Il Tirreno

Livorno

Quadri spariti, opposizioni all'attacco. BL: "Gestione approssimativa del sistema museale"

I banchi del consiglio comunale. In piedi Marco Bruciati (Buongiorno Livorno)
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I banchi del consiglio comunale. In piedi Marco Bruciati (Buongiorno Livorno)

Livorno, dopo il caso delle opere scomparse dal museo Fattori, i consiglieri comunali delle varie forze di opposizione chiedono di portare in consiglio comunale il dibattito sulle strutture e sulla cultura

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LIVORNO.Dopo la notizia rivelata dal Tirreno sugli otto dipinti scomparsi dal magazzino-caveau del museo civico Fattori (sul caso stanno indagando i carabinieri del nucleo fiorentino per la tutela del patrimonio culturale), le forze di opposizone vanno all'attacco: chiedono chiarimenti su quanto accaduto a villa Mimbelli e soprattutto chiedono di mettere al centro del dibattito il presente e il futuro del sistema museale della città. Di seguito gli interventi delle varie forze politiche.
 

Marco Bruciati e gruppo cultura di Buongiorno Livorno. Leggiamo con grande preoccupazione le notizie pubblicate in questi giorni sulla scomparsa di otto opere custodite al Museo Fattori. Da lungo tempo Buongiorno Livorno denuncia la precarietà con cui sono gestite le istituzioni culturali livornesi. In particolare, negli ultimi mesi, abbiamo focalizzato l'attenzione sul sistema museale livornese, con interventi dentro e fuori il consiglio. Lo abbiamo fatto nel mese di giugno, con un sopralluogo teso a verificare l'effettiva presenza di un fondo privato all'interno del Museo Fattori (il fondo Pepi, custodito nei depositi di Villa Mimbelli da maggio). Dal nostro sopralluogo è nata un'interpellanza sulle modalità di utilizzo e integrazione del patrimonio pubblico su cui si basa l’identità del Museo. Lo abbiamo fatto nuovamente il 19 ottobre, nell'incontro sul Museo della Città tenuto in una libreria Erasmo piena come un uovo (segno inequivocabile del grande interesse sul tema), ribadendo che uno dei problemi principali del sistema museale di Livorno è l'assenza di uno storico dell’arte nel suo organigramma. Nel corso del tempo questo inaudito vuoto di competenze è stato colmato in vari modi, principalmente chiamando artisti e storici dell’arte livornesi a collaborare, cosa che è avvenuta generosamente ma con alterni risultati. Nei decenni centrali del secolo scorso sono state queste figure a formare un comitato scientifico e ad aiutare i funzionari del Comune a gestire le collezioni, ordinarne l’allestimento e scegliere le nuove opere da acquisire. Tale comitato scientifico, però, non è più stato nominato, così che le decisioni relative alla vita del museo sono state assunte nel migliore dei casi dagli uffici comunali e dagli assessori alla cultura che si sono succeduti (con alterne fortune), nel peggiore da operatori semi-improvvisati che hanno influito su decisioni e competenze. Ciò che è accaduto recentemente al Museo Fattori è il risultato della gestione approssimativa e confusa del nostro sistema museale che dovrebbe, invece, diventare fiore all'occhiello dello sviluppo culturale, economico e sociale della nostra città. Oggi più che mai il museo civico livornese deve dotarsi non solo di un comitato scientifico ma anche di uno storico dell’arte, che svolga le funzioni di curatore delle collezioni e sappia portare avanti un progetto di tutela con tutti i crismi, in grado di garantire al meglio il futuro delle opere.

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Pietro Caruso (capogruppo Pd Livorno). Se il degrado della nostra città parte dal non rispetto della nostra cultura, possiamo davvero preoccuparci del nostro futuro. Apprendiamo, ancora una volta purtroppo solo dalla stampa, che sono spariti otto quadri dal museo Fattori. Notizia conosciuta dall'amministrazione, da almeno tre mesi, che però si è ben guardata dall'informarne il Consiglio Comunale. Consiglieri comunali, eletti dai cittadini, che, anche stavolta, non sanno né quando né perché né come si sono volatilizzate opere d'arte che fanno parte della città e che sono "proprietà" di tutti noi. E, come in altre occasioni, l'unica certezza rimane l'incapacità dell'amministrazione Nogarin, non all'altezza nemmeno di vigilare e di difendere i beni del nostro patrimonio cittadino.

