Gioco
Affascinati da Livorno: in regalo la foto by night del teatro Goldoni
Porta la firma dell’architetto Cappellini che ha disegnato anche i Casini di Ardenza: la magia del tetto di vetro
LIVORNO. In edicola avete trovato in regalo con la vostra copia del Tirreno ieri la grande foto di Fabio Muzzi dedicata ai Casini di Ardenza e oggi quella relativa al teatro Goldoni. È la nona di 24 immagini che Il Tirreno offre gratis per far riscoprire ai lettori il fascino della nostra Livorno guardandola di notte.
Casini e Goldoni hanno un doppio punto di contatto. L’uno è il periodo storico: in entrambi i casi siamo negli ultimi anni della Livorno granducale, appena prima della spedizione dei Mille (così affollata di nostri bis-bisnonni che la nostra zona è stata una delle più garibaldine di tutta Italia) e dell’unificazione sotto i Savoia. L’altro è l’architetto: Giuseppe Cappellini ha disegnato tanto gli uni quanto l’altro, contribuendo a disegnare il volto della città ottocentesca (che poi, per la persistenza del “mattone”, non è stata poi solo ottocentesca...).
Se i Casini sono un “unicum” per il quale si è parlato di un capolavoro come il Royal Crescent di Bath, il Goldoni è un caso più unico che raro per via della propria copertura: un tetto vetrato del tutto inconsueto in costruzioni di questo tipo.
C’è anche un altro aspetto che descrive l’altro volto della storia. Oggi il Goldoni è il teatro-simbolo in cui si specchia la comunità cittadina. Ma alle spalle ha avuto una vita alquanto tormentata fin dai primi giorni: oltre un secolo e mezzo sotto il segno del susseguirsi di guai finanziari e alla ricerca di una propria fisionomia anche nella proposta culturale-spettacolare con la quale ritagliarsi un proprio pubblico (e il tentativo di tenere con affanno in equilibrio i conti della gestione).
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