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Livorno

Delitto del 1991, pronto l’appello del pm

Delitto del 1991, pronto l’appello del pm

Dopo l’assoluzione di Ernesto Fiumicello per l’omicidio del cognato la Procura impugnerà la sentenza

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LIVORNO. C’è amarezza in Procura il giorno dopo l’assoluzione di Ernesto Fiumicello, imputato per il delitto del cognato avvenuto la sera del 30 giugno 1991 nel bosco di Casagiustri, tra Cecina e Montescudaio.

«Leggeremo le motivazioni e presenteremo appello», spiega chi ha indagato per tre anni sicuro, in questo lasso di tempo, di aver raccolto indizi tali da costruire un impianto accusatorio solido anche davanti a un processo.

La tesi delle Procura è semplice: a distanza di 25 anni dall’omicidio, l’inchiesta è riuscita a tessere un impianto indiziario che si posa su due pilastri: il dna del «primo cognato della vittima» trovato sul cappellino e su un guanto che erano sul luogo del delitto misti con il sangue della vittima e l’intercettazione registrata il 4 luglio del 2015 mentre Fiumicello era agli arresti domiciliari. «Mi avessero fregato...100 200 300, no - spiega - sono stato fregato in altre cose... perché prima di 24 anni fa c'avevo una certa testa, ora ho una altra testa e a me mi hanno fregato con una altra testa, non quella di oggi. È così che mi trovo i carabinieri in casa e non vado a lavoro».

Come a dire, quello che ha commesso un errore, è un altro me. Un aspetto che il pm Fiorenza Marrara ha ripetuto anche nella richiesta di condanna: «Adesso l’imputato è una persona diversa, ha una famiglia, un lavoro e non ha mai avuto problemi con la giustizia».

Ma questa redenzione - secondo il pm - non cancella le responsabilità dell’indagato nell’omicidio. Un delitto - per la Procura - nato in un ambito familiare all’apice di tensioni dovute ai comportamenti violenti della stessa vittima. «Dovevate dargli solo una lezione», è un’altra delle intercettazioni che costruiva l’impianto indiziario.

(f.l.)

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