Il Tirreno

Livorno

Tra negozi chiusi e voglia di rilancio «Non lasciateci soli»

Tra negozi chiusi e voglia di rilancio «Non lasciateci soli»

Zona Garibaldi, residenti e commercianti sperano «Con il ccn cerchiamo di riuscire a risollevare il rione»

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LIVORNO. È un quadro, quello di oggi, che certo Plinio Nomellini non vorrebbe dipingere. Presto una targa al civico 161 di via Garibaldi ricorderà che in quel piccolo condominio è nato il maestro divisionista che oltre un secolo fa guardava a quel quartiere colorato e popolato tra via Garibaldi (appunto), via Galilei, via Palestro, piazza Due Giugno. Un piccolo mondo livornese fatto di storia e di botteghe ultradecennali. Un rione dai mille volti e fiero di sé. Una grande famiglia che stenta a riconoscersi e che, per questo, gioca la carta del rilancio con la nascita del centro commerciale naturale. «Dopo 48 anni di attività, possiamo dire che la zona è andata sempre peggiorando: hanno fatto morire questa strada, noi chiuderemo a fine anno», si sfoga Barbara Spagnoli, una delle due socie, insieme a Rossella Bianchi, che da quasi mezzo secolo portano avanti il negozio di abbigliamento Alberta. È un dipinto a tinte fosche quello che le due commercianti (e non solo loro) fanno al nostro Caffè Tirreno, ospitato nella sua prima tappa dal bar Jordy’s di via Garibaldi, per poi passare al Wine bar Gran Plaza di via Palestro e per finire, nel pomeriggio, al parco di via Emilio Zola.

Tra saracinesche giù e negozi storici che provano a resistere. È soprattutto la parte di via Garibaldi, che dall’incrocio con via dell’Oriolino va verso il Pontino, ad essere più in sofferenza. Basta dare un occhio ai tanti fondi chiusi, con cartelli vendesi o affittasi. «Siamo qui da prima della guerra e in tanti anni abbiamo visto un grande e progressivo degrado, da questa strada non ci passa più nessuno», non ha dubbi Elisabetta Bedeschi, al timone di Mesticolor, negozio di vernici. Lei, insieme a Franza, alla ferramenta Giusti, alla pizzeria 24 gennaio, alla macelleria “L’arte delle carni” (solo per fare qualche esempio), sono alcuni dei negozi storici che resistono. Ma la fatica è tanta. Si guardano intorno: mancano posti auto, l’illuminazione è scarsa, c’è sporcizia, latitano iniziative.

«Questa è una delle zone naturalmente più belle della città e ha bisogno di tornare a vivere, di essere valorizzata nell’interesse di residenti e commercianti»: Daniela Barli è la vice presidente del neo centro commerciale naturale Antico Borgo Reale, che riunisce anche l’intera zona che comprende anche piazza Garibaldi e dintorni, dove il Caffè Tirreno farà tappa nelle prossime settimane. «Speriamo con il centro commerciale naturale di riuscire a ritirare su il quartiere, sempre più degradato», continua Maurizio Tantardini, del Jordy’s Bar. «Ci sono diversi negozi storici che sopravvivono, ma tanti sono i fondi chiusi», rincara Maila Giordano che ricorda gli anni passati, quando via Garibaldi era viva e piena di gente.

Quei cassonetti-discarica. Cassonetti trasformati in discarica, con famiglie che scaricano divani e intere cucine, come segnala Dario Scarpellini. E ancora fioriere zeppe di spazzatura: ecco un altro motivo di lamentela da parte di commercianti e residenti. «Ci sono giorni dove troviamo intere camere da letto o cucine scaricate ai bidoni qua davanti, tanti che gli ingombranti mi arrivano quasi in negozio», lamenta Piero Ramagli, da oltre 50 anni titolare della pescheria. E proprio davanti ai 5 cassonetti c’è il negozio di vernici: «Tante volte abbiamo chiesto al Comune di spostarli, perché è un’indecenza: a volte la gente scarica pure in pieno giorno», dicono da Mesticolor. Allo stesso modo tutte le mattine Cristina Landi, orgogliosa della sua boutique-macelleria “L’arte delle Carni” che va avanti da 8 generazioni, ripulisce le “sue” fioriere: «Ogni giorno gli incivili le riempiono di spazzatura». Che serva più pulizia lo ribadisce anche Mila Bonaretti: «Le strade sono sporche e soprattutto piene di buche, io vengo nel quartiere in bici e lo so bene: quelli di prima (si riferisce alla passata amministrazione) non ci sono più da 2 anni, le buche ci sono anche dall’altro mese: se vedo il sindaco glielo dico in faccia».

Sos posti auto. Quella dei posti auto è una carenza lamentata da tutti. «Noi residenti abbiamo la lettera “s” – spiega Valentina Sperti, residente – ma i posti bianchi, non a pagamento, in via Garibaldi sono solo una decina, gli altri sono blu. Non chiediamo al Comune di non pagare, ma almeno di prevedere agevolazioni o abbonamenti mensili ai posti blu per i residenti». Secondo i negozianti, invece, la carenza di posti ha portato, nel tempo, a una progressiva perdita di clienti. «Servono più posti auto per permettere ai clienti di fare acquisti in tranquillità – dice la sua Paola Lucarelli dal negozio di scarpe – Oggi tanti sono costretti a fermarsi in doppia fila, spesso prendono la multa e non tornano più».

Non ci sentiamo sicuri. Ce lo ripetono in tanti, come un mantra. Giovani e anziani. Negozianti e abitanti. «Solo per darvi un’idea – racconta la sua esperienza Daniela Puccini, titolare dell’oreficeria – io alla chiusura non esco mai da sola, perché ho paura. Quando chiudo il negozio, c’è sempre qualcuno che mi guarda le spalle». In una parola: si chiede maggiore sicurezza, soprattutto la sera. «Anche come Ccn – ci tiene e a sottolineare Barli – solleciteremo l’amministrazione a potenziare l’illuminazione, perché la sera in via Garibaldi è scarsa e si creano zone d’ombra poco rassicuranti». In tanti chiedono telecamere e controlli più serrati da parte delle forze dell’ordine. «Un tempo quando c’erano i poliziotti di quartiere le persone erano più contente: noi speriamo che siano ripristinati, anche perché si creava un rapporto di fiducia».

Bus a tutta velocità. Un’altra croce, per chi vive nella zona, è l’alta velocità. «Gli autobus percorrono via Garibaldi a tutta velocità, così i mezzi pesanti, e per chi vive agli ultimi piani è come un piccolo terremoto», sottolinea il residente Stefano Sperti. Una soluzione? «Per esempio mettere una fermata in mezzo a via Garibaldi, così i bus sono costretti a rallentare». Sulle bici che corrono sul marciapiede parlano altri due abitanti, Renata e Mario Ugolini. «È pericoloso per chi esce da casa o dai negozi, un signore per un incidente contro una bici sul marciapiede si è rotto il femore».

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di Redazione web