Gioco
Per sorvegliare i treni alla stazione arriva Dina
Livorno, è un Dogo argentino della ditta Worsp: impedisce ai barboni di salire sull’Intercity
LIVORNO. Arriva alle 21.50 sul furgoncino bianco, intonato al suo pelo candido. Dina è un Dogo argentino adorabile. A guardarlo, in quegli occhioni dolci neri, non lo diresti che è specializzata nella ricerca di esplosivi e in generale nella sicurezza. Un segugio pronto a difendere il prossimo. Con lei, a setacciare la stazione di notte, ci sono due guardie giurate dell’istituto Worsp. Missione: «Impedire ai barboni di occupare i treni fermi in stazione durante la notte», come spiega Fernando Rossetti, sottotenente della Worsp. Un servizio, voluto dalle Ferrovie dello Stato, che è partito stabilmente lo scorso giugno. E che è nato per contrastare l’invasione di senzatetto di certi treni, fermi sui binari morti in attesa della corsa successiva. Un esempio? Il famigerato Intercity per Milano che, in sosta sui binari di via Masi, era diventato un vero condominio, particolarmente appetibile per i sedili allungabili. O alcuni regionali, parcheggiati in città, aspettando la nuova corsa, all’alba.
Ed ecco allora che è scesa in campo Dina, e con lei i suoi conduttori, le guardie giurate. Tra queste ultime, di turno a Livorno centrale, spesso ci sono David Ducci di Viareggio e Gionata Capecchi di San Vincenzo. «Controlliamo una decina di treni facendo tre/quattro giri dello scalo - dicono i due vigilantes - Il primo è quello delle 22.24, che termina qui la sua corsa: a Livorno scendono tutti, poi il treno va a Lucca fuori servizio». È fatto da carrozze a due piani e va controllato nel dettaglio: David sale con Dina e controlla sedile per sedile, mentre Gionata vigila da terra. La verifica viene estesa anche agli altri convogli: in totale, vengono setacciati tre Intercity, tre regionali a due piani, una littorina per Piombino e due treni fuori servizio, quello diretto a Lucca e un altro che va a Pisa.
Il treno più problematico resta l’Intercity per Milano: «Ci sono degli irriducibili che non mollano - racconta David - ci provano a infilarsi a bordo, ma noi siamo costretti a mandarli via». «A volte ci sono state delle liti - aggiunge Gionata - per via di gente che non voleva scendere dal treno. Noi a quel punto chiamiamo la polizia come supporto perché il nostro lavoro si ferma al controllo, noi non tocchiamo nessuno».
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