Gioco
Addio a Selene Sarteschi madre e letterata
Livorno, la donna, 54 anni, lascia tre figli e l’ex marito Laviosa. Dopo l’autopsia per chiarire le cause della morte, il via libera al funerale
LIVORNO. Quel volto serafico, quelle mani rassicuranti, l’amore di mamma nell’abbraccio, l’ultimo, prima di esalare il respiro dell’addio. Selene Sarteschi Del Medico Staffetti se n’è andata in un soffio. All’improvviso, a 54 anni. È morta tra le braccia del figlio Ernesto Laviosa, l’ultimo ad averla vista, insieme alla domestica, nella villa di famiglia, sul viale Italia, ad Ardenza mare. S’è sentita male lunedì sera mentre era a cena, con la donna di servizio. «Stava mangiando, sembrava tutto normale - racconta la donna - Poi ha avuto un malore. Io ho chiamato i soccorsi e il figlio, che è arrivato subito, con un amico». Inutili i tentativi di salvarla: la squadra della Svs ha fatto il possibile per rianimarla, ma non c’è stato niente da fare. È morta nella sua abitazione. «Se n’è andata così, ci ha lasciato - dice Ernesto (che si chiama come il nonno)- Mi sono precipitato a casa per assisterla, ma era troppo tardi». Per far luce sulle cause della morte, mercoledì 26 ottobre il medico legale Damiano Marra effettuerà l’autopsia, stabilita dal magistrato. Come emerso dai primi accertamenti, si tratta di una morte naturale, ma il pubblico ministero di turno, Massimo Mannucci, e la stessa famiglia, vogliono approfondire i motivi alla base del decesso.
E pensare che Selene, madre di tre figli, aveva ancora davanti a sé una brillante carriera universitaria. Letterata, fine dantista, figlia “d’arte” – suo padre Pietro, scomparso lo scorso anno a Forte dei Marmi, è stato il fondatore della Scuola pisana di psichiatria – aveva insegnato in vari atenei nel Nord Italia e aveva anche superato un concorso per una cattedra a Roma. Ultimamente, inoltre, stava preparando degli scritti per un nuovo concorso accademico. Ma Selene non era solo apprezzata per le sue qualità di letterata. Era benvoluta da familiari e amici per la generosità, la dolcezza e il grande amore che aveva per la famiglia. E ora che non c’è più, ha lasciato un grande vuoto in che le è stato accanto. «Ancora non riesco a rendermi conto che se ne sia andata», spiega con un filo di voce l’altro figlio, Umberto Laviosa, appena arrivato a Livorno .
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Ed in effetti il dramma si è consumato così all’improvviso che non pare quasi vero. Lunedì, nella villa sul viale Italia, alle spalle della pinetina del Pick bar, accanto alla residenza dell’ex marito, l’imprenditore Giovanni Laviosa, è una sera come tante. Selene è da sola in sala da pranzo, in cucina c’è la domestica; il figlio Ernesto, 27 anni, secondogenito di tre, non è in casa. La donna si mette a tavola, inizia a mangiare, ma improvvisamente si sente male e si accascia. La donna di servizio, cinquantenne dell’Est Europa, la trova a terra, già priva di coscienza. E chiama subito il 118 e il figlio. Quando la squadra della Svs arriva sul posto, la donna è priva di sensi. I volontari le provano tutte, ma non c’è niente da fare: il battito non riprende. In casa ci sono anche Ernesto e il babbo Giovanni; poco dopo arriva la polizia. Il giovane è sotto choc di fronte alla vita che, attimo dopo attimo, ha abbandonato lo sguardo amorevole della mamma. È notte tarda quando giunge anche il medico legale Marra: è lui a confermare la prima ipotesi di morte naturale.
La notizia della scomparsa di Selene ha sconvolto le famiglie Sarteschi Staffetti e Laviosa. Enorme il dolore dei figli: non solo di Ernesto, che si è trovato sul letto di morte della madre, ma anche di Umberto, 26 anni, che appunto vive in India, e Olimpia, 29, che invece sta a Parigi. I ragazzi, che seguono gli affari all’estero della ditta di famiglia Laviosa Minerals, fondata dal nonno, l’ingegnere Ernesto, sono arrivati in città ieri in tarda serata. «Un colpo terribile e inaspettato: l’amavamo tanto», dice Umberto sconvolto.
La professoressa, molto stimata in città e non solo, era nata a Lucca, da una famiglia nobiliare, e lì aveva vissuto fino all’88. Successivamente si era trasferita a Pisa e poi a Livorno con l’ex marito, anche lui di origini lucchesi. «Era una donna coltissima, dolce e delicata», dice un’amica. La sua preparazione letteraria l’aveva resa nota e l’aveva fatta apprezzare al livello nazionale. Selene, infatti, nell’arco della sua carriera accademica, aveva portato avanti un’attività scientifica continuativa soprattutto intorno a Dante, al quale aveva dedicato due raccolte di saggi e vari contributi scritti. Ma aveva approfondito lo studio anche di altri autori, come Brunetto, Guinizzelli, Agostino, Petrarca e Boccaccio, sempre informata e attenta al dibattito critico del passato ma anche del momento.
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