Il Tirreno

Livorno

Qel giorno i 4 Mori sparirono per fuggire dai bombardamenti

Dietro la foto in regalo oggi la storia di Giuseppe Costagliola: l’ex custode del museo salvò il patrimonio culturale della città

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LIVORNO. Oggi la serie di 24 foto della “Livorno di notte” – in regalo col Tirreno tutti i giorni dal lunedì al sabato – fissa lo sguardo sul monumento dei 4 Mori.

Chissà se è perché rappresenta l’emblema della città che l’abbiamo sempre immaginato lì: fermo nei secoli. In realtà, non è così. E non parliamo del leggero spostamento comunque sempre di fronte al Porto Mediceo: stiamo pensando al fatto che, per salvare sia i Mori sia la statua di Ferdinando I , gli uni e l’altra vennero portati via dalla minaccia dei bombardamenti che stavano devastando tutta la “zona nera”. Dove? La statua alla Certosa di Calci, i mori prima al Cisternino e poi nascosti nella villa medicea di Poggio a Caiano, nei pressi di Prato.

Anche in questo caso c’era lo zampino di Giuseppe Costagliola, il custode del museo che è stato il “monuments man” della nostra città (anche quand’era ormai in pensione): come raccontato dalla studiosa Irene Amadei e dall’allora assessore Mario Tredici al convegno del 2009 della Federazione amici dei musei (e quest’estate ripreso nelle “stanze” di Emanuele Barresi a “Effetto Venezia”).

È stato grazie all’abnegazione di figure “invisibili” come Costagliola se buona parte del patrimonio culturale livornese si è salvato dalla furia della guerra. Aveva un solo grande rammarico: non esser riuscito a salvare “Gli esuli di Siena”, capolavoro di Enrico Pollastrini. Il resto dei dipinti del maestro però riuscì a metterli in salvo da bombe e mine: finché, oltre 70 anni dopo, arriverà una mano ignota a farli sparire dal caveau del museo.

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