Gioco
Arrestato il padre del marchio "Hoasy", «Sparito un milione di euro»
Livorno, il giudice ha disposto i domiciliari per il fondatore del negozio Enzo Bargagna, 66 anni, altre 4 persone nel registro degli indagati. L’accusa è bancarotta fraudolenta
LIVORNO. Il marchio “Hoasy”, una palma stilizzata di diversi colori, nell’immaginario comune ha sempre rappresentato - anche oltre i confini di Livorno - sole, mare e divertimento. Ieri mattina, invece, sul futuro del padre di una delle attività più note della città, da trentacinque anni sulla cresta dell’onda, si è abbattuta una tempesta giudiziaria tutta da chiarire. Sono stati i finanzieri del nucleo di polizia tributaria della finanza a notificare a Enzo Bargnana, 66 ani, fondatore del marchio e - secondo gli investigatori coordinati dal pubblico ministero Daniele Rosa, tutt’ora amministratore di fatto nonostante vendite e passaggi di proprietà - l’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari firmata dal giudice Ottavio Mosti.
Quattro, oltre a Bargagna (Il Tirreno non è riuscito a contattarne il legale per una dichiarazione), le persone iscritte nel registro degli indagati con l’accusa di bancarotta fraudolenta, societaria e patrimoniale; per due di queste - considerate prestanome dagli investigatori - il giudice ha disposto il divieto «di esercitare qualsiasi attività d’impresa», (rispettivamente, per un periodo di dodici e sei mesi).
L’inchiesta ha avuto origine nel 2015 a seguito delle indagini condotte su due soggetti giuridici che lavoravano su Livorno nel settore del commercio di abbigliamento e attrezzature sportive: La società “Hoasy”, famosissimo marchio soprattutto per l'abbigliamento surf e la “Succo di Lana Lab”, entrambe riconducibile allo stesso amministratore. Le società sono state dichiarate fallite dal Tribunale di Livorno con sentenze del 2 aprile e 3 dicembre 2014, a fronte di un’esposizione debitoria complessiva per un milione di euro, tra cui debiti tributari pari a circa 300 mila euro. Più in dettaglio, il primo fallimento fa riferimento alla “Succo di Lana Lab”, società attiva a Livorno con tre punti vendita, anche nel centro cittadino, che, nel corso dei dieci anni di operatività, ha cambiato più volte soci e amministratori.«In questo crac - fanno sapere gli attuali gestori dei negozi - noi non ci entriamo».
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Anche se nell’ultimo periodo di attività - specificano dalla Finanza - «per tentare di schivare responsabilità di natura penale in seno a una gestione commerciale in piena decozione, sono stati nominati, come socio e liquidatore, due prestanome, una donna rumena di 35 anni (allo stato irreperibile) e un sessantenne di Viareggio - cui, nel tempo, sono risultate intestate ben sette società - e che ha ricoperto la carica dietro un compenso di mille euro». Secondo gli investigatori in questo modo sarebbe avvenuta una distrazione di beni merce per 700 mila euro, oltre all’omessa tenuta di parte di libri e registri contabili che hanno reso impossibile - a tutela dei creditori) la ricostruzione del patrimonio e dei movimenti degli affari.
Il secondo fallimento riguarda, invece, “Hoasy”. In questa circostanza, gli accertamenti hanno fatto emergere che per sfuggire ai creditori e alle conseguenze penali, nel 2012 il marchio è passato a un soggetto giuridico di diritto maltese che ha proseguito la medesima attività commerciale della fallita società nello stesso punto vendita, in via Cestoni. «Il marchio - spiegano gli investigatori - era registrato e iscritto a bilancio per un valore di 240 mila euro, ma è stato ceduto gratuitamente alla società maltese».
Una società composta da un prestanome che si avvale sul territorio livornese dell’attività di un procuratore, originario del Kazakistan, prima dipendente della società decotta. È da qui che nascerebbe il danno ai creditori e allo Stato da parte di Bargagna e soci. Che prima di vendere una palma della loro “Hoasy” hanno sperato che la tempesta non li trovasse.
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