Gioco
Corte dei conti indaga sull’Odeon Ferrone sul futuro: Spil va avanti
La presidente annuncia in commissione che la finanza ha acquisito atti sul parcheggio dal 2006 Oggi il piano industriale sarà presentato in Comune. «Nessuna intenzione di vendere la Paduletta»
LIVORNO. Nei mesi scorsi la guardia di finanza si è presentata su richiesta della Corte dei Conti nella sede di Spil per acquisire atti e documenti relativi all’operazione molto discussa dell’ex cinema Odeon, dalla sua trasformazione in parcheggio - costata oltre 20 milioni di euro - ai giorni d’oggi. Lo ha detto ieri la presidente Barbara Ferrone durante la seconda commissione consiliare. «Sono venuti in Spil - ha raccontato Ferrone - e hanno avuto accesso a tutta la documentazione sull’Odeon dal 2006 a oggi». Poi ha aggiunto: «Non abbiamo fatto come nel giugno 2015 quando l’allora presidente si era opposto alla richiesta della finanza».
IL NO DI GUIDOTTI. Possibile che Luciano Guidotti abbia avuto il potere di opporsi ad una perquisizione? «Guidotti lesse all’allora cda una risposta che aveva dato al segretario generale, il quale gli aveva chiesto di mettergli a disposizione dei documenti per la finanza: in quella lettera Spil si rifiutava di consegnare il materiale», ha voluto sottolineare la Ferrone.
Guidotti, interpellato dal Tirreno, racconta i fatti in maniera diversa: «Io la finanza non l’ho mai vista, figuriamoci se ero nelle condizioni di poter rimandare indietro i militari - dice -. E’ vero invece che fu il segretario generale del Comune a chiedermi della documentazione per la Corte dei conti. Risposi che il problema, dal mio punto di vista, era che Spil è una società partecipata dal Comune di Livorno ma anche da quello di Collesalvetti, dalla Camera commercio e da soci privati (Mps e Banco Popolare, ndr). Ad ogni modo dissi a Giuseppe Ascione che non avevo niente in contrario nel consegnare documenti e atti necessari alla finanza, ma che ritenevo naturale, proprio per la composizione variegata della società, che venissero da noi a fare l’accesso, non capivo il passaggio attraverso il Comune, che è solo uno dei soci. Di fatto la finanza poi non è mai venuta. Ne ho fatta una questione di tutela verso i soci, non certo volevo nascondere qualcosa».
OGGI IL PIANO INDUSTRIALE. Se la Corte dei Conti sta studiando le carte per capire se l’operazione Odeon abbia creato un danno alle casse pubbliche - ma la presenza dei soci privati nella compagine sociale ieri apriva dubbi tra gli addetti ai lavori sulla competenza della magistratura contabile - il nodo vero è il futuro di Spil. I prossimi giorni saranno decisivi, a partire da oggi quando la Ferrone ha annunciato la presentazione del piano industriale all’amministrazione comunale (che di Spil è il principale socio col 61%).
Una cosa però la Ferrone l’ha ribadita chiaramente: «Per noi ci sono i presupposti perché la società possa andare avanti. Il bilancio approvato dal cda il 27 maggio si chiude con una perdita di oltre un milione, ma è stato redatto in continuità aziendale - ha sottolineato la presidente -. Il collegio sindacale ha espresso perplessità e ha invitato il socio a prendere accorgimenti prima di approvare bilancio, senza dire quali. Il Comune ha chiesto al cda approfondimenti ed entro domani avrà il piano».
FERRONE: SEGNALI DI MIGLIORAMENTO. La presidente ha voluto mettere in luce anche degli aspetti positivi davanti ai consiglieri. «Non vuol dire che la situazione non sia preoccupante, ma qualche segnale di miglioramento grazie al cda è avvenuto - ha rivendicato -. Il valore della produzione è aumentato dell’8.7%, i costi del personale diminuiti grazie a riduzione orario di lavoro e stipendio, sono diminuiti gli oneri finanziari. Il risultato netto evidenzia ancora una perdita ma più contenuta rispetto al 2015: il semestre 2015 chiuse a meno 433mila euro, il 2016 a meno 335mila. Il cda di Spil non è stato solo a pensare al piano industriale che non arrivava ma si è rmboccato le maniche».
AFFITTO PADULETTA E TRE OPZIONI. Il futuro passerà soprattutto dalla Paduletta, le zolle d’oro in porto. Che non saranno vendute (forse affittata): «Abbiamo pubblicato un avviso per capire se c'è interesse di qualche operatore economico al progetto di valorizzazione di questo asset. E’ evidente che non vogliamo dismetterla, altrimenti avremmo fatto subito un’asta per la vendita», ha detto Ferrone. Confermata la procedura ex articolo 67 legge fallimentare, che non è escluso possa però sfociare in qualcosa di più traumatico: liquidazione o concordato.
g.cor.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
