L’arbitro aveva sospeso la gara, ma niente 0-3 a tavolino

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di Fabrizio Pucci

GABBRO

Un sasso lanciato dagli spalti colpisce alla testa un giocatore. L’arbitro sospende la partita, ma il Giudice Sportivo ne sconfessa la decisione comandando la ripetizione della gara. Il caso – che definire singolare è un eufemismo – si è verificato nel campionato provinciale di terza categoria. La partita incriminata è quella tra La Cantera Gabbro e l’Etrusca Marina valevole per la sesta giornata di campionato.

I FATTI. Al 25’ del secondo tempo con le squadre in perfetta partita (1-1) il calciatore dell’Etrusca Diego Esposito viene colpito da un sasso lanciato dalla tribuna che gli procura una ferita alla testa con fuoruscita di sangue. Il direttore di gara, vista la situazione, opta per la chiusura anticipata della partita e manda tutti negli spogliatoi. Una decisione ritenuta evidentemente affrettata dal Giudice Sportivo Giovanni Ongaretto che – come ogni mercoledì – due giorni fa si è pronunciato sull’accaduto. Chi si aspettava la non omologazione del risultato maturato sul campo e la sconfitta per 0-3 a tavolino ai danni dei padroni di casa è rimasto di stucco perché il giudice oltre a disporre la ripetizione della partita si è limitato a comminare una multa di 200 euro alla società La Cantera Acli Gabbro «per avere – si legge nella sentenza - un tifoso isolato lanciato un sasso contro un calciatore avversario colpendolo alla testa procurandogli fuoriuscita di sangue».

SENTENZA: LA MOTIVAZIONE. Tutta da leggere la motivazione che ha portato alla ripetizione della partita e non allo 0-3: «A parere di questo Giudice non sussistevano le condizioni oggettive richieste dalla giurisprudenza sportiva per poter sospendere la gara, trattandosi per lo più di un timore soggettivo da parte del direttore di gara, senza che vi fossero fondate ed oggettive situazioni di pericolo tali sa sfuggire al suo controllo».

In sostanza, secondo la giustizia sportiva la scelta di interrompere la partita è stata fatta senza che ci fosse un evidente pericolo di irregolare conclusione della stessa che – per esempio – sarebbe causato dall’invasione di campo da parte di più persone. Quello dell’arbitro, insomma, sarebbe stato un errore tecnico a cui porre rimedio solo con la ripetizione della partita.

I PRECEDENTI. In passato, di giocatori colpiti da oggetti lanciati dagli spalti purtroppo se ne sono visti a decine. Andando indietro negli anni, nel 1987 il napoletano Renica colpito alla testa da una rondella lanciata da un tifoso del Pisa. Il giocatore fu sostituito, la partita finì regolarmente e gli azzurri la vinsero a tavolino. Analogo caso si verificò nel 1990 a Bergamo. Sempre un giocatore del Napoli – in questo caso Alemao – fu colpito da una monetina scagliata da un tifoso dell’Atalanta. Il brasiliano non chiuse la partita – che invece arrivò al 90’ e i partenopei si aggiudicarono i due punti per decisione del giudice sportivo. Quella vittoria tra l’altro permise al Napoli di vincere lo scudetto.

CALCIO E VIOLENZA. Le differenti decisioni dell’arbitro di La Cantera-Etrusca e del Giudice Sportivo, non possono comunque passare inosservate. Il direttore di gara avrebbe dovuto rispettare il regolamento, chiudendo la partita al 90’ e dando la possibilità all’Etrusca di sostituire il giocatore. Dall’altra parte - il giudice avrebbe potuto emettere una sentenza più afflittiva. Resta fermo un concetto base: nel calcio non può e non deve esserci posto per la violenza.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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