Il Tirreno

Livorno

«Siamo della Regione» ma derubano suore e preti

«Siamo della Regione» ma derubano suore e preti

Due truffatori si spacciano al telefono per dipendenti pubblici e riescono a farsi dare 6mila euro da due istituti religiosi: ma la polizia li individua

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LIVORNO. «Siamo della Regione Toscana, abbiamo fatto per sbaglio un versamento sul vostro conto, dovete restituirci i soldi altrimenti vi blocchiamo tutte le operazioni bancarie». Una truffa spietata che ha preso di mira suore e sacerdoti degli istituti di religiosi di tutta Italia. E nella rete dei malviventi sono finiti anche due centri religiosi livornesi. Facendo leva sulla buona fede di persone che dedicano la vita al prossimo e al sacrificio, i truffatori sono riusciti ad ottenere bonifici per circa 6000 euro, soldi che i malcapitati hanno tirato fuori anche dalle proprie tasche. Ma la squadra mobile della polizia, guidata da Giuseppe Testaì, dopo un’indagine fatta di incroci di dati e analisi tecniche, ha trovato i responsabili e li ha denunciati: nei guai due torinesi quarantenni.

Tutto inizia quando, nei mesi scorsi, i responsabili dei due istituti religiosi livornesi - quello delle suore trinitarie di piazza Anita Garibaldi e un altro in centro - vengono contattati da un falso dipendente della Regione Toscana (l’ente risulta estraneo ai fatti), che li informa di un “banale” errore di versamento sul loro conto corrente dalla Regione. La richiesta è la restituzione immediata dei soldi, altrimenti il conto sarà bloccato.

Il finto addetto della Regione, come appurato dalla polizia, inganna le vittime dicendo loro che sono stati erogati stanziamenti da parte della Provincia di Livorno (che pure è del tutto estranea ai fatti) e della Regione Toscana, in favore degli istituti religiosi per poter eseguire alcune ristrutturazioni, ma che la somma versata è stata per sbaglio maggiorata di alcune migliaia di euro. Quindi i soldi in più devono essere restituiti.

Per vincere la titubanza iniziale dei religiosi, i truffatori forniscono loro utenze telefoniche - intestate in modo fittizio a stranieri inesistenti o prestanome – da chiamare per chiedere spiegazioni e verificare. Gl interlocutori complici, contattati di volta in volta, d’accordo con i truffatori rassicurano le vittime spacciandosi per alti dirigenti del Ministero, ora per direttori di banca. Infine, per vincere le ultime resistenze delle vittime, i truffatori giocano la carta più convincente: il bonifico va fatto tutto e subito «pena il blocco degli stanziamenti e i contributi già richiesti alla Regione, per i lavori urgenti di restauro». I due anziani religiosi, a quel punto, fanno i bonifici postali, per circa 6.000 euro totali, somme prelevate sia dai fondi utilizzabili per la ristrutturazione dell’istituto sia dai conti privati delle vittime.

Quando si rendono conto dell’inganno, è tardi. Scatta allora la denuncia in questura. La mobile si muove subito e individua i responsabili, entrambi specializzati in questo genere di truffe. Secondo la polizia, i due, forse con l’aiuto di complici, negli ultimi mesi hanno fatto truffe a istituti religiosi in Sardegna, Lazio, Piemonte per un totale di decine di migliaia di euro.

Lara Loreti

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di Redazione web