Gioco
«Il fumo uccide, smetti subito» Ma l’Asl non se ne lavi le mani
di FURIO MENEGHINI Da neo specializzato in Psichiatria, mi occupai di tossicodipendenza da eroina nei secondi '70, quando ancora gli stessi consumatori confondevano i sintomi di astinenza con l'influe...
di FURIO MENEGHINI
Da neo specializzato in Psichiatria, mi occupai di tossicodipendenza da eroina nei secondi '70, quando ancora gli stessi consumatori confondevano i sintomi di astinenza con l'influenza. Dal 1980 ho diretto per 5 anni uno dei primi Sert della Toscana (all'epoca si chiamavano Got), nel 1984 fui ideatore, promotore e responsabile di Pian della Rena, forse la prima comunità terapeutica pubblica in Italia. Non è un curriculum autocelebrativo, è l'indispensabile premessa per chiarire da quale osservatorio guardo al mio attuale stato di dipendenza da fumo di tabacco.
Fumo 30-40 sigarette al giorno, quasi il doppio di quante erano una quindicina di anni fa, quando provai a smettere con un esclusivo sforzo di volontà. Ci riuscii per 9 mesi, e confortato dal risultato (smetto quando voglio) mi concessi un secondo passaggio. Qualche anno dopo dopo la seconda sospensione durò 9 giorni, 9 ore la terza pochi anni fa. Alla soglia dei 70 anni la speranza di vita non trae certo vantaggio da questa pessima "abitudine", non serve essere medici per saperlo, ma il passare degli anni indebolisce la combattività al pari di ogni altra funzione dell'organismo, e allora dove trovare la stampella quando la gamba non regge più?
"Smetti subito" è l'imperativo che oggi accompagna le strazianti immagini imposte sui pacchetti di sigarette. Mi auguro che per qualche adolescente alle prime esperienze il traumatizzante deterrente ce la faccia a contrastare la tipica convinzione giovanile di avere un'infinità di domani per prendere le decisioni giuste: intanto è cresciuta esponenzialmente la richiesta di cover e portasigarette, presumibilmente da parte dei fumatori cronici, convinti o rassegnati.
"Smetti subito" è accompagnato da un minuscolo numero verde, che ti invita a rivolgerti al Centro Antifumo della tua Asl. Esperienza fatta e rifatta: con il massimo rispetto per l'impegno dei colleghi, lo scaffale delle risorse alle loro spalle è più desolante di quello di un supermercato della vecchia Jugoslavia. Viene prescritto un farmaco costosissimo (forse l'unico lato positivo, uno prova ad impegnarsi per non aver dilapidato invano), inizialmente testato con modesta efficacia come antidepressivo, che non antagonizza i recettori e non provoca repulsione, e d'altra parte in giro non c'è di meglio; dopo di che tanti auguri, facci sapere fra un mese come è andata.
E chi lavora sulla ritualità o sui bisogni orali, l'una e gli altri lasciati senza uno straccio di alternativa? E quale sigaretta immaginaria si può utilizzare per "bruciare" la noia di lunghi tempi di attesa, l'ansia per un evento sportivo coinvolgente, la rabbia per una contrarietà, lo stress per un impegno difficile, l'imbarazzo di situazioni impreviste?
La dipendenza fisica da nicotina, certamente un dato di fatto, può essere combattuta con agonisti mirati, ma la dipendenza dall'accendersi una sigaretta è fenomeno più ampio e complesso, che necessita di strategie pensate in grande.
Per definizione stessa di dipendenza, la volontà del soggetto è succube del potere di richiamo dell'oggetto. Di conseguenza, nulla più che una convinta domanda di aiuto può essere chiesta alle capacità di auto gestione del portatore del problema; in altre parole, mettersi nelle mani di qualcuno o qualcosa che metta a riposo l'inane volontà, vi si sostituisca per il periodo necessario e nel contempo la ricostruisca.
Parlando in prima persona per esemplificare un concetto applicabile su larga scala, una o più persone, oppure un luogo, o meglio ancora entrambe le cose, devono frapporsi fra me e la sigaretta, almeno fin tanto che non abbia cominciato ad apprezzare il recupero dell'olfatto, la purezza dell'alito, l'aumento della capacità respiratoria e quant'altro. Il tempo "in isolamento" potrei dedicarlo, per rinforzare la "buona scelta", a lavori socialmente utili (ce ne sono anche per anziani e/o sedentari) e soprattutto a momenti di condivisione del mio sforzo astinenziale con altri soggetti in identica situazione, sotto la supervisione di ex fumatori e operatori qualificati deputati da un lato ad ascoltare, comprendere e fornire rinforzi positivi, dall'altro a preparare il contesto di ritorno più idoneo a mantenere lo stop al fumo.
Il processo dovrebbe durare settimane se non mesi, ed è facile aspettarsi l'obiezione degli altissimi costi che un simile intervento, a prima vista sovrapponibile ad una comunità terapeutica, comporterebbe.
Obiezioni all'obiezione: 1) la comunità terapeutica vanta un alto numero di fallimenti soprattutto in virtù delle mediamente deboli motivazioni di chi vi si rivolge, ma a tutt'oggi rimane la strada migliore per chi non voglia rimanere metadone-dipendente a vita. 2) in alcuni paesi per altri tipi di dipendenza sono stati avviati con discreto successo programmi di affidamento a famiglie di volontari (e persino a piccoli alberghi in crisi), ovviamente con costi inferiori. 3) un forte fumatore sostiene un esborso medio mensile di 150/300 euro: a questa cifra se ne può aggiungere quale contributo alle spese un'altra proporzionata al reddito, preferibilmente in una quota che non riservi l'accesso a pochi facoltosi. 4) i costi sociali delle malattie e delle invalidità correlate al tabagismo sono già riconosciuti elevatissimi, e lo Stato dovrebbe sentirsi chiamato in causa non solo per garantire il diritto alla salute dei cittadini, ma anche in qualità di corresponsabile in quanto titolare del Monopolio.
Non voglio aprire in questa sede una finestra sulle responsabilità che piovono dall'alto sul dilagante problema delle ludopatie, dove la scritta "il gioco può dare dipendenza" è un farisaico eufemismo offensivo dell'intelligenza. Meglio rimanere sulle provocazioni scaturite dalla "mia" dipendenza, pur consapevole che i tempi della storia e della politica sono tali che non sarò lì in prima persona ad usufruire di un dibattito che dovesse aprirsi domani sul tema. Ma l'assordante silenzio di oggi è diventato insopportabile.
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