Il Tirreno

Livorno

Gasolio finito in mare, sequestrate le cisterne

di Lara Loreti
Gasolio finito in mare, sequestrate le cisterne

Sopralluogo in Gorgona di Capitaneria e Provveditorato della penitenziaria Tutto il carburante è stato travasato e quello avanzato portato a Livorno

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GORGONA. Sono state sequestrate dalla Procura le quattro cisterne, contenenti il gasolio, che serve per garantire l’energia elettrica e il riscaldamento in Gorgona, dopo che lo scorso 21 ottobre circa 4500 litri sono fuoriusciti da uno dei container, finendo per circa la metà in mare. La Capitaneria di porto sta indagando sul caso con l’ipotesi di reato di inquinamento: il carburante, infatti, s’è sparso nelle acque antistanti l’isola, considerata un paradiso naturale dell’Arcipelago toscano.

Venerdì scorso in Gorgona, per verificare la situazione, c’è stato un sopralluogo degli uomini della sezione giudiziaria della Capitaneria e di quattro rappresentanti del Provveditorato dell’amministrazione penitenziaria, giunti ad hoc da Firenze, in presenza anche della direttrice del carcere delle Sughere, Santina Savoca. Investigatori e ispettori hanno visionato le cisterne, sia quella danneggiata - dove si era formato un grosso foro a causa della vetustà - sia le altre tre, che allo stesso modo, risultano molto vecchie e usurate. E quindi non più utilizzabili.

Per questo, proprio per evitare altri problemi e soprattutto il rischio di altri casi di inquinamento, è stato disposto che i container (della capienza di 30mila litri l’uno) fossero del tutto svuotati, come era già successo alla cisterna danneggiata. Il gasolio è stato quindi travasato nei dieci piccoli gruppi elettrogeni sparsi sull’isola che servono per fornire luce e riscaldamento ai residenti e a coloro che ci lavorano. Il carburante avanzato, invece, è stato imbarcato e portato a Livorno attraverso i mezzi della polizia penitenziaria. Così facendo, il carcere ha rispettato la diffida che era stata emanata subito dopo l’incidente dalla Capitaneria di porto, che aveva intimato di sistemare la falla della cisterna e soprattutto di mettere in atto tutto quanto necessario per evitare altri sversamenti.

Intanto le cisterne vuote restano al loro posto, con i sigilli intorno. Arrugginite e abbandonate. Ma da quanto tempo quei container giacciono in un’insenatura di Cala Martina, accanto al porticciolo dell’isola? È difficile dare una risposta precisa a questa domanda in quanto si dovrebbe risalire troppo indietro nel tempo, e chi lavora attualmente in carcere non ha sufficiente memoria storica. La direttrice Santina Savoca nei mesi scorsi aveva denunciato il problema al Provveditorato, inviando una lettera scritta in cui evidenziava la necessità di rinnovare le cisterne in quanto troppo vecchie. Lo ha testimoniato lei stessa al Tirreno.

C’è da capire dunque di chi siano le responsabilità dell’incuria che ha portato al caso di inquinamento: è questo lo scopo del lavoro degli investigatori della Capitaneria di porto, che stanno svolgendo le indagini, coordinati dal comandante Vincenzo Di Marco. L’obiettivo degli investigatori è quindi anche quello di capire se questo caso di inquinamento poteva essere evitato. In mare sono finiti circa 1500/2000 litri di gasolio.

Quel pomeriggio, dopo lo sversamento, i detenuti e la polizia penitenziaria si sono messi subito al lavoro per liberare la cisterna rotta. Poi, l’indomani, è intervenuta la Labromare per il lavaggio dell’acqua. E nei giorni scorsi sull’isola sono arrivati anche gli esperti della Ecoflash, ditta che si occupa tra l’altro del ripristino delle condizioni ecologiche, tramite la bonifica delle cisterne.

Del caso, oltre alla Procura che indaga, sono stati informati il Comune, la prefettura, l’Arpat e l’Arcipelago toscano, di cui la Gorgona fa parte.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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