 

Giovanna Cepparello e Andrea Raspanti (Futuro!). I fatti del Museo Fattori pongono un serio problema di sicurezza, che noi avevamo sollevato tre mesi fa in un’interpellanza, in riferimento ad una questione del tutto diversa, che a questo punto, tuttavia, deve essere affrontata con urgenza. Nel nostro atto chiedevamo se le condizioni di sicurezza del Museo fossero adeguate, perché dalla stampa e da varie voci avevamo appreso che l’Amministrazione Comunale caldeggiava l’idea di esporre nel Museo Fattori una parte della collezione privata di Carlo Pepi, e si vociferava che molti quadri del Pepi, probabilmente non assicurati, si trovassero già all’interno dei magazzini del Museo. Nell’interpellanza noi chiedevamo conto di queste notizie, e del progetto complessivo che eventualmente poteva sottendere la scelta (dubbia) di ospitare una collezione privata all’interno di un museo civico. In tre mesi non abbiamo ricevuto nessuna risposta, nonostante le interpellanze in commissione dovrebbero essere evase entro 20 giorni (ne sono ad oggi trascorsi quasi 100), e nonostante i nostri solleciti alla presidenza della Commissione e del Consiglio Comunale. In compenso, abbiamo appreso da un recente rapporto degli uffici che nel mese di Giugno, al di fuori di qualsiasi accordo formale e di qualsiasi copertura assicurativa, l’Assessore alla cultura e un gruppo di consiglieri (a quale titolo?), hanno accompagnato presso il Museo Fattori il collezionista Pepi, che per l’occasione ha portato con sé alcune decine di opere. La visita aveva a quanto pare lo scopo di fare, tutti insieme appassionatamente, delle prove di esposizione, e di valutare l’impatto delle opere con il percorso museale. Sulla base di quale progetto? In base a quali standard scientifici? Da quanto si evince inoltre dallo stesso rapporto, la maggior parte delle opere portate da Pepi sono state lasciate presso il Museo Fattori (era già nota la scomparsa dei quadri?), in un primo momento senza neanche che venisse stilato un elenco, e probabilmente si trovano ancora all’interno dei magazzini del museo civico, che evidentemente non sono sicuri. Gli uffici, del resto, chiedono da alcuni mesi una revisione degli impianti di sicurezza, che vengono definiti dai tecnici obsoleti. La domanda sorge spontanea: possiamo permetterci, come città, di ‘giocare’ con le opere d’arte private, provandole allegramente nelle stanze del museo cittadino, come quadri dell’ikea nel salotto di casa, senza tutelarci in alcun modo da eventuali danni o furti? Quanto abbiamo rischiato o stiamo rischiando con questa gestione improvvisata, fuori da ogni responsabile progettualità, del nostro museo? Ovviamente, alla luce delle recenti notizie sui quadri scomparsi, notizie colpevolmente nascoste ai cittadini, questo modo di agire dell’amministrazione diventa ancora più incomprensibile e deprecabile. Ad oggi le domande da fare al Sindaco, oltre a quelle formulate a luglio, sono ancora più ‘pesanti’: che cosa è stato fatto dopo che si è scoperto che mancavano all’appello 8 quadri? Come si è affrontato il problema? E per quale ragione non si è pensato ad informare la città della scomparsa degli otto quadri, di cui come cittadini siamo i legittimi proprietari? Ci sono altre opere scomparse negli ultimi anni? Abbiamo già inviato un’interpellanza per avere le dovute risposte, e questa volta ci auguriamo che vengano rispettati i tempi regolamentari. Rimane poi aperta la questione generale sulla gestione del patrimonio museale cittadino, e sulla mancanza di una progettualità responsabile e scientificamente fondata. Questione che dovrà essere affrontata in Consiglio Comunale. La città non può più aspettare.

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di Redazione web