Gioco
Aree in cerca di padrone in vista del nuovo Prg
Le Fs tornano a offrire l’ex stazione San Marco a prezzo scontato. La Spil sonda il mercato per Paduletta, l’Enel per la centrale. E il business ora parla anche russo
LIVORNO. È oramai una valanga: centinaia di migliaia di metri quadri di grandi aree-chiave che finiscono sul mercato con il nuovo Prg in avanzato stato di “gravidanza”. Tutte nella zona nord della città, tutte con avvisi pubblici a caccia di potenziali investitori.
Stiamo parlando principalmente di tre tasselli d’un puzzle territoriale in cerca d’autore: 1) quasi 13 ettari della centrale Enel che l’Enel ha messo in vendita in via Salvatore Orlando; 2) 82.421 metri quadri in pugno alla Spil, controllata dal Comune di Livorno col 61%, fra la superstrada Fi-Pi-Li e la Sponda Est della Darsena Toscana; 3) 68mila metri quadri dell’ex stazione ferroviaria di San Marco, pressoché di fronte al leone sopra la porta di San Marco.
Il primo affare è sulla rampa di lancio grazie ai buoni uffici di Nomisma che ha pubblicato sul Tirreno un annuncio pubblico: riguarda la centrale anni ’60 ma anche l’area di ricerca attigua, nei pressi dell’ex Motofides (Pierburg). L’Authority ha apposto il «vincolo preordinato all’esproprio», spiega Claudio Vanni, dirigente di Palazzo Rosciano che si occupa del Prg portuale. Tradotto: c’è da aprire un confronto con eventuali investitori perché è l’Authority che ha in mano la matita della programmazione urbanistica. «Siamo sul Canale Industriale e abbiamo in programma – rincara Vanni – di intervenire con il consolidamento della banchina ma per utilizzare l’accosto occorrerebe arretrare la linea di banchina “mangiando” una parte di terreno. Non solo: proprio lì passano i tubi che arrivano alla raffineria Eni».
Desta scalpore che, secondo quanto riferisce il “Corriere della sera”, vi sia un interesse di Amazon per l’acquisizione di centrali Enel in modo da trasformarle in “server farm” a servizio delle proprie attività nel Sud Europa. Ma c’è un “ma”, anzi due: da un lato, il riferimento sarebbe a tre centrali in Piemonte e non a quella livornese; dall’altro, l’impianto di via Salvatore Orlando è finito nel mirino per le emissioni inquinanti.
Quanto a Paduletta, la Spil ha messo in homepage sul proprio sito un «avviso esplorativo per manifestazione di interesse finalizzata ad interventi di valorizzazione del complesso immobiliare sito in Livorno, via Galvani, denominato “la Paduletta”». Al presente l’area, inclusi 19mila metri quadri coperti suddivisi fra uffici e sette capannoni, sono affittati fino al 2028 alla Cilp (Compagnia portuale più Neri-Negri): rappresentano “zolle d’oro” a ridosso del porto.
E l’ex stazione San Marco? Era nata per volere del granduca a metà Ottocento: sarà una giunta M5s a recuperare la “Leopolda” labronica? In realtà, la questione è sul tavolo di Palazzo Civico fin dal 2008: e se allora (e poi anche due anni più tardi) le Fs, tramite la Ferservizi, avevano messo inutilmente in vendita queste 66 particelle catastali a quasi 15 milioni di euro, adesso la cifra minima per farsi avanti è stata alquanto scontata: appena più di 9,5 milioni di euro, c’è tempo fino al 2 dicembre.
Ma il sindaco Filippo Nogarin giura che c’è qualcosa che si sta muovendo, anche se non vuol scoprire le carte: «Stiamo avendo contatti con grossi gruppi interessati alla questione, per ora non posso dire altro».
Ce ne sarebbe già a sufficienza per spalancare gli occhi. Ma se per questo trittico di grandi ritagli di proprietà fondaria è in corso una esplicita operazione di scouting a caccia di manifestazioni di interesse, va detto che in quel quadrante di estrema periferia è ben più ampio il ventaglio di aree ex-qualcosa.
L’ultimo esempio? I 113.860 metri quadri dello stabilimento chimico che la multinazionale Trinseo ha chiuso pochi mesi fa, praticamente in un battito di ciglia, a un passo dalle banchine delle “autostrade del mare” in fondo a via Galvani.
Ma basta girare lo sguardo per incrociare altre due “aree fantasma”, anch’esse nel cuore del porto: l’una è l’ex fabbrica di lavorazione di prodotti surgelati Giolfo & Calcagno, 27mila metri quadri di superfici con 7mila metri quadri di celle frigo quasi nuove (e 80 metri di banchina a ridosso del terminal Sintermar); l’altra è l’ex Carbochimica.
Ma qui per la striscia da 10mila metri quadri dove era prevista la realizzazione della centrale a biomasse potrebbe essere una vendita giudiziaria a far voltare pagina a questo spicchio di porto.
Non è l’unico: le aste giudiziarie riguardano anche una porzione del fabbricato che in anni lontani ospitava la fabbrica Ginori in via Filzi (valore di mercato 6 milioni) così come due lotti di terreno edificabile in località Vecchia Fornace lungo lo Scolmatore con asta via web a partecipazione telematica e annunci anche in lingua russa (base d’asta 2,8 milioni di euro in un caso e 1,9 nell’altro).
L’ultimo flash lo andiamo a scovare a est del fascio di binari della linea tirrenica: in fondo a via Enriques c’è l’emblema dei guai dell’industria livornese nell’era delle multinazionali. Chiusa nel 2006 la Delphi, chiusa nove anni dopo la Trw che occupava l’altra metà dei 190mila metri quadri, 60mila dei quali coperti, della vecchia fabbrica Spica. Un doppio fantasma al posto di due delle principali stabilimenti labronici del tempo che fu.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
