Il Tirreno

Livorno

Otto quadri spariti al museo Fattori, si indaga per furto

di Juna Goti
Otto quadri spariti al museo Fattori, si indaga per furto

Livorno, si muovono i carabinieri di Firenze con la Procura. Negli atti degli uffici comunali l’sos per il sistema di sicurezza vecchio

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LIVORNO. I carabinieri del nucleo fiorentino che si occupa della tutela del patrimonio culturale stanno indagando per furto, sotto la direzione della Procura di Livorno. La conferma è arrivata mercoledì 26 da Firenze, dopo la notizia pubblicata in anteprima dal Tirreno sulle otto opere scomparse dal museo Fattori. I dipinti - perlopiù bozzetti e quadri di piccole dimensioni, di artisti come Pollastrini, Cabianca o Micheli, del valore stimato complessivamente in circa 80mila euro - erano custoditi nel magazzino-caveau all’ultimo piano di villa Mimbelli.

La responsabile della struttura comunale, Francesca Giampaolo, si è accorta dell’ammanco a giugno, quando ha presentato denuncia ai carabinieri del Tpc di Firenze, ma la notizia è saltata fuori dopo che, a una a una, le opere sono state inserite nella banca dati dei “beni culturali illecitamente sottratti” dei carabinieri.

Le indagini sono in corso. Rese più complicate dal fatto che non si sa quando i quadri sono scomparsi e se sono stati portati via tutti insieme o uno alla volta (sempre che non siano stati dimenticati in qualche magazzino della città). Ma secondo quanto riferito ieri dalla responsabile del museo, «l’ultima ricognizione generale delle opere è stata fatta nel 2014, e a quella data c’erano». «Sono molto addolorato, come tutti i livornesi, perché abbiamo perso parte del nostro patrimonio», ha commentato ieri l’assessore alla cultura Francesco Belais: «Mi auguro che le forze dell’ordine facciano al meglio il loro lavoro e riescano a trovare questi capolavori scomparsi».

Belais è stato nominato assessore il 28 giugno scorso, cinque giorni dopo la presentazione della denuncia ai carabinieri. Ne era stato informato? E a sua volta ha informato il sindaco e gli assessori? «Sì, ho appreso la notizia con grande dolore, sono stato informato qualche tempo dopo essere stato nominato, e ne abbiamo parlato in giunta, anche perché gli uffici ci hanno chiesto di implementare la sorveglianza del museo».

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Perché, allora, da luglio a oggi - e prima ancora da giugno - nessuno ha pensato di informare la città? «Nessuno ha voluto tenere nascosto niente - risponde -: è stata fatta denuncia, c'è un'indagine dei carabinieri in corso, il buonsenso vuole che si mantenga la riservatezza, anche nella speranza che queste opere vengano ritrovate. Ci siamo presi un periodo per fare le dovute verifiche, io ad esempio vorrei che fosse tutto informatizzato...». «Purtroppo - aggiunge - cose come questa accadono, c'è chi ruba nei caveau delle banche, gli Arsenio Lupin sono bravi più di ogni servizio di sorveglianza. Ma dobbiamo fare in modo che questo atto gravissimo non si ripeta».

Si sa che nella struttura non sono mai stati trovati segni di effrazione. Esiste un registro aggiornato delle persone che ogni giorno entrano ed escono dai caveau? Ed è vero che la principale telecamera del piano (ammesso che esistano ancora registrazioni datate) non è puntata sull’ingresso del magazzino? A fine luglio, con la decisione 202, la giunta ha preso atto di un rapporto in cui gli uffici comunali chiedevano «interventi di miglioramento agli impianti di sicurezza del museo» e dove si parlava di serrature blindate «ormai obsolete» delle porte di accesso ai caveau, con la richiesta di installare «telecamere di videosorveglianza in aggiunta a quelle già presenti, ma ritenute insufficienti». Cosa è stato fatto nel frattempo?

«Come giunta abbiamo dato l'ok a una serie di interventi», risponde Belais: «Poi devono correre gli uffici. Mi auguro che lo abbiano fatto, sarebbe grave se da luglio non fosse stata presa alcuna misura». «Ci siamo attivati - interviene subito dopo la direttrice, che si dice «distrutta» - abbiamo fatto fare delle perizie per fare degli interventi che finanzieremo a breve. Interventi per migliorare gli impianti di sicurezza già esistenti, dovevamo trovare le fonti di finanziamento (circa 5mila euro)». Insomma, per ora sono state fatte le perizie, gli interventi devono partire.

Ma è vero che nei magazzini del museo oggi sono ospitate anche alcune opere di una collezione privata che l’amministrazione comunale vorrebbe esporre nel museo? «Per quelle - risponde l’assessore - c’è una liberatoria firmata dal proprietario che solleva il Comune da ogni responsabilità».

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