Il Tirreno

Livorno

Senzatetto a 60 anni aiutata dagli “angeli”

di Lara Loreti
Senzatetto a 60 anni aiutata dagli “angeli”

Stava nella galleria di via Cairoli: baristi e vigili le pagano l’hotel

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LIVORNO. L’umanità dei baristi del Carolina Caffè è racchiusa in quel cappuccino: il latte caldo, schiumoso, che fa sentire vivi e coccolati. Jessica l’ha bevuto un sorso alla volta, come per far durare di più quel momento di vicinanza in cui ci sente tutti amici. Anche se alle spalle si hanno storie, sofferenze e speranze diverse. Sessant’anni, immigrata in città dall’Ecuador, Jessica non ha avuto una vita facile. Giunta a Livorno in cerca di una seconda chance, si è ritrovata presto in difficoltà. Ma sulla sua strada ha incontrato chi ha saputo tenderle la mano: i ragazzi del Carolina in primis, che l’hanno accolta nel caffè di via Cairoli e rifocillata. E poi gli agenti della polizia municipale. Baristi e vigili si sono messi insieme, hanno raccolto la sessantenne dalla strada e le hanno pagato una notte in hotel per sottrarla al freddo e a un destino che stava per preannunciarsi crudele.

Già perché nelle notti fredde di questo autunno, che dal un lato tarda ad arrivare e dall’altro ci fa assaggiare i rigori invernali, Jessica ha conosciuto il dolore. Desiderosa di riscatto, si è trasferita a Livorno nei mesi scorsi. In cerca di un lavoro e di nuove prospettive. E per cominciare l’avventura, si è appoggiata a casa di una connazionale, nella quale è rimasta qualche tempo. Ma nel giro di pochi giorni, l’amica, per motivi personali, l’ha mandata via dal suo appartamento. E Jessica si è ritrovata in mezzo alla strada. Senza un tetto né un soldo. Ha provato a reagire, a cercare un lavoro, ma presto si è rassegnata a vagare per la città, da un marciapiede all’altro, da uno scalino a un angolo riparato, dietro una pianta o sotto un ponte. Finché è approdata in centro. «Aveva paura di addormentarsi - racconta una agente della polizia municipale - è per questo che cambiava sempre posto dove stare. Ci ha raccontato infatti di essere stata aggredita e molestata più volte da un da un uomo, pare un nordafricano, e di essere terrorizzata». È per sfuggire al pericolo che la sessantenne venerdì ha trovato riparo nella galleria di via Cairoli, a un passo dal noto Carolina Caffè.

«Si è presentata timidamente qui da noi e con educazione ha chiesto se poteva restare un po’ seduta a uno dei nostri tavoli - dice il titolare Andrea Scali, che gestisce il caffè con la moglie Patrizia Bacci - Era ben vestita, non dava l’idea di una “barbona”. Noi ovviamente l’abbiamo accolta. Poi alla chiusura, ci ha chiesto se poteva dormire nella nostra veranda. Una richiesta che ci ha colto di sorpresa. Allora con i miei dipendenti abbiamo deciso di aiutarla. Le abbiamo offerto da bere e da mangiare. Poi ci siamo attivati per trovarle una camera in albergo». I dipendenti del Carolina, a quel punto, hanno chiamato i vigili, e gli stessi agenti hanno fatto una colletta per aiutare la ecuadorena. Baristi e municipale hanno poi allertato il Sefa (Self emergency first aid) per trovare una sistemazione più stabile (almeno di 20 giorni) alla donna, nel centro di via Terreni che fornisce la prima assistenza ai senzatetto. «Le abbiamo anche detto che poteva tornare l’indomani (ieri ndr) a fare colazione, ma non si è vista - racconta Scali - Lei ci ha ringraziato, era sollevata, e noi contenti di aver fatto del bene».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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