Toscana
Un Flauto Magico fiabesco
L'opera diretta da Lindsay Kemp è interpretata anche dal cantante livornese Manrico Signorini
LIVORNO. Questo venerdì sera ale 20.30 (si replica domenica 13 alle 16.30) si alza il sipario al Goldoni sul "Flauto Magico" di Mozart con la regia di Lindsay Kemp. L'opera è realizzata interamente dal Goldoni, con i suoi scenografi e i suoi tecnici, anche se è finanziata anche dai teatri di Pisa e di Lucca, che la presenteranno in gennaio, e in collaborazione con il Luglio Musicale Trapanese dove sarà di scena la prossima estate. A Livorno una prima edizione del "Flauto Magico" con la regia di Kemp si è avuta nel 1999 alla Gran Guardia.
17 anni dopo, ora come allora uno dei personaggi principali, il gran sacerdote di Iside, Sarastro, sarà interpretato dal basso livornese Manrico Signorini. In questo frattempo per il basso livornese, oggi cinquantenne - fratello del noto fisarmonicista Massimo con il quale ha iniziato con un duo di musica folk - si sono aperte le porte dei maggiori teatri italiani e di molte importanti sale straniere, dall'Arena di Verona al San Carlo di Napoli, dal teatro di Losanna al teatro Ashay di Tokyo. E' sempre con la valigia in mano, pronto a saltare su un aereo, e da anni ormai abita a Palermo dove ha sposato una musicista dell'orchestra del Teatro Massimo, lo stesso teatro in cui anche Signorini è spesso impegnato. Tournée permettendo, a Palermo Signorini insegna canto e da qualche tempo sta tirando su una corale polifonica che domani - giorno di pausa tra le due recite del "Flauto Magico" - canterà nel Duomo di Livorno, prima alla Messa delle 18 e poi in concerto a partire dalle 19 come concerto di chiusura del Giubileo
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«Mi fa molto piacere essere tornato a Livorno per il Flauto Magico - dice - Del cast del 1999 siamo rimasti solo io e Kemp. In quell'occasione ho cantato l'opera addirittura nella versione italiana scritta dal livornese Giovanni De Gamerra, musicista che ebbe molto successo nei teatri europei alla fine del Settecento. Ho cantato molte opere da allora ma l'esperienza con Kemp mi è sempre rimasta nel cuore. Ho preso parte a diversi allestimenti del Flauto Magico in teatri importanti, a Roma e Trieste, ma questo di Livorno è davvero speciale perché è pieno di colpi di scena, sottolinea di più l'aspetto fiabesco che quello massonico dell'opera che invece viene spesso messo in luce».
E' cambiato il suo modo di cantare da allora?In quali teatri si emozionato di più? «All'Arena di Verona nella Carmen con la regia di Zeffirelli nel 2010, il maestro mi ha fatto anche i complimenti. Poi quando ho fatto il Flauto Magico a Roma in Piazza del Popolo davanti a 90mila persone e quando ho cantato a Parigi allo Stade de France c'erano 60mila spettatori: sembrava di disputare una partita di Champions League. Ora nel Flauto abbiamo una Pamina giapponese e mi ha detto che a Tokyo sono famoso: non lo sapevo. Ho cantato là nei Vespri Siciliani nel 2006».
Come si trova a Palermo? Ha nostalgia di Livorno? «E' a Palermo che ho conosciuto mia moglie. Tra noi galeotta fu la Tosca: io cantavo nel ruolo di Angelotti e lei suonava già nell'orchestra del teatro, rimasi colpito dalla sua bellezza. Il teatro Massimo mi ha dato da vivere e paga buoni cachet. Per fortuna c'è il mare anche a Palermo, però non è la stessa cosa. La mia città ce l'ho sempre nel cuore e a Palermo non c'è la Terrazza Mascagni».
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