Toscana
Crolli al tetto in eternit alla Cigna: «Un mese per bonificare»
Dopo la denuncia di una residente, la Asl intima al proprietario di intervenire Dal Comune: se non lo farà lui, lo faremo noi con un’ordinanza del sindaco
LIVORNO. Quella copertura di eternit, tra lamiere crollate e cedimenti, fa paura. Si tratta di duecento metri quadri di tetto-groviera che coprono due capannoni in disuso da tempo in via Guarini, quartiere la Cigna. Ed è proprio da uno dei condomini nelle vicinanze del vecchio magazzino abbandonato (e distrutto dalle fiamme nel mese di luglio) che parte la denuncia alla Asl e la segnalazione della situazione al Comune. «Con il forte vento di domenica sera la situazione è molto peggiorata, sono crollate altre lamiere e chissà quanto materiale è stato disperso nell’aria: qui bisogna intervenire subito, prima che questo materiale si sfibri ancora e si disperda nell’aria con gravi ripercussioni sulla salute», l’appello di Monica Dell’Omodarme è accorato. E non cade nel vuoto.
La Asl prende provvedimenti: il pericolo c’è. Subito lunedì si muovono da borgo San Jacopo i tecnici Asl del dipartimento di Prevenzione e scatta l’intimazione alla proprietà di quelle strutture. “Rimozione immediata di ciò che resta del tetto e poco più di un mese per bonificare l’area”: questo è quanto dice l’organo preposto alla vigilanza sanitaria . Lo formalizza in una nota che viene inviata l’altro ieri al Comune: la bonifica deve essere tassativamente fatta entro, e non oltre il 15 dicembre. Da Palazzo Civico si occuperanno a stretto di giro di contattare il titolare di quello che risultava essere un magazzino dove erano accatastati stracci e residui di stoffe da riciclare, almeno prima dell’incendio che lo ha reso uno scheletro i primi di luglio.
La situazione era nota da luglio. I vigili del fuoco si ricordano bene di quel capannone divorato dal fuoco, con una colonna di fumo che superava i tetti del palazzi circostanti nella notte del primo luglio scorso. Su quell’episodio era stato aperto un fascicolo ad hoc, proprio perché i pompieri, una volta domate le fiamme, avevano segnalato con formale comunicazione agli enti preposti (e quindi Asl, Arpat, Comune, Prefettura) la copertura con possibile presenza di amianto. «E’ una comunicazione di rito per noi, quando ci confrontiamo con situazioni del genere», dicono dal comando dei vigili del fuoco. E lo stesso Comune di Livorno conferma. «Stiamo seguendo da luglio la questione della copertura in eternit del capannone - spiegano - e l’ufficio Ambiente aspettava una nota formale della Asl, organo tecnico preposto alla vigilanza sanitaria, per capire o meno se esiste un’emergenza sanitaria di qualche tipo: la comunicazione è arrivata lunedì 7 novembre e noi ci siamo attivati immediatamente».
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E se il proprietario non dovesse bonificare? Intanto l’amministrazione comunale ha dato indicazioni ai vigili urbani di fare un sopralluogo ai capannoni. E soprattutto ha avviato il procedimento nei confronti del proprietario della struttura, per informarlo delle prescrizioni della Asl e dei suoi obblighi. «Se entro i termini prescritti dalla Asl, e quindi il 15 dicembre, i lavori richiesti non vengono fatti, il titolare ha ancora 10 giorni di tempo - continuano da Palazzo civico - Nel caso in cui la bonifica continui a non essere fatta, allora il sindaco che è la massima autorità cittadina a tutela della salute pubblica emette un’ordinanza sindacale ad hoc con cui si avvia un altro procedimento e alla fine il Comune interviene in danno, cioè fa l’intervento e rimette il pagamento delle spese alla proprietà».
La preoccupazione del quartiere. La denuncia di Monica Dell’Omodarme aiuta sicuramente a smuovere la situazione. La residente non si limita a rivolgersi ad Asl e Comune, ma si presenta anche alla scuola materna del quartiere per avvisare il personale e le famiglie. «In famiglia ho una persona morta per amianto e quindi sono molto sensibile alla questione - chiude - Dopo il maltempo del weekend la situazione del tetto è molto peggiorata, bisogna sensibilizzare le istituzioni ad intervenire ma anche informare le persone. Il problema è che si tratta di una copertura non trattata, ma abbandonata e in balia degli eventi atmosferici».
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