Il Tirreno

Livorno

Assolto per delitto del cognato nel 1991, «Tormentato dall'indagine, sono felicissimo»

di Federico Lazzotti
Assolto per delitto del cognato nel 1991, «Tormentato dall'indagine, sono felicissimo»

Livorno, per il giudice le prove a carico di Ernesto Fiumicello non sono sufficienti, il pubblico ministero aveva chiesto la condanna a dodici anni in abbreviato. Le motivazioni tra 90 giorni 

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LIVORNO. Ernesto Fiumicello si copre la faccia e piange, abbraccia e ringrazia il suo avvocato e tra i singhiozzi, rimettendosi a sedere fuori dall’aula deserta del Tribunale di Livorno, ammette di «essere felicissimo» per la sentenza letta poco prima dal giudice Beatrice Dani: assolto per il delitto del cognato (in concorso con un complice mai identificato), attraverso la formula dubitativa, perché «non ci sono indizi concordanti e univoci».

Poi, prima di stringere a sé la sorella che lo aspetta in strada, aggiunge: «Spero di riuscire a festeggiare con la mia famiglia perché per me questa indagine è stata un tormento che mi ha tolto il sonno». A distanza di oltre venticinque anni dall’omicidio di Francesco Della Volpe, avvenuto la notte del 30 giugno 1991 nel bosco di Casagiustri - tra Cecina e Montescudaio - anche l’inchiesta bis aperta dalla Procura di Livorno tre anni fa, si chiude così senza una sentenza di condanna.

Insufficienti, secondo il giudice per l’udienza preliminari che tra novanta giorni depositerà le motivazioni in cancelleria, gli indizi raccolti dai carabinieri coordinati dal procuratore capo Ettore Squillace Greco e dal sostituto Fiorenza Marrara, per condannare l’imputato (erano stati chiesti 12 anni di carcere). Due le prove, sommate ad altri indizi, che avrebbero dovuto inchiodare il «primo cognato» della vittima, allora sposato con la sorella più grande della moglie della vittima.

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In primis le tracce di Dna trovate a distanza di 23 anni su un cappellino e un paio di guanti intrisi di sangue che erano sul luogo del delitto. Poi l’intercettazione nella quale Fiumicello, arrestato il 30 giugno del 2015, spiega parlando del delitto, di «essere stato fregato da un’altra testa». Una frase che secondo la procura ha il peso di una confessione. Inoltre ci sono diversi altri indizi: i familiari che raccontano come Fiumicello sia stato l’unico parente a non entrare in chiesta il giorno del funerale; i rapporti tesi all’interno della famiglia per gli atteggiamenti violenti della vittima e un’intercettazione tra la moglie di Della Volpe (indagata come mandante e ora in via di archiviazione) e la sorella, nella quale la seconda spiega come quella notte «dovevano dargli solo una lezione».

Come il quadro indiziario si possa essere sciolto davanti al giudice, lo spiega l’avvocato difensore Maurizio Milani. «Sembra facile dirlo oggi, ma non vedevamo altro esito al processo. Certo non possiamo escludere, dopo che il giudice avrà depositato le motivazioni, che il pubblico ministero faccia appello. Ma per il momento atteniamoci ai fatti: Fiumicello è stato assolto con il secondo comma perché nel dubbio si assolve. Noi abbiamo sempre professato la sua estraneità al delitto ma senza negare la presenza del suo Dna sugli indumenti. Questo perché effettivamente Fiumicello ha lavorato con la vittima, ciò non significa che quella sera fosse sul luogo del delitto. Il problema è che la ricostruzione della Procura non è mai stata attendibile, chiunque può aver indossato quegli indumenti. Ecco perché nel momento in cui c’è incertezza sulla presenza di Fiumicello in quel bosco il giudice non poteva far altro che assolverlo».

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