Il Tirreno

Livorno

«Un danno di immagine prenderò provvedimenti»

«Un danno di immagine prenderò provvedimenti»

Nogarin commenta la vicenda degli otto quadri spariti al Museo Fattori «Siamo rimasti in silenzio perché le indagini potessero fare il loro corso»

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LIVORNO. «Quello che è accaduto mi ha fatto molto arrabbiare. È un danno di immagine che il Comune e la città hanno inevitabilmente ricevuto». Della scomparsa degli otto quadri dal caveau del museo Fattori, denunciata dalla direttrice Francesca Giampaolo ai carabinieri il 23 giugno scorso, il sindaco Filippo Nogarin sapeva da tempo. Ma di fronte al taccuino dice di non averne parlato prima alla città per non intralciare le indagini. Rispetto alle quali si definisce «fiducioso».

In questi giorni in municipio sono in corso riunioni sulla nuova macrostruttura dell’ente, in altre parole sulla riorganizzazione degli uffici. Alla luce di quanto avvenuto, la riorganizzazione investirà anche il museo civico? Il sindaco ha intenzione di adottare provvedimenti ad hoc? Sono previsti cambi alla direzione, oggi affidata alla responsabile dell’ufficio musei? «Fino a oggi siamo stati in silenzio - risponde Nogarin - per far sì che le indagini facessero il loro corso. Quando gli inquirenti ci daranno un primo riscontro, agiremo di conseguenza, anche in merito alle responsabilità di coloro che sono interessati, compresa la direttrice del museo». Ovviamente le eventuali responsabilità a cui fa riferimento sono di carattere gestionale-amministrativo. Una frase che fa capire che le acque intorno ai quadri - non solo quelli spariti - sono agitate.

Va detto che i lavori chiesti in estate dagli stessi responsabili del museo per migliorare la sicurezza non sono ancora partiti.

Mentre ieri Giampaolo ha smentito categoricamente le voci che la davano vicina al passo indietro: «Perché dovrei dimettermi? Non è certo che quanto accaduto possa essere addebitato a me».

Intanto vanno avanti intanto le indagini per furto condotte sotto la direzione della Procura di Livorno dal nucleo dei carabinieri di Firenze che si occupa della tutela del patrimonio culturale (Tpc). È a questo ramo specializzato dell’Arma che è stata presentata denuncia il 23 giugno, quando gli addetti ai lavori si sono accorti che dal magazzino-caveau di villa Mimbelli sono sparite otto opere, poi inserite nella banca dati pubblica dei "beni culturali illecitamente sottratti". Firme da Cabianca a Pollastrini, fino a Cecconi: soprattutto bozzetti, del valore di circa 80mila euro.

Quando il Tirreno ha rivelato quanto accaduto, l’ex presidente del consiglio comunale, Enrico Bianchi, ha raccontato un episodio e chiuso con una battuta tra l’amaro e l’ironico: «Nella mia stanza in Comune c’erano due bozzetti di Romiti e uno di Rey. Rimasero al loro posto per molti anni, poi nel 2012-2013 dal museo vennero a portare via tutto adducendo motivi di sicurezza. Lì per lì ci rimasi male, ma a posteriori... Ora mi chiedo che fine hanno fatto, visto che l'ultima volta che sono andato al museo non li ho visti esposti».

(j.g.)

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