Il Tirreno

Livorno

«Più spazi per i bambini e via tutti questi rifiuti»

«Più spazi per i bambini e via tutti questi rifiuti»

Tra i blocchi popolari di via Badaloni e via Bengasi con commercianti e abitanti «Le botteghe chiudono, i palazzi invecchiano. Non abbandonate queste strade»

3 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO. Un rifugio per i più piccoli, un luogo dove i bambini possano giocare, studiare, divertirsi, imparare: in particolare una biblioteca o una ludoteca, uno spazio in mezzo ai blocchi popolari che vada ad aggiungersi alle tante attività dei Salesiani che si affacciano su Colline. A chiederlo sono i residenti della grande area che si estende tra il confine di Colline e la stazioni. Palazzoni popolari e palazzine private che si snodano intorno a via Badaloni e via Bengasi, dove giovedì ha fatto tappa il Caffè Tirreno.

Tra i frequentatori del Bar Bengasi c’è anche Salah Agrebi. «Sono nato in Tunisia, importato a Pisa e trapiantato a Livorno», sorride. Qui lo conoscono un po’ tutti, perché è uno di quegli abitanti che si danno parecchio da fare. Ci accompagna in uno dei cortili popolari che si affacciano su via Badaloni: ci sono biciclette abbandonate, scooter smontati, qualche mobile o copertone lasciato tra le piante. «Guardate come siamo messi, io ogni tanto mi offro di tagliare l’erba», racconta. Agrebi è chiaro: «Non chiediamo il mondo, ma più attenzione per nostri bambini. Qualche spazio per giocare, una biblioteca. Non tutti hanno il computer in casa o uno spazio al chiuso dove divertirsi. Questa è una zona popolare, ci sono tante persone che non trovano lavoro e che stanno vivendo difficoltà».

Pochi metri più avanti, lungo via Bengasi, residenti e commercianti segnalano il cornicione messo male di uno dei palazzi popolari e chiedono che Casalp intervenga. Mentre proprio a pochi metri, in via Badaloni, un altro cornicione è stato appena messo in sicurezza dopo un servizio del Tirreno.

Sia intorno alle poche panchine dello spiazzo verde di via Badaloni - perché di parco è difficile parlare - che lungo via Bengasi, una cosa salta subito all’occhio: i rifiuti ingombranti abbandonati ai cassonetti. Magari anche da qualche extra-quartiere che ha pensato bene di venire qui a scaricare rifiuti che andrebbero smaltiti in ben altro modo.

Antonio Chiesi ne indica qualcuno sul marciapiede accanto alla sua storica carrozzeria “La stazione”, in via Bengasi. Ci sono carcasse di televisori, cucine, vecchi stereo, materiale da lavoro, divani. «Tra gli anni Ottanta e gli anni Novanta - racconta - il quartiere era diverso, più vivo, c’erano più botteghe. È stata soprattutto la “nostra gente” ad abbandonarlo». Scuote la testa: «Noi ci teniamo, ci diamo da fare per tenere pulita l’area, facciamo il massimo. Negli anni abbiamo fatto decine di foto ai cassonetti per chiedere l’intervento dell’Aamps, qui abbandonano di tutto, anche rifiuti elettronici».

«A volte troviamo i mobili alla nostra porta», racconta anche Raffaele Chiesi. Che poi da via Bengasi lancia un appello al Comune sul fronte del traffico e della sicurezza. «Questa è una strada molto traffica, è stretta e le auto vanno forte. Chiediamo al Comune di mettere i dissuasori di velocità».

Un’analisi del quartiere arriva anche dal volontario della Caritas Roberto Casarelli, da 60 anni residente in zona: «Questo era un quartiere popolare, con un grande spirito di comunità oggi disintegrato», sostiene: «In zona sono stati inseriti troppi casi sociali rilevanti ed è diventato un rione difficile. Quello che oggi le istituzioni dovrebbero fare è pensare a come ricostruirlo, con spazi da dedicare alla cultura, al volontariato, alle attività. Tra via Baroni, via Badaloni, via Bengasi manca tutto».

(j.g.-f.s.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web