Il Tirreno

Livorno

Vigile urbano imputato per truffa al Comune ricusa il giudice

Federico Lazzotti
Vigile urbano imputato per truffa al Comune ricusa il giudice

Livorno, Fabio Dominici accusa la presidente del Tribunale in aula: «Ha anticipato la sentenza». Ora sulla fondatezza deciderà la Corte d’Appello, ma intanto il processo è bloccato

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LIVORNO. Il vigile urbano imputato per truffa aggravata ai danni del Comune (secondo l’accusa faceva commissioni per il negozio di infissi della figlia durante l’orario di lavoro) e frode processuale, ha chiesto la ricusazione del giudice. Perché - ha detto in aula durante l’ultima udienza Fabio Dominici, 60 anni - il magistrato, nello specifico la presidente della sezione penale del tribunale di Livorno Maria Giuliana Civinini, col suo comportamento «non mi permette di difendermi e ha anticipato la sentenza».

Poche parole che nel caso specifico mettono però in dubbio il fondamento su cui si basa il nostro sistema processuale: un dibattimento che attraverso il contradditorio formi la prova in aula e che ha come garanzia per le parti proprio la terzietà assoluta del giudice. Un’accusa, dunque, tanto grave quanto inusuale per un tribunale di provincia. «Negli ultimi vent’anni - spiega uno dei sostituti procuratori che lavora a Livorno per dare la misura della particolarità della richiesta - non mi era mai capitato di sentire una cosa simile». Adesso la palla passa alla Corte d’Appello a cui sono stati trasmessi gli atti con le motivazioni che hanno spinto l’imputato a fare questa scelta. Toccherà dunque ai giudici fiorentini verificare la fondatezza della richiesta di ricusazione e decidere se accettarla, e in quel caso cambierebbe il giudice, oppure rigettarla e lasciare nelle mani dello stesso magistrato il dibattimento e dunque la sentenza.

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«Ma fino a quando la Corte d’Appello non si pronuncia - recita il codice - il giudice naturale non può emettere la sentenza». E dunque il procedimento di fatto viene bloccato.  Anche per questo venerdì 28 ottobre, al termine dell’udienza e della successiva richiesta del vigile urbano imputato, il giudice ha fissato la prossima tappa del procedimento penale per il prossimo 2 di marzo quando la matassa sarà stata quasi certamente dipanata.
«Adesso deciderà la Corte d’Appello», si limita a dire la giudice senza aggiungere una parola.

Ma per capire quali sarebbero stati i segnali «della decisione già presa» da parte del magistrato è necessario ripercorrere sia l’ultima udienza che la storia processuale di questa causa. Quella in corso, è infatti un’istruttoria bis (la prima è partita nel gennaio 2014), iniziata lo scorso anno quando la ex presidente della sezione penale, Gabriella Marianelli, è stata trasferita senza riuscire ad arrivare a pronunciare la sentenza.
Dunque l’istruttoria è ripartita dall’inizio e gli avvocati difensori hanno chiesto - è un loro diritto - di richiamare tutti i testimoni affinché venissero risentiti. Poi nel corso della rinnovazione del dibattimento la giudice Civinini, com’è altrettanto riconosciuta dalla Cassazione, ha chiesto ai testi se confermassero le dichiarazioni fatte in precedenza per evitare di risentire tutti dall’inizio e velocizzare l’istruttoria.

Risentiti tutti i testimoni, venerdì all’appello ne mancavano due (uno al quale lo stesso pubblico ministero Giuseppe Rizzo aveva rinunciato), perché non erano infatti stati trovati. La giudice ha dunque invitato le parti a rinunciare e revocandoli poi definitivamente contro la richiesta della difesa. Il colpo di scena è arrivato qualche minuto dopo quando sempre i difensori hanno eccepito che il pm non avesse effettuato le notifiche per una integrazione su accertamento sulla salute del Dominici. E chiedendo infine la nullità del processo. Rigettata anche questa istanza da parte della giudice è arrivata la richiesta di ricusazione dell’imputato.
 

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di Redazione web