Gioco
Degrado alla stazione, vagoni abbandonati trasformati in giacigli - Le foto
Livorno, abbandonati da sette anni, nel 2012 furono bruciati e oggi sono ancora lì, utilizzati dai senzatetto
LIVORNO. Hanno sette anni i mostri di ferro che sospirano nelle notti alla stazione. Carrozze fantasma, sventrate, dai mille tentacoli arrugginiti e inceneriti che s’aggrovigliano in disegni paurosi. Eppure vive, dalle 22 in poi, quando barboni, confinati dalla società, le eleggono a rifugio, squallido e disagevole. Specchio deformato di un degrado semi sconosciuto.
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Un luogo senza confini. Già perché quella porzione di binari morti, a qualche decina di metri dall’ingresso di via Masi, dove giace dimenticato quel che resta dei due vecchi convogli, è terra di nessuno. Lì, quattro anni fa, quei vagoni bruciarono in un rogo, forse scatenato da un fuoco accesso da senzatetto per scaldarsi. Da allora poco è cambiato. «È un posto abbandonato - dice un lavoratore della stazione - Hanno tutti paura di avventurarsi laggiù perché non si sa cosa si può trovare. E nessuno prende la decisione di eliminare il problema, rimuovendo i convogli». La polfer, nel tempo, ha fatto diversi sopralluoghi a bordo, ma nessuno - le Ferrovie in primis - si è preoccupato di mettere la parola fine al ciclo di vita vergognoso di quelle lamiere.
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La nostra inchiesta. Il Tirreno, come già più volte nel passato, è tornato sul posto e ha constatato che la situazione è peggiorata. Per arrivarci bisogna attraversare un tappeto di chiodi, pezzi di ferro e di legno, rifiuti e rovi. All’interno delle carrozze, sorpresa: tra scheletri di sedili, finestrini lacerati e scale accidentate, è cresciuta l’erba. Quando si dice che la natura non conosce ostacoli... Ma senza freno è soprattutto il degrado che impera in questo angolo di stazione, a pochi metri dai binari attivi, dove ogni giorno centinaia di passeggeri arrivano e partono, e soprattutto a una manciata di passi dal parco lavaggio, dove operano gli addetti alle pulizie dei treni. Lavoratori che entrano in servizio anche di notte e sono costretti a confrontarsi con un contesto critico. «A volte mi è capitato di stare in squadra con 2-3 donne - dice uno di loro - e allora le cose si complicano ancora di più: nel passato purtroppo ci sono state delle aggressioni. Ora la situazione è migliorata, ma in queste condizioni non si può stare mai tranquilli». I segni della vita quotidiana che ruota intorno ai convogli della vergogna sono molto evidenti: dentro ci sono materassi, come si vede nelle foto accanto, e poi vestiti, scarpe, panni stesi, escrementi, oltre ad avanzi di cibo, cartoni di pizza e numerose bottiglie.
Un po’ di storia. I due vagoni ormai fanno parte dell’arredo, per così dire, delle Ferrovie. Uno giace lì, sul binario morto, dall’estate del 2009, quando fu al centro di un piccolo incidente ferroviario. Qualche tempo dopo si aggiunse l’altro. Poi, nell’agosto 2012, un incendio li ha devastati entrambi. Da allora, il degrado, sempre più galoppante, ha raggiunti livelli altissimi.
Vita da barbone. L’abbandono, si sa, favorisce desolazione e incuria. E l’assalto dei senzatetto - che vivono in condizioni davvero difficili - è quotidiano. Alcuni di loro, entrando in stazione dalla parte retro, hanno creato una sorta di percorso a tappe. La prima si trova proprio di fronte agli uffici delle cooperative del parco lavaggio: lì c’è un angolo in cui i clochard depositano le loro cose: sedie, coperte, piccoli oggetti. Sui pali delle cancellate, soprattutto nella bella stagione, vengono stesi i panni. E poi, andando verso le carrozze bruciate, c’è una serie di anfratti sfruttati anche per celare i sacchi a pelo, in cui dormire d’estate. Nei mesi scorsi, inoltre, più volte, i senzatetto avevano anche sfondato dei casottini delle Ferrovie, che si trovano lungo i binari morti, ma ultimamente porte e finestre sono state murate. «Del resto, forse per chi è al potere è più facile relegare queste persone qui in stazione - è la riflessione di un lavoratore - almeno non girano in centro...».
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