Toscana
Spari nel negozio in centro per bloccare il fuggiasco
Ha bucato il rosso in auto con un amico, poi è scappato rifugiandosi in un negozio In manette un albanese di 29 anni: espulso a luglio, era riuscito a tornare in Italia
LIVORNO. Sfrecciano come saette in pieno giorno, solcando il centro, da via De Larderel fino a via Del Fante. Davanti un 29enne albanese, che le prova tutte per sfuggire all’arresto. Dietro i carabinieri, pistola alla mano, che lo braccano senza dargli tregua: il giovane è scappato da una Smart guidata da un amico, che ha bucato il rosso all’incrocio con viale Carducci. Per fermarlo sono stati anche sparati due colpi, all’interno di un negozio in via del Fante, usato dal fuggiasco come rifugio. Il tutto sotto gli occhi attoniti del titolare e della commessa. E del quartiere, commercianti e residenti in primis, ma anche gente di passaggio: in molti, terrorizzati, si sono chiusi a chiave dentro i negozi.
L’avventura termina con una colluttazione tra i militari e il 29enne, Tedi Diamandi, che finisce in manette accusato di essere tornato in Italia dopo l’espulsione avvenuta a luglio, e di resistenza e violenza a pubblico ufficiale. Il sospetto degli investigatori, però, è che l’albanese abbia compiuto altri reati in città, e non solo. Il suo nome non è nuovo per le forze dell’ordine: il suo fascicolo parla di reato contro il patrimonio e contro la persona. Ed è noto anche a Firenze, dove si trovava lo scorso giugno, prima di essere rimandato in aereo in Albania. Tuttavia, in qualche modo, da Tirana è riuscito a rientrare in Italia.
L’episodio di ieri si divide in due atti. Il primo va in scena all’incrocio tra via De Larderel e viale Carducci: è in corso un posto di blocco da parte dei militari del Nucleo operativo radiomobile, sono circa le 15 quando passa una Smart, che non si ferma al semaforo rosso. Alla guida c’è un quarantenne livornese, proprietario dell’auto; accanto a lui, l’albanese. Quest’ultimo, quando la pattuglia ferma la Smart per contestare la multa, apre la portiera e scappa, correndo all’impazzata. Lo inseguono i carabinieri, che scendono al volo dalla gazzella mentre una seconda pattuglia resta all’incrocio per identificare il conducente.
L’inseguimento è mozzafiato. Anche perché i carabinieri, coordinati dal capitano Michele Morelli, temono che l’uomo sia armato. Il giovane e i due militari, in un attimo attraversano via De Larderel, in mezzo a automobilisti e passanti, tagliano in due piazza della Repubblica, approdano in via Giovannetti e da lì arrivano in via del Fante. La strada porta agli Scali Saffi, ma la fuga dell’albanese si ferma prima. In un guizzo, forse perché stanco dopo 500 metri di corsa, si infila nel negozio di elettronica S&F Electronic, evidentemente sperando di trovare un nascondiglio. Il gestore se lo vede sbucare dal nulla e rifugiarsi in un baleno nel retrobottega: l’albanese vi si chiude a chiave. Un attimo dopo arrivano i due carabinieri, uno dopo l’altro. Lo racconta Stefano, il titolare: «Mi trovavo nel retro del negozio, sulla parte sinistra, per sbrigare alcune faccende quando ho visto un uomo molto alto, giovane, con una giacca nera di pelle e i jeans, entrare di corsa. Si è rifugiato nel corridoio del retrobottega e ha chiuso la porta alle sue spalle. Io ho chiamato la commessa, che era al lavoro, e l’ho tirata a me per metterla in salvo».
Un istante, ed ecco un militare. «Il carabiniere aveva la pistola in mano e la teneva puntata davanti a sé - continua il racconto - Trovando la porta del corridoio chiusa, l’ha sfondata aprendola con un calcio, e ha raggiunto il malvivente nel retro. Dopo un minuto, è arrivato un secondo carabiniere, che, sentendo il colpo proveniente da dietro, ne ha sparato un altro. I militari hanno perquisito il negozio: temevano che lui avesse un’arma, ma non c’era niente».
L’albanese viene fermato con difficoltà dai carabinieri: lui non molla e tenta ancora la fuga, ma ha la peggio. Viene bloccato per strada, davanti al negozio, dopo una breve colluttazione. Quindi danneggia l’auto di servizio. Una volta in caserma, viene arrestato e poi portato in carcere.
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