Gioco
L’angiografo che serve a Livorno chiuso in una stanza a Viareggio
Livorno, pagato un milione non è mai stato usato perché non c’è chi lo fa funzionare. De Lauretis: «Io l’avrei comprato per viale Alfieri, ma spostarlo costa troppo»
LIVORNO. Nei paradossi della sanità d’area vasta - prima o dopo la costituzione della maxi Asl Toscana Nord Ovest poco cambia - la storia dell’angiografo dell’ospedale di Viareggio sembra l’esempio perfetto di una interazione tra strutture e territori che ancora non decolla.
Quell’apparecchio supertecnologico e supercostoso, ordinato nel 2015 e arrivato in Versilia 5 mesi fa non è mai stato utilizzato. Eppure servirebbe da morire all’ospedale di Livorno, 45 chilometri di distanza, dove sì che verrebbe sfruttato. Ma per motivi economici (sic) il trasferimento del macchinario non s’ha da fare. Col risultato che l’angiografo - costato un milione di euro - c’è, installato, chiuso e protetto nella sua stanzina a Lido di Camaiore, dove costa 150mila euro l’anno di manutenzione, mentre in viale Alfieri se ne usa uno risalente ai primi anni Duemila.
Raccontata così, la storia sembra la classica denuncia di un sindacato. E invece è stata la direttrice della maxi-Asl Maria Teresa De Lauretis a consegnarla alla stampa, con un’accusa neanche troppo velata all’ex dg dell’Asl Versilia Brunero Baldacchini.
«Il problema c’è - ha affermato la De Lauretis al Tirreno -. L’angiografo fu comprato al di fuori della programmazione di area vasta, con un investimento importante sia per l’acquisto che per l’installazione. Senza dimenticare la manutenzione».
La De Lauretis non lo dice apertamente, ma fa capire che - secondo lei - tutto nasce da una scelta discutibile. «Prima di fare questo tipo di investimenti servono dei numeri di riferimento, ad esempio le angioplastiche eseguite. E il “Versilia” i numeri non li aveva. Io, se avessi dovuto scegliere, avrei comprato l’angiografo per l’ospedale di Livorno, dove c’è un macchinario vecchio di dieci anni».
Semplice, si penserà: se la situazione è questa, basterà caricare l’apparecchio su un camion e trasportarlo in viale Alfieri, tra l’altro sede privilegiata all’interno della nuova maxi Asl per questo tipo di specialistica. Ma la direttrice generale non è di quest’idea. «Dovessimo spostare l’angiografo in un altro ospedale - spiega - spenderemmo altri soldi, tra l’altro sprecando quelli già usati per ristrutturare la sala del “Versilia” che lo ospita. Cosa accadrà lo deciderà il dipartimento aziendale di radiologia, ma penso che il macchinario dovrebbe rimanere lì. Ed entrare in funzione quanto prima». Il fatto è che oggi a Viareggio non ci sono medici abilitati e i pazienti, per quanto riguarda le angioplastiche e altre patologie di tipo cardiovascolare, vengono inviati alle strutture cliniche dell’Opa di Massa.
L’ex dg dell’Asl versiliese si difende: «Il macchinario è stato acquistato nell’ambito della ristrutturazione del pronto soccorso - spiega Baldacchini -. Un intervento complessivo da tre milioni di euro, di cui l’angiografo era parte importante. La scelta fu avallata dalla Regione, io ne ero convinto e ancora oggi la difendo: si tratta di uno strumento che può portare beneficio ai pazienti versiliese».
Il caso - pur dentro le logiche, che dovrebbero essere sinergiche, dell’unica grande azienda - si sta trasformando in una guerra di campanile, con i sindacati delle tre aree (Viareggio, Massa e Livorno) che sottolineano all’unisono la scarsa capacità di programmazione della sanità regionale ma anche di risoluzione del problema dell’attuale direzione, e poi, più o meno velatamente chiedono l’angiografo.
Una cosa da tutto questo appare certa (e non può far piacere ai livornesi e ai cittadini che usufruiscono della struttura di viale Alfieri). A dirla chiaramente è proprio la De Lauretis: Livorno avrebbe bisogno di un apparecchio che in questi anni non è mai arrivato e che per ora non arriverà.
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