Gioco
Dalla Gargotta allo Yacht Club, addio a Gabriella Fassorra
Per mezzo secolo, col marito Franco Faraoni, ha gestito alcuni dei migliori ristoranti di Livorno. Stamani alle 11.30 i funerali
LIVORNO. E' morta venerdì mattina Gabriella Fassorra, vedova di Franco Faraoni e madre di Massimo, fondatore del Don Bosco Basket. Aveva 76 anni. Con lei se ne va un pezzo della storia di Livorno degli ultimi 50 anni e un'istituzione della ristorazione toscana.
Commerciante, imprenditrice, cuoca, Gabriella era stata un'antesignana della cucina moderna e i piatti che negli anni Settanta aveva portato in città, quando insieme al marito Franco aveva trasformato il fondo in via San Carlo del suocero Alipio Faraoni dalla cantina di Cannone (ribattezzata così dai frequentatori perché il vino era una cannonata) alla Gargotta del Buongustaio, lo raccontano meglio di qualunque parola: risotto alla fragola, crepe ai formaggi. «Ne sfornava anche 200 in una giornata, le faceva in una padellina, una a una, girandole con le dita, i clienti le adoravano e volevano il bis», ricordano la figlia Laura e il genero Gianni.
Non è un caso che nel 2006 Aldo Montano scelse lei per aprire lo 0586 a Roma. «Mamma accettò con entusiasmo, organizzò la cucina, portò i suoi piatti e rimase lì il primo mese per lanciare il locale», racconta ancora Laura.
Fu l'ultima esperienza di Gabriella Fassorra dietro ai fornelli dopo una vita da globetrotter dei ristoranti, passata sempre accanto al marito Franco, chef tra i più noti di Livorno, scomparso nel 1997. «Lui stava al forno, specializzato nei secondi di carne e di pesce, lei faceva i primi e soprattutto si dilettava negli antipasti».
La prima volta fu al Boccale, poi il Romito, e dunque la Gargotta, che segnò la svolta nel percorso imprenditoriale e culinario dei Faraoni, appuntamento immancabile per la Livorno che tra i Settanta e gli Ottanta voleva mangiare bene e nuovo in una location caratteristica, la vecchia cantina in cui un tempo infiascava Alipio, capostipite della dinastia di vinai diventati una leggenda della città, che in ogni mostra di antiche fotografie appaiono in posa davanti alle enormi "barchette", carri trainati da poderosi cavalli, carichi di pittoreschi ed elegantissimi fiaschi di Chianti, il vino preferito dai livornesi, come ricordava in una delle sue storie il giornalista Otello Chelli.
Dopo la Gargotta arrivò lo Yacht Club, affacciato sul porto Mediceo, in cui la cucina moderna dei Faraoni si sposava con l'eleganza di una location in e frequentatissima. Undici anni di gestione a cavallo tra gli Ottanta e i Novanta, che lanciarono definitivamente Franco e Gabriella nell'olimpo della ristorazione livornese, insieme al fratello di lei Mario Fassorra e alla cognata Simonetta. Ma non finì lì.
Il sogno di entrambi era quello di riprendere un ristorante in via Mondolfi, nel cuore di Ardenza, in cui Franco, anni prima, aveva dato vita al 77, in un periodo in cui lei si era aperta invece una parentesi nell'abbigliamento col negozio per bambini Popeye di via Marradi.
La morte improvvisa del marito non fermò Gabriella, che con la figlia Laura aprì con successo il suo Faraoni, vero e proprio regno del pesce dedicato al compagno di una vita. Cinque anni di soddisfazioni. Poi, nel 2003, l'insegna si spense per l'ultima volta, ma da allora Gabriella Fassorra ha continuato a godersi la sua vita, piena di amicizie, di passioni e di affetti. E l’ha fatto fino a due mesi fa. Tutte le domeniche in prima fila al palazzetto a tifare Don Bosco, storica creatura del figlio Massimo Faraoni, uno degli uomini più influenti del basket italiano degli ultimi 30 anni. Tutti i giorni in giro per le strade di Borgo, insieme ad Emma, il suo boxer di 40 chili. Tutte le ore possibili insieme all'adorata nipote Cecilia e negli ultimi tre anni alla bisnipote Adele, per cui stravedeva.
«A ferragosto Massimo le aveva regalato un'auto nuova - ricorda la figlia Laura -. Lei c'andava a Quercianella a giocare a carte con le amiche, e al mare, ai bagni Sama». Poi un giorno di fine estate un ictus l'ha colpita, improvvisamente. «E’ successo il 25 agosto - ricorda Laura -. Quella mattina l’aspettavamo da noi, ma non l’abbiamo vista. Cecilia ha capito che era successo qualcosa ed è andata di corsa in via San Carlo, a casa sua. Ha trovata mamma a terra».
Anche davanti alla gravità della malattia Gabriella Fassorra ha reagito da combattente e si è ripresa. Dopo due settimane in ospedale è stata trasferita a Volterra per la riabilitazione. Sembrava in ripresa fino a quando martedì scorso si è sentita male ed è stata portata d’urgenza in ospedale, dove ieri mattina è morta, in un letto della rianimazione.
I funerali si sono svolti sabato mattina alle 12 al cimitero della Misericordia.
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