Gioco
Va al cimitero dei Lupi e non trova più la tomba della madre
Livorno, la figlia affranta: «Hanno preso le ceneri e le hanno buttate nella fossa comune» Il cimitero: «La concessione era scaduta, è nostro dovere trovare posto a tutti»
LIVORNO. Andare a trovare la madre defunta, con i fiori in mano, appena presi nel negozio fuori dal cimitero dei Lupi, e trovare la tomba vuota. Proprio nei giorni dedicati al ricordo dei morti. «Il loculo era deserto, non c’erano più la lapide, la foto, i fiori... È stato orribile. Non lo auguro a nessuno». È addolorata Ida Brondi mentre racconta al Tirreno la disavventura vissuta martedì al cimitero comunale. La tomba della madre Elda Bois, morta nel 2005, dove erano custodite anche le ossa della nonna, sparita da un giorno all’altro. E senza preavviso. «La concessione dell’ossario era scaduta da 12 anni, non abbiamo potuto fare diversamente», è la risposta di Liana Mariotti, responsabile per le ditte (Cft, Cooplat e Svs) che operano nel cimitero, e di Siriana Gasperetto, direttrice della polizia mortuaria per il Comune.
Ma vediamo, passo dopo passo, cosa è successo ai Lupi. È mattina quando Ida Brondi, dopo la tappa al fioraio, varca l’ingresso del camposanto e attraversa il vialone principale. Quindi svolta a sinistra per raggiungere il blocco 6, dove da 11 anni giacciono le ceneri della mamma, scomparsa per una grave malattia. «Quando ho visto il loculo svuotato non credevo ai miei occhi, è mancato poco che svenissi - racconta Ida - Poi mi sono detta: “Forse ho sbagliato”. Ma non era possibile, vengo sempre a trovare la mia mamma, l’ultima volta era estate». A quel punto, Brondi si rivolge agli uffici per il pubblico all’interno del cimitero, gestiti dall’associazione temporanea di imprese delle tre ditte che lavorano nel camposanto. «Mi hanno detto che l’ossario era stato svuotato perché la concessione, scaduta nel 2004, non era stata rinnovata - dice la donna - Allora ho chiesto se si potesse fare qualcosa per recuperare, ma mi hanno detto che ormai era già tutto nella fossa comune e quindi niente da fare. Io sono rimasta senza parole: ma perché nessuno ha avvisato me e i miei familiari? E perché sulla tomba, che io visito regolarmente, non c’era alcun cartello?».
Ida e suo fratello Mauro Brondi si chiedono i motivi per cui nessuno ha detto loro che la concessione per l’ossario fosse scaduta quando, nel 2005, hanno compilato tutti i documenti per la mamma defunta. «Abbiamo fatto tutte le cose in regola, pagando i vari bollettini, e poi mettendo foto, scritta con i nomi, portafiori e così via - dicono i due fratelli - Se ci avessero detto che c’era da rinnovare la concessione, avremmo pagato (600 euro ndr), così da stare tranquilli noi e da far riposare in pace la mamma e la nonna».
Un quesito a cui è difficile rispondere, a distanza di 12 anni. «La concessione per l’ossario dura trent’anni - dice Liana Mariotti - Nel caso in esame, era stata fatta nel 1974, con la deposizione dei resti della nonna, e quindi è scaduta nel 2004. Ciò significa che per 12 anni non è stato pagato il canone dovuto. Non so dire perché nel 2005 i familiari della defunta non siano stati avvisati, noi delle ditte all’epoca non c’eravamo, siamo arrivati nel 2006. Capisco la brutta sorpresa per i figli, ma il nostro compito è liberare i posti per le altre persone in attesa: questo è un cimitero comunale con 200mila defunti e circa duemila ossari. Purtroppo in quel blocco c’era necessità di fare posto ad altri e quindi sono state fatte delle estumulazioni. E non è previsto avvisare i familiari perché non riusciamo a stare dietro a tutti, molti, tra l’altro, non hanno neanche il telefono fisso e non si sa come rintracciarli». I parenti vengono avvisati attraverso cartelli: «In tutto il cimitero, sia nella segreteria sia sul luogo interessato - dice Siriana Gasperetto - sono affissi vari avvisi, in cui si spiega il percorso dell’estumulazione. Inoltre, visto l’elevato numero di defunti, è la famiglia che deve preoccuparsi di seguire l’iter della concessione, conservando il contratto e rinnovarlo quando scade».
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