Toscana
Da Cepparello e Raspanti l'altolà sul caso dei quadri scomparsi
I due esponenti del gruppo Futuro! vanno all'attacco sulla vicenda dei quadri spariti dal museo Fattori ricordando di aver presentato da tempo una interpellanza sul problema della sicurezza
LIVORNO. «I fatti del museo Fattori pongono un serio problema di sicurezza». Vanno all’attacco i consiglieri comunali Giovanna Cepparello e Andrea Raspanti (Futuro!), che tre mesi fa avevano già chiesto lumi sulla sicurezza della struttura in un'interpellanza che si riferiva «ad una questione del tutto diversa, che tuttavia a questo punto deve essere affrontata con urgenza».
«Nel nostro atto - scrivono - chiedevamo se le condizioni di sicurezza del museo fossero adeguate, perché avevamo appreso che l'amministrazione comunale caldeggiava l'idea di esporre al Fattori una parte della collezione privata di Carlo Pepi, e si vociferava che molti quadri si trovassero già all'interno dei magazzini. Chiedevamo conto di queste notizie, e del progetto complessivo che eventualmente poteva sottendere la scelta (dubbia) di ospitare una collezione privata all'interno di un museo civico». Ma «in tre mesi non abbiamo ricevuto alcuna risposta».
«In compenso - chiosano - abbiamo appreso da un recente rapporto degli uffici che a giugno, al di fuori di qualsiasi accordo formale e di qualsiasi copertura assicurativa, l'assessore alla cultura e un gruppo di consiglieri (a quale titolo?) hanno accompagnato presso il museo il collezionista, che ha portato con sé alcune decine di opere. La visita aveva a quanto pare lo scopo di fare, tutti insieme appassionatamente, delle prove di esposizione. Sulla base di quale progetto? In base a quali standard scientifici? Da quanto si evince dallo stesso rapporto, la maggior parte delle opere portate sono state lasciate presso il museo (era già nota la scomparsa dei quadri?) e probabilmente si trovano ancora nei magazzini, che evidentemente non sono sicuri».
«Gli uffici, del resto - sottolineano - chiedono da mesi una revisione degli impianti di sicurezza, che vengono definiti dai tecnici obsoleti. La domanda sorge spontanea: possiamo permetterci, come città, di giocare con le opere d'arte private, provandole nelle stanze del museo cittadino come quadri dell'ikea nel salotto di casa, senza tutelarci da eventuali danni o furti? Quanto stiamo rischiando con questa gestione improvvisata?». Così concludono rivolgendosi al sindaco: «Cosa è stato fatto dopo che si è scoperto che mancavano all'appello 8 quadri? E per quale ragione non si è pensato ad informare la città?». I consiglieri di Futuro hanno presentato una nuova interpellanza. «Rimane poi aperta - concludono - la questione generale della gestione del patrimonio museale cittadino» che «dovrà essere affrontata in consiglio».
Un tema sollevato a più riprese - con interpellanze e interventi fuori e dentro il consiglio - anche da Buongiorno, con il capogruppo Marco Bruciati che insieme ai membri del gruppo cultura sottolinea oggi di aver letto «con grande preoccupazione» la notizia della scomparsa dei quadri. «Ciò che è accaduto recentemente al museo - sottolinea - è il risultato della gestione approssimativa e confusa del nostro sistema museale che dovrebbe, invece, diventare fiore all'occhiello dello sviluppo culturale, economico e sociale della città. Oggi più che mai il museo civico deve dotarsi non solo di un comitato scientifico ma di uno storico dell'arte, che svolga le funzioni di curatore delle collezioni e sappia portare avanti un progetto di tutela con tutti i crismi, in grado di garantire al meglio il futuro delle opere».
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