Gioco
«Mettete in sicurezza il mostro di cemento» Sos da Magrignano
Dallo scheletro di un palazzo mai finito nel terzo lotto insieme alle impalcature sono state tolte le recinzioni
LIVORNO. «Questo è un mostro di cemento. Qualcuno venga almeno a mettere in sicurezza il cantiere. In quest’area vivono molte famiglie con bambini che giocano in cortile: cosa aspettano, che ci scappi la tragedia?». L’appello arriva dal Borgo di Magrignano. Dal terzo lotto del Borgo di Magrignano. Quello venuto su per ultimo, dove molte opere aspettano ancora di essere completate. E dove ancora si vedono gli scheletri di palazzi costruiti e mai finiti da quelle società e cooperative che nel frattempo sono fallite (e che in qualche caso sono finite anche al centro di maxi indagini della finanza e della procura).
Uno dei complessi edilizi iniziati e mai completati si trova al confine tra via Cafiero Filippelli e via Gino Romiti. È da qui che arriva l’sos dei residenti dei palazzi che sono stati costruiti tutto intorno. «Perché qualche settimana fa - racconta Giuliano, che ogni giorno raggiunge la zona per andare a casa del figlio - alcuni operai sono venuti a togliere le impalcature che circondavano il palazzo, fermo da anni. Ma insieme alle impalcature hanno tolto anche tutte le recinzioni di sicurezza, e non le hanno più rimesse. Guardate: è pericolossissimo, è pieno di ferri senza protezioni, se un ragazzino scivola giocando col pallone... Senza contare che chiunque può salire fino all’ultimo piano e cadere, non ci sono parapetti». «Mettano in sicurezza l’area - ripete - non aspettino che ci sia un incidente...».
Le recinzioni in realtà ci sono ancora, ma sono state ammassate sul retro, in mezzo all’erba che cresce, e in quello che forse avrebbe dovuto diventare lo scantinato del palazzo, dove oggi si può entrare senza troppi problemi, nonostante la situazione precaria del cantiere.
Ilaria Salvatori e Antonio Malacarne vivono in uno dei palazzi vicini. Stanno rientrando a casa, si fermano un attimo davanti allo scheletro di cemento: «Alcune settimane fa - raccontano - degli operai sono venuti a togliere tutte le impalcature che circondavano il palazzo. A quanto abbiamo capito tutti i beni della società che aveva iniziato anni fa la costruzione del palazzo devono essere venduti, comprese le impalcature e i materiali di cantiere. Così hanno smontato tutto, ma il mostro è rimasto qui e non è in sicurezza. Abbiamo tutti figli. Come condomini dei palazzi vicini ci siamo già tassati per pulire a spese nostre il verde. Qualcuno ora venga almeno a mettere in sicurezza il cantiere, non si può andare avanti così».
Juna Goti
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